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venerdì 29 aprile 2011

L'inutilità della guerra in un paese democratico

Essere di un Partito di estrema Destra è già di per sè una cosa profondamente ridicola.
Ma essere di Destra e prendere posizioni pacifiste mi ha sempre fatto ridere a crepapelle.
Questo è ciò che ha fatto la Lega con la questione libica.
Un Partito già ridicolo di suo che ha deciso di stupirci per l'ennesima volta.
La Lega si dice contraria a attacchi aerei su forze militari libiche da parte dei nostri aerei.
Il suo ragionamento è un capolavoro di imbecillità.
Se li bombardiamo aumenteranno i profughi che sbarcano qua in Italia.
A parte il fatto che non credo che la mezza dozzina di Tornado che abbiamo messo a disposizione possa cambiare in maniera determinante qualcosa.
Non capisco qual è il nesso logico:

+ bombe = + profughi.

Se proprio dovessimo fare un ragionamento secondo la loro ridicola logica, ovvero interessarci della questione libica solo in virtù del maggiore o minore flusso di profughi che dovremmo ospitare, credo che il ragionamento dovrebbe essere addirittura inverso:

+ bombe = + morti fra civili e militari = - immigrati

Non trascuriamo poi un altro elemento non indifferente. Se intervenissimo a favore di una delle due fazioni e vincessimo, la guerra durerebbe molto meno di quanto sarebbe durata se non fossimo intervenuti. Una guerra più lunga, con diversi episodi di offensive, controffensive e ritirate, conquiste, perdite e riconquiste dei punti strategici, è notoriamente la guerra che porta al maggior numero di morti, distruzioni dei centri abitati e delle industrie. In poche parole, più la guerra è lunga, più il paese è decimato e impoverito e maggiore è il numero di persone che fuggono per trovare un altro luogo dove vivere o sfuggire a eventuali persecuzioni.
Ma questo i leghisti non lo capiscono.
Sono come di bambini che vogliono un giocattolo o una merendina, ma non sono in grado di comportarsi decentemente per ottenerla, dato che la vorrebbe subito senza se e senza ma.
Fatto sta che i leghisti saranno idioti, ma non completamente.
Il Governo non cadrà per il loro ridicolo ostruzionismo, prima o poi torneranno all'ovile appena faranno tintinnare quegli euro che tanto disprezzano pubblicamente, ma di cui si riempiono le tasche mediante i soldi pubblici di Roma Ladrona di cui hanno preso una ricca fetta.
O comunque l'appoggio verrà da qualche altro Partito di troie.
Il punto non è questo.
Bombardare o non bombardare la Libia non è il punto focale, a prescindere da chi lo voglia fare.
Una cosa che andrebbe detta è che non ha senso per l'Italia rifiutarsi di bombardare un paese quando tanto i raid che lo colpiscono partono proprio dalle basi italiane!
La questione va affrontata a monte.
Se eravamo veramente contrari alla guerra in Libia vietavamo ai caccia alleati di atterrare nelle nostre basi! Del resto fino a qualche mese fa Berlusconi e Gheddafi stavano amabilmente parlando delle loro rispettive scopate e andavano a braccetto all'insegna di una virile amicizia basata sul reciproco leccamento di culo.
Ma noi italiani, si sa, siamo gli zerbini di tutti: abbiamo fornito le basi, ci riprendiamo gli immigrati che Sarkozy ci ha rispedito, poco ci manca che gli svizzeri non rivendichino lo ius primae noctis nei confronti delle donne italiane.
Oltretutto quasi tutte le basi americane da cui partono gran parte degli aerei stanno al Sud, quindi il nord sarebbe rimasto immune da eventuali (e comunque già di per sè poco probabili) contrattacchi. Quindi alla Lega non glien'è fottuto niente.
Cosa dovevamo fare quindi?
Entrare o non entrare in guerra?
Ovviamente direi di no.
Ma non perchè io sia un pacifista fricchettone.
E neanche solo perchè così l'Italia ci fa l'ennesima figura di merda a livello internazionale.
Neanche perchè lo dice la Costituzione.
Io sono contrario perchè una Repubblica Parlamentare come la nostra non è in grado di entrare in guerra. O meglio, può entrare in guerra, ma senza riceverne gli adeguati vantaggi.
La guerra è una soluzione per definizione veloce.
Invece di produrre un bene, lo conquisto a un altro paese. Trovo un casus belli adeguato, dichiaro guerra al paese x e cerco di vincerla.
Poichè la guerra è una soluzione inevitabilmente distruttiva e destabilizzante nei confronti delle economie e delle società di entrambe le fazioni coinvolte deve iniziare e terminare il più presto possibile.
La storia insegna che il successo dei più grandi generali della storia è dovuto alla velocità con la quale hanno conquistato territori e sottomesso popolazioni nel nome delle loro nazioni.
Alessandro Magno, Annibale, Cesare, Gengis Kahn, Saladino, Hernan Cortes, Oda Nobunaga, Eugenio di Savoia, Napoleone, tutti questi generali hanno ottenuto le loro grandi vittorie in tempi brevi.
Tutti i generali tedeschi più famosi nella prima parte della seconda guerra mondiale hanno ottenuto le loro vittorie all'insegna della guerra lampo, la guerra rapida per antonomasia.
Cos'è che accomuna tutti questi generali?
La libertà di scelta.
Questi generali hanno ottenuto i loro successi perchè avevano carta bianca, alcuni se la sono procurata in maniera indebita, andando oltre quella che era la loro iniziale missione o contro alcune direttive che erano state loro imposte (come nel caso di Annibale, Hernan Cortes o Napoleone prima di diventare imperatore), gli altri erano dei capi di stato dall'inizio e ovviamento hanno potuto fare come gli apreva.
Oggi non esistono generali simili nei paesi occidentali.
Non perchè l'umanità sia più stupida di una volta e lo dice uno che odia l'epoca in cui vive.
Oggi non esistono generali simili perchè nella maggior parte dei paesi della terra vige la democrazia.
La democrazia è un sistema di Governo lento, un sistema dove il potere esecutivo non è in grado di essere esercitato in maniera netta e tempestiva, dato che bisogna dare a tutte le rappresentanze la possibilità di dare il proprio parere.
Il colonnello Kurtz era un personaggio scomodo proprio per questo, serviva una nazione che si diceva contraria alle barbarie, ma si era reso conto che l'unico modo per combattere una guerra e vincerla era far parte di quella spietatezza che la contraddistingue.
Non esisterà mai una democrazia in grado di prendere decisioni in tempi brevi, perchè la democrazia vera si regge sul pluralismo e non credo esistano paesi realmente democratici dove più del 90% della popolazione vota un solo partito, che sia di Destra o Sinistra.
La vera democrazia è quella in cui vi è una Maggioranza le cui politiche sono stemperate o addirittura ostacolate da un'Opposizione. Il pluralismo è quindi un pregio, ma a anche un difetto.

