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sabato 30 marzo 2013

e' caduto giu' l'armando

scopro ora che e' morto oggi enzo iannacci,  cantautore, comico, comico, cardiologo
non lo seguivo molto ma ricordo con piacere quando ascoltavo da piccolo le sue musicassette.
mi ha portato la mente a un periodo lieto e mi addolora sapere che una persona valida come lui non ci sia piu'.
ciao enzo

domenica 24 marzo 2013

Quando il saggio indica la luna, l'idiota guarda il dito

Dopo aver subito l'esagerato rompimento di palle per l'elezione del nuo, mitico, rivoluzionario e supercicciofigoso papa Francesco I, ecco un altro argomento che va fortissimo in questi giorni e altrettanto grottescamente inutile: i marò.
Anticipo subito che non sono un esperto di diritto penale indiano, ma arrivare a prendere in considerazione l'ipotesi della pena capitale, mi sembra eccessivo per un paese come  l'India, in fondo non sono stae coinvolte mucche nella sparatoria!
Premettendo quanto sia l'ennesima dimostrazione di quanto siamo ridicoli noi italiani nel mostrare i muscoli con una nazione molto più muscolosa dell'Italia, per poi cercare di fare i furbi con le nostre solite guittate e infine sottomettersi nuovamente, vorrei precisare che, anche se la situazione è spassosa, la gente continua a schierarsi da una parte o dall'altra senza capire qual è il nodo centrale.
Il nodo centrale non è se i marò siano innocenti o meno, quello che bisogna capire è: in quale paese i marò dovranno essere processati.
Si tratta di una questione di potere.
Se l'Italia fosse un paese che conta, il processo si svolgerebbe in Italia, i marò se la caverebbero con una bacchettata sulle mani o cumunque i tempi del processo sarebbero così lunghi che avrebbero tutto il tempo di morire di vecchiaia nel frattempo.
Purtroppo l'Italia non è un paese importante e se va a crearsi una situazione come quella dei marò in India, il processo va asvolgersi in India, dove i tempi sono più corti o comunque, anche se fossero più lunghi dell'Italia e non si giungesse alla pena capitale, c'è abbastanza tempo perchè l'imputato possa morire a causa delle pessime condizioni igieniche in cui è tenuto un carcere indiano (basta coi provincialismi, le carceri italiane fanno schifo, ma sono sicuro che quelle indiane siano peggio!).
Se l'incidente fosse avvenuto in acque italiane, se il peschereccio fosse stato italiano e i soldati fossero stati americani, era chiaro che i soldati venivano presi e mandati a subire il processo negli USA e se noi italiani ci fossimo azzardati a fare il processo in Italia succedeva un casino.
E alla fine l'avrebbe spuntata la parte americana.
Ci sono accordi per questo, un caro regalino che ci siamo fatti dopo aver perso una guerra ed essere stati liberati da una nazione che, per farsi ripagare della liberazione disinteressata e dell'altrettanto disinteressato piano Marshall col quale ci ha ritirati su, ci ha fatto scrivere nero su bianco che l'Italia è la puttanella degli Stati Uniti.
Non ci sta un accordo simile sancito fra Italia e India, non sta scritto da nessuna parte che l'Italia è la puttanella dell'India. Ma neanche il contrario.
Ovviamente questo è un caso diplomatico dove gli equilibri vanno stabiliti a monte.
E se l'Italia spera di ottenere cioè che è giusto per lei facendo leva sul nazionalismo italiano e alzando la voce con l'India, ha ottenuto l'esatto contrario.
Primo, perchè l'India è forte sotto tutti i punti di vista se ci riferiamo alla sola manifestazione della forza bruta.
Secondo, perchè se in italia ci sta un fascista che difende a tutti i costi un italiano che ha sparato addosso a uno straniero perchè il prestigio italiano è sacro (anche se l'italiano aveva palesemente torto), state pure certi che troverete anche il sinistroide che accusa l'italiano che ha sparato per il semplice fatto che abbia sparato e quindi usato la forza ed essere andato meno ai dettami del pacimasochismo (anche se l'italiano aveva tutte le ragioni più logiche al mondo per sparare). Qualunque presa di posizione del Governo italiano a riguardo susciterà scontento in uno di questi due schieramenti.
La cosa più tragica è che questi due schieramenti, la difesa a tutti i costi dei marò o dei pescatori è quanto di più comico ci sia.
Non ha nessun senso indicare il colpevole prima che ci sia stato un processo equo.
I due marò ancora non hanno ancora neanche messo piede in un tribunale, perchè Italia e India stanno ancora decidendo dove si farà.
E va aggiunto che la possibilità che ci sia un processo equo in questo caso è nulla, già è difficile che ce ne sia uno equo in condizioni normali (sia in Italia che in India probabilmente), figuriamo ci quando c'è dietro un incidente diplomatico come questo!
Se i marò saranno giudicati in India, com'è più probabile che sia, verranno giudicati colpevoli, probabilmente non giustiziati per evitare la definitiva perdita di faccia dell'Italia nei confronti del Mondo, ma anche dell'India, nei confronti delle associazioni contro la pena di morte.
Se il processo verrà fatto in Italia, i due marò si prenderanno una sculacciata, con proteste da parte di tutto il mondo pacifista (ma non gliene importa a nessuno) e l'Italia, dopo essersi coperta di ridicolo con i suoi giochetti, ne uscirà decentemente.
Ma non succederà mai.

