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venerdì 18 aprile 2008

L'albero della vita.

Triste, indubbiamente molto triste questo film. Però profondo.
Thos Creo (Hugh Jackman) è un medico che sta cercando di trovare una cura per il cancro.
Il cancro che ha colpito anche sua moglie Isabel (una Rachel Weisz un po’ meno fica del solito, dovendo sembrare una malata terminale ) ed è quindi spinto da un urgenza impellente: deve salvare la vita di sua moglie prima che la malattia abbia la meglio. Isabel è una scrittrice che sta scrivendo un romanzo che parla delle avventure di un conquistador alla ricerca dell’Albero della Vita, l’albero che stava nell’Eden insieme a quello della Conoscenza del Bene e del Male. Adamo ed Eva scelsero il secondo, giocandosi l’immortalità.
Il conquistador ha le fattezze di Thomas e la regina che serve è Isabel.
Il film si divide quindi in sequenze che descrivono le avventure del conquistador, quelle che vedono il medico che ricerca la cura del cancro e le vicende di Thomas che impersona un viaggiatore nello spazio, in viaggio su un pezzo di terra che ospita l’Albero della Vita, dal quale trae l’immortalità necessaria a sopravvivere durante il viaggio che lo porta a Shibalba, la Stella morente che è anche il regno dei morti per i Maya.
Tutte le sequenze sono volutamente frammentarie, scattose, saltano da una descrizione all’alta in modo da tenere lo spettatore dall’inizio alla fine, a volte vengono ripetute, riuscendo ad aumentare la tensione e la voglia di capire cosa sta succedendo.
Molto visionarie e suggestive le immagini di Thomas che naviga nello spazio.
Quando il film descrive invece la sua vera vita, quella di medico che combatte contro la Morte, vengono comunicati una lunga serie di messaggi molto profondi.
Isabel sta morendo e sa che morirà presto. Ma è appagata, è pronta a morire, al contrario di Thomas che fa di tutto per impedirlo. Lei ha scelto il secondo albero, quella della Conoscenza, una voglia di conoscenza che l’ha sempre spinta a cercare in vita un modo per riempirla, di conoscere il più possibile, di lasciare qualcosa di sé, anche se in un tempo molto limitato. E ci è riuscita.
Thomas invece cerca l’altro albero, quello della Vita, quello dell’immortalità, per lui l’importante è vivere a lungo, forse anche per sempre, anche se senza avere una vita piena.
Isabel chiederà a Thomas di finire il suo romanzo, trovando il finale che non è riuscita a trovare e Thomas vivrà questo romanzo attraverso il conquistador e gli intermezzi di lui immortale nello spazio, essendo diventato una specie di identità immortale e divina.
Oltre a questo ragionamento - molto filosofico, quasi teologico - c’è tutta una serie di tematiche aperte, quale quella che vede un medico combattuto perché vive la doppia identità di medico e familiare del paziente, da una parte dev’essere lucido e distaccato, ma dall’altra è disposto a tutto pur di salvare la sua amata.
I messaggi sono tantissimi e le allegorie pure, è un film profondissimo.
Ma, ripeto, triste. E a tratti pesante.
Personalmente mi sono fatto ingannare (tipico di me) dall’introduzione che rappresentava le avventure del conquistador, quelle che trovavo onestamente più interessanti. Ma praticamente, c’era solo quella scena. Avrebbero dovuto dedicare più spazio alle avventure di questo conquistador, di cui ne è praticamente descritto solo l’inizio e la fine, è stato stupido non approfondire quei punti. Io avrei tagliato almeno qualche pezzo del melodramma del medico e l’avrei sostituito con qualche massacro in più di indios.
Meno lacrime, più azione e sangue!

Voto 7/10

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5 commenti:

irezumi ha detto...

Mai sentito nominare questo film.
Potrebbe persino essere nelle mie corde... bella recensione comunque! ^_^

Tancredi ha detto...

Grazie ^^. Di sicuro se uno non è disposto a fare interpetazione su questo film non se lo gusta nemmeno un po'.

Rufus86 ha detto...

Vogliio vederlo anch'io,mi sa me lo affitto...

Tancredi ha detto...

Rufus, ripeto che le scene ambientate nel '500 sono poche, non fare affidamento solo su quelle...

Anonimo ha detto...

Tancredi comunista

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