I paesi occidentali di fronte alla crisi libica ci hanno messo i secoli prima di dare una risposta militare chiara e netta e ancora noi ci stiamo facendo pippe da ipocriti a riguardo.
Ci siamo svegliati con un ritardo imbarazzante. Abbiamo deciso di aiutare i ribelli con un ritardo di settimane e le settimane in un teatro militare sono un'eternità. Il nostro imbarazzante ritardo nell'intervenire nella questione libica ha causato centinaia di morti, perchè se fossimo intervenuti prima la guerra sarebbe durata di meno, Gheddafi sarebbe caduto prima e ci sarebbero stati meno problemi.
Cosa voglio dire con questo?
Non che dovevamo intervenire subito, sarebbe stato impossibile col sistema democratico parlamentare che ci ritroviamo.
Le nazioni (cosiddette) democratiche devono farsi un bell'esame di coscienza.
Abbiamo deciso di adottare un sistema basato sulla rappresentanza da parte di individui eletti. Tralasciamo il fatto che siano stati eletti in maniera più o meno pulita o sul fatto che siano delle persone discutibili dal punto di vista umano o morale.
Quello che conta è che abbiamo scelto un sistema di questo tipo, con tutti i suoi pro e contro.
Se vivessimo in una dittatura (e nel caso italiano basta pazientare un po') non avremmo avuto problemi del genere, dato che le dittature hanno esecutivi forti e decisi.
Del resto sappiamo bene che eliminare il Parlamento è una mossa che si è rivelata poco felice in un paio di casi.