giovedì 14 marzo 2013

L'unico papa buono è un papa morto

Modestamente, l'avevo detto che avrebbero scelto un papa latino americano.
Scelta mediamente prevedibile del resto, dopo un papa parruccone e poco fotogenico era necessario un papa un poco più presentabile per il XXI secolo.
Peccato che sia una battaglia sostanzialmente persa, dato che il cristianesimo è la più antica e pericolosa fra le ideologie occidentali ancora in vita.
Ovviamente i preti stanno più attenti dei reppresentanti di altre ideologie a rivendersi la loro come attuale, anche se piena di ragnatele e fondamentalmente ridicola. E purtroppo ci riescono, specie se consideriamo che l'umanità dispone della migliore materia prima di chi vuole inculare il prossimo: l'imbecillità.
La chiesa ha scelto un papa europeo, un papa dalla parte dei poveri, gli ha messo perfino il nome di San Francesco!
Hanno passato una bella mano di vernice nuova e fiammante su una ringhiera arrugginita.
Bergoglio sarà pure proveniente da una realtà dove regna degrado e povertà, ma questo non significa che sia per forza fra coloro che la combatte, magari è fra quelli che la crea!
Non basta dire di essere dalla parte dei poveri e assumere il nome di S. Francesco.
Già emergono porcate del suo passato remoto e vicino, le critiche al Governo argentino per le unioni degli omosessuali, dubbi su passate collusioni col regime dittatoriale argentino ed emergono a un giorno dall'elezione, in più durante una fase di esaltazione religiosa e fanatica che ha calato su tutti prosciutti sugli occhi e ha portato le televisioni di tutto il mondo a parlare sempre e solo bene di questo tizio, oscurando fra l'altro notizie molto molto più importanti!
E poi vorrei capire una cosa, non tanto per il presente e il passato.
Bergoglio è quel tipo di papa che serve a riaccalappiare le anime perdute, non più fiduciose nelle stronzate della religione. Quel genere di papa che personalmente ritengo molto più pericoloso di Ratzinger, perchè Ratzinger non sa essere simpatico, mentre lui sì, se non altro per il background.
Unpo' come Giovanni Paolo II.
Questo mi chiedo in particolare.
Bergoglio è un tipo di papa più simile al penultimo.
Cosa farà quando troverà un giornalista con un poco più di palle e cervello che gli farà domande sul suo passato?
Cosa risponderebbe se gli chiedessero che cosa pensa del fatto che il suo ex collega Papa Giovanni Paolo abbia benedetto un dittatore come Pinochet, che ha tiranneggiato su una nazione sudamericana come il Cile, che si trova a due passi dall'Argentina?
Sarebbe bello sapere cosa ne pensa.

