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lunedì 7 aprile 2008

Il destino di un guerriero.

Il film trae spunto dal romanzo di Arturo Perez-Reverte, romanzo che non ho purtroppo avuto il tempo di leggere, ma che sicuramente mi avrebbe entusiasmato.
Il film presenta la vita del capitano Alatriste (Viggo Mortensen), sfortunato soldato spagnolo, abituato alle battaglie, ma non agli intrighi di corte.
La ricostruzione storica è senz’altro eccellente, sono presentate le grandi battaglie che hanno visto la Spagna del ‘600 e sono presentate in maniera realistica, senza effetti speciali e specialmente, nella maniera in cui probabilmente sono state combattute. Il che ha attirato le immediate critiche degli ignoranti che hanno visto questo film, si aspettavano delle battaglie in stile “Signore degli anelli”, non azioni militari che per la maggiorparte rappresentavano delle scaramucce. Ma gli ignoranti credono che le guerre siano fatte di sole battaglie campali, non sanno che la guerra prevede anche le scaramucce, gli assedi caratterizzati dall’inattività e dalla fame, gli attacchi a sorpresa, il fango, la pioggia. Tutte cose che sono realisticamente riportate nel film, che presenta la guerra com’era veramente, non come in qualche produzione di Hollywood strapiena di americanate.
Oltre alla guerra il film presenta la vita di questo sfigatissimo protagonista, un personaggio che è un soldato, una persona che fa il lavoro sporco , ma che ha dei principi, principi che segue anche quando non converrebbe. Mortensen se la cava bene come personaggio e non è nemmeno l’unico, viene dato spazio anche a personaggi secondari, alla donna che ama, ma non può sposare, al suo pupillo sbarbatello e alla nobildonna che cerca in continuazione di traviarlo, al letterato-dissidente politico, un personaggio che ho grandemente apprezzato, che scrive versi, ma ogni tanto si improvvisa spadaccino rissoso.
Purtroppo, primo grande errore di chi ha fatto questo film è stato affidare una parte a Enrico Lo Verso. Non solo gli hanno dato una parte, ma gli hanno dato la parte di un personaggio importante come l’antagonista, un personaggio che se fosse stato sfruttato bene sarebbe stato eccezionale come dovrebbe esserlo ciascun bravo antagonista. Ma Enrico lo Verso rovina qualsiasi personaggio semplicemente col respiro, la sua parlata atona e assolutamente priva di espressione è un calcio alle palle per qualsiasi personaggio.
L’altro punto a sfavore del film è che hanno voluto concentrare le vicende di più libri in un film solo. Ne è uscito un grosso polpettone a tratti melodrammatico, che affronta troppo alcuni punti e ne tralascia alcuni che sarebbero stati parecchio interessanti. Il film presenta la vita del capitano lungo un arco di almeno 20 anni, che non lo vedono invecchiare di nemmeno un pelo bianco e che saltano a piè pari degli anni interi di vita durante i quali il povero spettatore si chiede cosa cacchio abbia fatto.
Non ho letto il libro da cui è tratto il film, ma posso assicurare che Reverte ha un particolare stile di scrittura talmente incalzante e frenetico nel quale riesce a condensare decine e decine di avvenimenti in poche pagine e sono quasi sicuro che il film non ha affrontato nemmeno un decimo di tutti gli avvenimenti del libro. Nel film fondamentalmente si sono troppo concentrati sulla tormentata storia d’amore di Alatriste con questa attrice e quella del suo pupillo con la nobildonna femme fatale. Avrebbero fatto meglio a diluire gli avvenimenti in tre film, non a concentrarli in uno solo.
Invece di perdere tempo con queste vaccate melodrammatiche avrebbero dovuto dedicarsi più alle battaglie o almeno dirci che cazzo ha fatto in quei 3-4 anni che non sono stati descritti nel film.
Il film mi ha provocato un grande rabbia e moltissimi dubbi.
Ero arrabbiato perché i creatori della pellicola avevano fra le mani un tema interessantissimo e poco sfruttato: la storia del ‘600 vista, una volta tanto, dalla parte di chi aveva perso, dalla parte degli spagnoli. E l’hanno sfruttata davvero male.
D’altra non me la sentivo di criticarlo troppo, è un tentativo molto ambizioso, una pellicola europea che cerca di mettersi ai livelli holliwoodyani, senza budget stratosferici, senza effetti speciali e senza americanate, doveva essere un film finalmente realistico. Una scelta che si è attirata le critiche da parte di tutti gli idioti che, assuefatti dal cinema americano, non riescono a concepire un film realistico che non investa almeno metà del budget in effetti speciali per sparare vaccate e anacronismi senza precedenti. Il realismo c’è (se escludiamo il fatto che Alatriste viene ferito in continuazione a morte e cinque minuti dopo è di nuovo sano come un pesce) e volevo premiarlo, volevo premiare l’ambizione di questo film e andare contro le critiche da ignoranti che gli hanno rivolto.
Ma purtroppo, resta il fatto che il film ha rovinato un’idea bellissima e il libro di un autore che mi piace molto. Forse non verrà mai fatto un altro film sul capitano Alatriste, dato che ce n’è già stato uno e questo è un danno al quale le buone intenzioni non offrono rimedio.

Voto 5/10

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