L'importante è prendere una decisione chiara.
Vogliamo un esecutivo forte, un esecutivo che entri in guerra tempestivamente, che costruisca in quattrro e quattr'otto il ponte di Messina (che poi magari crolla per un terremoto dopo due mesi oltre a essere profondamente inutile) che riempia la campagna di termovalorizzatori e, già che ci siamo, un paio di centrali nucleari qua e là?
Oppure vogliamo una Repubblica Parlamentare che tolleri Partiti di merda e dia il diritto di parola a individui inutili in nome del pluralismo, ma che almeno, se si tratta di fare una cazzata, ci mette più tempo del dovuto?
Nel secondo caso aggiungerei anche che una Repubblica Parlamentare deve rassegnarsi all'idea che, a prescindere da quanto il Governo sia guerrafondaia o pacifista, dovrà sempre considerare la guerra come uno strumento superato e non conveniente, dato che non sarebbe in grado di condurla in maniera efficacie.
Se vuoi la pace non ti prepari alla guerra.
Resti in pace.
E ti fai i cazzi tuoi.
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lunedì 25 aprile 2011

E chi se lo ricordava!

Scherzando scherzando, contando che oggi era pasquetta, che vengo da una casa dove internet non prende manco se inneggi a Satana e che i TG non se lo sono filato minimamente come evento, mi sono appena ricordato che oggi è il 25 aprile, anniversario della liberazione.
Strana l'Italia vero? Quest'anno abbiamo ripreso a sentirci patriottici, a sentire sempre alla radio l'inno di Mameli, a vedere bandiere italiane dappertutto, in quantità che eravamo abituati a vedere giusto con i mondiali.
Tutto questi improvviso patriottismo mi infastidiva, era quel genere di patriottismo che scade nel nazionalismo. Molto fascista, un po' come i fascisti di quei manifesti che sono stati attaccati da qualche beota qui a Roma. E oggi, che dovrebbe essere l'anniversario in cui ci siamo liberati da quel genere di idioti, non si sono viste le grandi manifestazioni che abbiamo visto, per esempio con l'ultimo anniversario dell'Unità d'Italia.
Perchè?
Adoro le domande retoriche!
È dall'anno scorso che conto di scrivere un post ben ragionato che cerchi di analizzare quest'evento senza santificazioni ideologiche.
Ma siccome in questo paese di merda lo vogliono dimenticare, per oggi sarò fra quelli che vi inneggiano senza se e senza ma.
Per il famoso post conto di rimandarlo di nuovo all'anno prossimo.


Sperando che non sia stato ufficialmente abolito.


E sperando di essere per allora meno pesaculo di oggi.


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giovedì 21 aprile 2011

Oggi è l'anniversario della morte di Manfred Von Richthofen, meglio conosciuto come il Barone rosso. Di nobili natali, questo giovane ufficiale al tempo della guerra sembrava destinato a diventare ufficiale di cavalleria, ma ebbe l'occhio abbastanza lungo da capire che non gli sarebbe convenuto trovarsi a cavallo nel fango delle trincee, a vadersela con fili spinati e mitragliatrici. Il suo talento, unito all'efficienza del triplano Fokker che dipinse di rosso per essere sempre riconosciuto nei cieli, ha fatto in modo da creare la leggenda. Mentre a terra si combatteva una guerra sporca, spietata, infinita e scorretta, nei cieli gli aerei si sfidavano come facevano i cavalieri durante le giostre medioevali. La guerra dei cieli è l'ultimo esempio di guerra fra gentiluomini, una guerra in cui si trovava ancora spazio per un blando fair play fra i contendenti e Richthofen ne è il sommo esempio.
Il Barone Rosso non morì sconfitto in cielo da un caccia alleato, non incontrò un avversario che lo vinse. L'ultimo volo di Richthofen gli fu fatale perchè, durante un duello prticolarmente prolungato, fece l'errore di inseguire il caccia nemico sorvolando le linee alleate. E a terra i fanti non avevano la sua idea cavalleresca di guerra, quei fanti non si fecero scrupoli nello sparargli addosso mentre era impegnto a inseguire un altro.
La guerra non funzionava come la vedeva lui, non era uno sport un po' violento fra gentiluomini, ma una carneficina in cui nessuno i faceva scrupoli se voleva vincere