venerdì 8 marzo 2013

Django

Settimana cinefila questa, 2 film in 2 giorni.
Do svariati contrattempi siamo riusciti a vedere Django, anche se mi mancano elementi parecchio importanti per avere un giudizio completo: devo ancora vedere l'originale, che ho visto a pezzi alla televisione esolo nella seconda parte e ho omrai capito che questi ultimi fim di Tarantino vanno visti anche in lingua originale per capire se il prodotto non filtrato dal filtraggio è esageratamente migliore o no.
Django è la versione riscritta da Tarantino sulle vicende dell'omonimo eroe. In versione ne*ra, con molto più sangue e parolacce. Il Django ne*ro (Jamie Foxx) è uno schiavo comprato da un cacciatore di taglie eccentrico e fondamentalmente di buon cuore (un grande Christoph Waltz) per poter individuare dei banditi su cui c'è una taglia. I due costruiscono un rapporto professionale e di amicizia che li porterà a incontrare il proprietario dellla moglie di Django (Leonardo di Caprio), ricco proprietario terriero che fra le varie cose possiede un maggiordomo ne*ro razzista verso i ne*ri (un truccatissimo e abile Samuel L. Jackson).
La trama, comunque avvincente e articolata, è fondamentalmente un pretesto per riempire questo film con virtuosismi, citazioni e colonne sonore.
Credo che sia uno dei film con più colonne sonore che abbia mai visto, spazia dal country al rap con disinvoltura, un po' troppo rap per i miei gusti, certo è un film su i ne*ri porca puttana, ma un pezzo rappato ci stava pure troppo, ma due o più sono fottutamente fuori posto!
Le citazioni, in pieno stile tarantiniano, si affollano in questo film, alcune mi sono sfuggite, altre possono essere colte come la presenza dell'originale Django di Franco Nero o il finale dell'insulto troncato alla buono il brutto e il cattivo. Chiamatemi pazzo, ma io ho la piena convinzione che il maggiordomo razzista sia stato recitato in maniera da essere un omaggio al Bif invecchiato di Ritorno al futuro II.
Le spacconate sono innumerevoli e c'è spazio per grasse grassissime risate, specie con la presa in giro del gruppo di antesignani membri del Ku Klux Klan.
Cristoph Waltz, il colonnello Landa del precedente film, questa volta sta dalla parte dei buoni, pur conservando un carattere di bizzarria e di stile dell'aristocratico e colto chiaramente fuori contesto in una terra di violenti razzisti. In Bastardi senza gloria c'erano i nazisti, qui i latifondisti del sud e le differenze sono davvero poche.
Il cattivo è passato fra le mani di Leonardo di Caprio, che ha preso il suo posto e si ritrova a gestire il ruolo del colonnello Landa, simile in alcuni punti ma non in tutti. Il personaggio di Di Caprio non ha la preparazione intellettuale del colonnello Landa, ma ha quella leggera vena sadica dell'omonimo e in più quella doppia faccia che lo porta a essere amabile e ospitale quando si trova di fronte a persone che ritiene amichevoli, passando poi a infame quando deve schiacciarli.
Il film, aldilà di tutti questi spunti mette a confronto grandissimi attori, la cui performance mi ha riempito di dubbi riguardo a chi fosse il più bravo da meritare l'Oscar a miglior attore non protagonista, Oscar che è andato per la seconda volta a Cristoph Waltz, che deve ringraziare Tarantino per i successi degli ultimi suoi film e viceversa.
Questo è anche l'ennesima prova che Leonardo di Caprio sia l'attore più fottutamente sfortunato di Hollywood, un ottimo attore che ogni volta si vede soffiare la statuetta perchè ha avuto la sfiga di capitare in gara con uno più bravo di lui. Avrei anche qualche dubbio su questa premiazione, dato che sono stati tuti e due eccezionali nel film e, francamente, io avrei candidato all'Oscar pure Samuel L. Jackson.
Il film procede in maniera eccellente fino alla fine, tranne che per gli ultimi venti minuti. Già nel secondo tempo il film subisce un chiaro rallentamento e una serie di contorte pianificazioni da parte di Django e il collega per liberare la moglie del primo, che poi si rivelano inutili. Questo rallentamento giustificava la preziosa e godibile entrata in scena di Di Caprio, bravissimo e con a disposizione un personaggio creato in maniera intrigante che ti permetteva di chiudere un occhio. Questi venti minuti in più sono stati un allungamento inutile del film, un'opportunità per ficcarci dentro altre citazioni che in gran parte non ho saputo apprezzare tranne l'ultima. Vedere il cameo di Tarantino non è valsa la pena, specie se vediamo un Dajngo che poco dopo, in virtù di una citazione che mi risulta oscura, decide di togliere la sella e le staffe e cavalcare a pelo.