domenica 17 aprile 2011

Boris: il film

Questo film è un evento, un bel film in una stagione dove la concorrenza da parte di altri bei film c'è. Sono andato a vederlo con un gruppo di amici aficionados della serie e, come spesso accade, il film per molti di loro è risultato meno bello della grande serie da cui è stato preso.
La prima differenza fra la serie e il film è che nel film il protagonista indiscusso è il regista Renè Ferretti (il grande Pannofino), mentre nella serie il narratore-protagonista era lo schiavo Alessandro, che invece qui è relegato a un ruolo di personaggio secondario rispetto alla vicenda.
La scelta è stata comunque buona, precisando che comunque la qualità della recitazione è indifferentemente eccezionale in tutto il cast.
Renè, dopo una vita di compromessi che hanno portato il suo talento di regista a vedersi relegato a imbarazzanti progetti di serie televisive, decide di rompere i ponti col passato, con le ingerenze di produzione, con le sceneggiature scadenti e anche col suo vecchio team de Gli occhi del cuore.
In maniera molto simile a quello che succede nella serie, gli viene proposto di rientrare in carreggiata con un progetto nuovo, stavolta di qualità.
Ma i problemi ci sono sempre...
Pannofino, in quanto protagonista del film, tira fuori tutto il suo repertorio da regista intrallazzatore che conosciamo dalla serie e riesce ad aggiungere anche nuovi geniali espedienti. Simpatico, abile, con scatti d'orgoglio che lo portano a rischiare la carriera, ma anche spinto a volte dal pragmatismo di chi cerca di galleggiare nonostante tutte le avversità, ha un suo codice morale, ma sa anche essere un manipolatore machiavellico con gli attori prime donne e/o raccomandati che si ritrova, dimostrando di essere l'attore migliore di tutti quelli con cui ha a che fare nella sua avventura cinefila.
Per quanto riguarda gli altri personaggi mi limito a fare dei brevi paragoni con la serie.
Dopo Ferretti viene Lopez, il voltagabbana gattopardesco di sempre, che si destreggia in giochi di potere politici ai quali si asservisce e si mischia, anche forzatamente e con sofferenza. Bastardo e intrigante come sempre.
Viene poi Sergio, fisicamente invecchiato, ma sempre una faina. Biascica non perde mai il suo smalto.
Glauco, Duccio e il gruppo degli sceneggiatori sono schifosamente geniali come sempre.
Ci sarà una bella sopresa per lo stagista-schiavo Lorenzo. Quando l'ho vista avrei fatto la ola se non avessi rischiato il linciaggio in sala.
Martellone...è Martellone!
Le attrici-cagne dimostrano quanto sia encomiabile per un attore recitare la parte di un attore incapace.
Concordo con quanto detto dagli amici miei riguardo Stanis, più deboluccio e in sordina rispetto a quello della serie e quasi fuori posto nella trama, anche se i suoi richiami a Gli occhi del cuore sono mitici.
Tiriamo le somme. Nel gruppo con cui ho visto il film c'era anche una persona che non aveva visto la serie, che l'ha trovato comunque bello. Va però detto che i momenti più belli in sala sono stati quelli che erano delle citazioni alla serie, quelle che possono essere apprezzate appieno da chi la conosce. I riferimenti alla politica nel film ci sono, ma non sono mordaci quanto quelli della serie, che erano anche più specifici. Bisogna anche contare che il film è la trasposizione di una serie e si ritrova a fare i conti con ritmi diversi. In una puntata della serie condensano gli avvenimenti in un lasso di tempo più breve e il ritmo non può subire rallentamenti; in un film si possono condensare più puntate, ma in un lasso di tempo più lungo. Questo significa che i tempi sono più dilatati e che aumentano le possibilità di tratti del film che risultano più lenti del dovuto. Questo non è un problema particolarmente evidente in questo film, dato che la trama procede comunque spedita, ma rende più gravosi quei risvolti inevitabilmente grotteschi e tragicomici del film, dal quale trasparisce una profonda amarezza per il personaggio di Ferretti e su tutta la nostra triste situazione italiana.

Voto 8/10 (se non avete visto la serie)

9/10 (se l'avete vista)
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venerdì 15 aprile 2011

colpa d'alfredo


Prima pensavo che Vasco Rossi fosse un cantante un tempo decente e ora solo un vecchio sfigato da mandare in pensione coatta.
Ora che ho visto questo video ho cambiato idea: forse faceva schifo pure in passato.
Per carità, una volta si poteva grossomodo considerare addirittura un bell'uomo forse, ma in questo video sembra di trovarsi di fronte a una versione di Topo Gigio pederasta. Inutile che le varie fan attuali non crederanno nella veridicità di questo video, specie per il linguaggio che farebbe inorridire svariati ipocriti di questo periodo.
Diamo loro ragione, diciamo loro che è un falso. Basta trovare un vecchio video con un tizio che gli assomiglia e ridoppiarlo.
Tanto per imitarlo basta reclutare qualunque stitico con un minimo d'intonazione...

lunedì 11 aprile 2011

Chi di razzismo ferisce di razzismo perisce

Gaudio et tripudio.
L'ho sempre detto che qualunque paese ha i suoi terroni.
Noi abbiamo i nostri, ma se saliamo di latitudine rischiamo di subire lo stesso trattamento.
Questo è quello che è successo nel Canton Canton Ticino, dove i padani che tanto se la credono in questi tempi di ingiustizia, sono stati bollati come terroni dagli svizzeri.
La legge del taglione. Una goduria.
Peccato che i leghisti abbiano probabilmente gravi difficoltà a leggere periodici veri, abituati come sono a leggere notizie su quella carta da culo che sarebbe il giornale del loro partito.
Questo è il diestino che subiranno tutti questi insulsi partitucoli di ultranazionalisti burini e incapaci del nostro tempo: finire per essere oggetti di razzismo da parte di omologhi partiti che stanno qualche km più a nord. Forse giusto gli islandesi non corrono rischi del genere.
Tutto ciò è dannatamente ironico.
Prendiamo il capetto di questo partitino svizzero. Sostanzialmente è un uomo mediocre con precedenti penali, un ignorante d'altri tempi, magari con un passato più brillante di Bossi, ma comunque un buzzurro imbarazzante.
Questo grasso nanetto ignorante ha deciso di rompere le palle a chi è nato qualche parallelo sotto di lui. E ci è riuscito anche bene. Per ora almeno.
Questa è l'essenza di questi poveri frustrati che si definiscono sostanzialmente rappresentanti di una razza superiore: si credono superiori. Ma non lo sono. Non possono ammettere di essere meno brillanti di quanto si definiscono e decidono che, se il loro paese non va come vorrebbero, è per colpa di altri che rubano il lavoro e aumentono la criminalità. Terroni insomma.
Dovrebbero capire invece che, i loro staterelli non sono poi le grandi nazioni che descrivono nelle loro folkloristiche e infantili celebrazioni populiste.
I leghisti si definiscono lavoratori efficienti e civili, ma non lo sono, e il fatto che gli svizzeri li snobbino significa proprio che tutta questa superiorità se la sono sognata. E non credessero di essere tanto migliori i ticinesi, perchè sono sicuro che a nord del loro ridicolo cantone ci sta uno stato ancora più efficiente e ricco. Che a sua volta li definisce terroni.
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giovedì 7 aprile 2011

Problemi di giustizia

Una volta c'era il Governo Prodi, che assai rimpiango. L'errore in assoluto più grave commesso durante quel breve periodo fu la nomina come Ministro della Giustizia di Clemente Mastella. Quel grasso-suino-impotente-incapace-corrotto-mafioso-laido-merdoso-inutile laureato in filosofia dei miei coglioni-ignorante-supponente-democristiano-voltagabbana-senzapalle-dall'immeritata moglie milf zoccola anch'essa deprecabile (mi fermo sennò divento volgare) fu promotore di uno scandaloso indulto di massa nei confronti dei carcerati italiani. Gli effetti dell'indulto - di per sè scandalosi - furono descritti con dovizia di particolari da giornali e telegiornali di allora. Storie di donne che si erano liberate di mariti che le picchiavano che se li sono ritrovati sutto casa; ragazze molestate o violentate che si sono ritrovate ad avere di nuovo a che fare con coloro che avevano denunciato; delinquenti di basso calibro che sono finiti di nuovo in prigione per essersi subito messi nei guai a pochi giorni dalla scarcerazione. Caos totale, causato dalla liberazione di un non indifferente numero di carcerati che ha alterato gli equilibri sociali una volta reinseriti nella società e che ha anche creato un'immagine di Stato ancora più ridicola di quanto già lo fosse. Ora ci ritroviamo di fronte a un palese stupro della Giustizia italiana. Un individuo imputato che decide candidamente di saltare il proprio processo perchè ha di meglio da fare. E non parliamo di un tizio al primo processo o la prima imputazione perchè vorrei ricordare che Berlusconi è stato accusato di cose ben più gravi di un po' di sesso a pagamento con una zoccoletta all'epoca dei fatti minorenne. Che razza di immagine viene mostrata in questo modo al mondo? Ridicola è dir poco. Ma specialmente, che razza di immagini hanno i cittadini di questa faccenda? Berlusconi è accusato di una lunga serie di reati. Facciamo finta che ci sia qualcuno che crede sinceramente che sia stato ingiustamente accusato da giudici comunisti in tutti quanti questi processi. Siete liberi di crederlo. Il ritardo mentale non è un crimine se applicato alla scelta di voto. Purtroppo. Ebbene, immaginiamo che ci sia un criminale che vede quello che è successo in questi giorni. Perchè non prova a fare così anche lui? Certo, l'attuale situazione italiana lo dice chiaro: se rubi una mela sei un criminale, se rubi un milione di euro hai la poltrona in un Partito. Probabilmente Berlusconi è l'unico che riuscirà a farla sempre franca con l'attuale giustizia italiana. Certo che sono favorevole a riformarla, potremo essere soddisfatti del suo funzionamento solo quando lo vedremo in prigione. Ovvero mai. Ma io non riesco a credere che solo Berlusconi è l'unico che riuscirà a fottere la Giustizia con questi cavilli. Certo i poveri morti di fame, sia che lo votino sia che gli vadano contro, lo prenderanno sempre in quel posto. Ma noi viviamo in Italia, il paese del furbo, dell'intrallazzo. Secondo me Berlusconi non è l'unico che sta fregando la giustizia, già mi immagino centinaia di commercialisti, piccoli o grandi imprenditori, mafiosi e mafiosetti (tutta gente che in gran parte vota PdL insomma!) tutti che stanno studiando coi loro avvocatucoli i mille modi per saltare questo o quel processo, grave o poco grave che sia, da una bancarotta fraudolenta all'accusa di una molestia nei confronti della segretaria dello studio. Tutti insieme che lavorano per fottere la giustizia e fare in modo che sia il povero cristo a pagare. Mi volete dire che è da escludere uno scenario simile? Non ci credo, è solo più difficile da smascherare!
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martedì 5 aprile 2011