Voto 7,5/10 (la versione originale probabilmente raggiunge l'8 pieno).

giovedì 7 marzo 2013

L'educazione siberiana

Finalmente ho trovato un film che mi aveva intrigato nel trailer e che non è venuto meno alle mie aspettative!
Questo film mi attirava grazie al contesto di ambientazione e all'attore principale, il vero protagonista sostanzialmente, nonno Kuzja, interprettato da un altrettanto tosto John Malkovich.
Sia il contesto che l'attore hanno fatto la loro parte, ma il film si rivela interessante e ben fatto per anche altri eccellenti motivi.
La storia è ambientata- grazie a numerosi salti temporali e flashback fra l'epoca prima, durante e dopo il Muro di Berlino - in diversi periodi nella storia dell'URSS, poi Federazione Russa e relativi ex staterelli satelliti e parla delle vicende di due importanti rappresentanti del clan-famiglia dei Siberiani. L'intreccio si svolge in uno di questi staterelli satelliti per l'appunto, la Moldova, un' area arretrata e selvaggia dell'Unione Sovietica, che continua a rispettare le sue trazioni violente e arcaiche, in aperto sfregio dei confronti delle istituzioni vecchie e nuove.
I Siberiani, il cui capostipite è per l'appunto nonno Kujza, non sono dei semplici briganti.
Uccidono, ma solo chi merita quando ha compiuto ladrocinio, spaccio, tradimento o assassinio di innocenti; rubano, ma solo i soldi di chi ha a sua volta rubato secondo loro; disprezzano il denaro, rifiutano di accumularlo in casa o in banca e se lo usano è per il sostentamento minimo.
Sono fieri, autoritari e rispettati e in perenna lotta contro lo Stato, capitalista o comunista che sia e contro i clan rivali, specie quelli che ricorrono a mezzi immorali per procacciare soldi e potere.
Oltre alla vita e agli insegnamenti del nonno, il film si dedica all'infanzia e, in seguito fanciullezza e maturità degli amici Gagarin, irruento e spregiudicato e Kolima, più pacato (ma aggressivo alla bisogna!) e scrupoloso. I due amici avranno destini e storie diverse per colpa di una serie di trascorsi, si separeranno, litigheranno e si ricongiungeranno alla fine del film.
Grande pregio della pellicola è la completa immersione nella realtà rurale di un ex stato sovietico. La Moldavia è una terra di frontiera, spietata, in continuo fermento, si trova a subire le pressioni da parte della storia, dal mondo al di fuori di essa, viene attraversata dal comunismo e poi dal capitalismo, subendo il peggio di entrambi.
I siberiani si pongono come unico baluardo nei confronti del progresso, progresso che vedono inevitabilmente come negativo, dato che quello che arriva della moderrnità in Moldova è in genere il peggio.
Klolima e Kujza si oppongono a tutto questo, mentre Gagarin assorbe come una spugna il peggio di entrambi i mondi, la furia cieca del comunismo e l'avidità senza valori del capitalismo.
Eppure l'amicizia di Kolima e Gagarin regge, sono due nemici che si rispettano, perfino Gagarin, che non crede in niente e passa sopra a tutto, riesce a vedere ancora Kolima come l'unico amico che abbia mai avuto.
Il tutto viene portato avanti da sequenze che mostrano cosa succede prima e dopo il crollo del muro di Berlino, mostrano Kolima e Gagarin e i loro amici quando erano piccoli e li mostra da adulti, il tutto accompagnato da una colonna sonora potente che accompagna le vicende dall'inizio alla fine, spaziando dalle ballate a suon di violino allegro, ma con un pizzico di malinconia, al rock pesante che non guarda in faccia a nessuno.
Qualche pezzo manca rispetto al libro, che non ho letto, spiccano alcuni ambiti che nel testo originale erano stati chiaramente approfonditi ma la loro mancanza non fa emergere un film deturpato, che invece procede in maniera liscia e intrigante dall'inizio alla fine.
Oltretutto un'ultima nota di merito è legata al fatto che il film, pur narrando di un ambiente assai spietato e in un periodo dove lo splatter va da paura, è relativamente poco violento.
Non che io sia particolarmente pauroso in questi casi, ma ho apprezzato questa sobrietà abbastanza in controtendenza.