Rigurgiti

Pare che si stia lavorando per abolre la norma XII transitoria della Costituzione. Quella che vietava la riorganizzazione del Partito fascista, tanto per capire.
In quanto transitoria è stata definita superata dai soliti geni al Governo.
Inevitabili le polemiche.
Sapete che vi dico?
Quasi quasi fanno bene!
1) È una norma inutile perchè non è stata realmente applicata: magari non è stato riorganizzato un Partito Fascista ufficiale, ma i vari Movimenti Sociali, Forza Nuova, Alleanze Nazionali e altri club di ritardati che non mi va di elencare sono la stessa identica cosa. Fondamentalmente sono solo più tristi
2) Con la Lega al potere verrebbe quasi voglia di rimpiangere il Duce
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venerdì 1 aprile 2011

Nessuno mi può giudicare

Questo film è stato una gran bella sorpresa dato che, anche se stimo la Cortellesi, sono andato a vederlo con una bassa aspettativa. Innanzitutto in questo film vi è un cast affollato di ottimi attori, praticamente metà del cast dell'attesissimo Boris il film e altri nomi eccellenti. Del resto il regista è proprio Massimiliano Bruno, il mitico Martellone! La qualità della recitazione e talmente alta che perfino Raul Bova, per effetto alone, sembra recitare bene. Del resto il suo personaggio è ben creato e scritto su misura come per gli altri attori, a riprova che qui anche gli autori si sono dati da fare nel scrivere un film buono. Uno dei più grandi pregi del film è che riesce a trattare una trama potenzialmente strappalacrime e stucchevole - la classica madre in difficoltà che scende a compromessi anche scabrosi per non essere allontanata dal figlio - con un tocco speciale che fa scorrere il film liscio come l'olio, senza rallentare il ritmo con uscite melodrammatiche e senza neanche essere troppo volgare. E si ride, si ride tanto! Oltre a una trama semplice, ma ben gestita che va avanti piacevolmente, il film infila qualche parentesi politica senza però risultare ideologico e pedantemente impegnato, dispendiando frecciatine a politici destra e a sinistra in egual misura e sputtanando con eleganza moralismo e razzismo. Fa ridere, fa riflettere e a tratti dà anche momenti di commozione sincera e genuina nel finale. Davvero bellino. Voto 8/10
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NEL NOME DELL'ODIO

Sano, liberatorio, onesto, politicamente scorretto.
Qualcuno può rompere per gli argomenti che tratto e per come li tratto, ma ci stiamo dimenticando una cosa importante: chi crea un blog può scriverci quello che cazzo gli pare.

QUESTO BLOG NON È UNA TESTATA GIORNALISTICA

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QUINDI NON ROMPETE. GRAZIE.