Voto 9/10

mercoledì 6 marzo 2013

Toto papa

Con Chazez morto, la mia iniziale ipotesi a scazzo del papa sudamericano inizia a farsi concreta.
Voi su chi scommettete? Il papa nero è un utopia per ora, al massimo sarà mulatto o creolo perchè gli africani sono troppo sfigati.
Apriamo il toto papa!

martedì 5 marzo 2013

Un po' di storia

Siccome c'è tanta ignoranza in giro di questi tempi vorrei proporre un po' di ripasso di storia, dato che la gente parla e straparla senza avere idea di ciò che dice. E no, mi dispiace ma leggere la pagina su wikipedia non basta, bisogna sempre approfondire e non ridurre la ricerca di informazioni a un sito e al primo blog del cazzo che incontrate, compreso questo qui.
La storia è importante perchè può essere molto spassosa, se studiata con passione, intelligenza e lucidità. È spassosa perchè, quando succede qualcosa di importante nel mondo o nel proprio Paese, mentre tutti gli altri peones si strappano i capelli e pubblicano post apocalittici sulle proprie bacheche, come se fosse la più grande tragedia di tutti i tempi, voi sapete già che in genere è roba già vista.
La storia si ripete, cambiano i colori, i capelli, i vestiti e supporti grafici, ma spesso è sempre la stessa roba.
O almeno succede con l'italia, che rispetto a paesi che vanno sulla Luna a volte ricade nel sistema tolemaico.
Per farvela facile, vi dico subito le ricorrenze fondamentali. Alcune cose ricorrono alla perfezione, altre sono un po' forzate e vanno fatti i doverosi distinguo.
Anni '40.
Mussolini al potere. Capo carismatico, decisionista. trasformista e abile nel turlupinare milioni di fessi grazie ad acrobazie dialettiche e utilizzando i mezzi di comunicazione.
Tanto bravo a prendere il potere e a mantenerlo con altre acrobazie dialettiche e mediatiche, peccato che il ruolo di statista non se lo giochi tanto bene. In fondo è molto simile al nostro Berlusconi. Mussolini come Berlusconi è stato bravissimo a ottenere il potere e avrebbe probabilmente governato fino alla sua morte se non avesse fatto le cazzate che ha fatto.
Certo, almeno Mussolini è riuscito a bonificare l'Agro Pontino mentre Berlusconi non ha manco finito il suo inutile ponte sullo stretto, però possiamo dire che tutti e due hanno governato beati e felici, facendo danni all'economia del Paese e sono stati mandati affanculo non dagli italiani stessi, che erano troppo beoti per capirlo e/o avere la forza per farlo, ma da altri Paesi che hanno deciso di smuoversi perchè l'Italia era economicamente inutile, ma strategicamente fondamentale in Europa. Mussolini è stato cacciato dagli americani, Berlusconi dai tedeschi, sicuramente in questo modo siamo passati dall'essere schiavi di un dittatore a essere schiavi di altri nazioni, ma francamente io la vedo come un lieve progresso.
Come furono cacciati Mussolini e Berlusconi?
Un po' alla volta.
Entrambi avevano un paese alla sfascio che stava subendo pressioni esterne(militari nel caso degli americani ieri, economiche nel caso dei tedeschi oggi) e furono esautorati dai loro stessi luogotenenti incapaci e servili, incapaci e servili almeno fino a quando il capo era forte.
Cosa hanno fatto gli italiani a quel punto, sebbene in situazioni diverse fra quelli del '43 e quelli del 2011?
Niente, perchè il popolo italiano ha continuato a non fare niente, non ha avuto il coraggio di fare la rivoluzione, le forze politiche non hanno avuto le palle di creare un nuovo governo.
Cosa hanno fatto?
Hanno chiamato il tecnico, una persona convocata in tempi di crisi per risolvere problemi gravi in corso: Badoglio/Monti.
Tutti e due sono stati convocati perchè mancavano le palle per fare un nuovo Governo, tutti e due piacevano alla forza straniera che ci voleva schiavizzare al posto di Mussolini/Berlusconi.
Tutti è due non hanno minimamente risolto la situazione, hanno solo fatto una figura barbina. Certo, Monti si è dimostrato gravemente inadatto ,anche se non giungerà mai ai livelli di incompetenza del Maresciallo Badoglio.
Cosa succedeva nel frattempo?
Nasce il Movimento poi Partito dell'Uomo Qualunque.
Il termine qualunquista è oggi abusato senza cognizione di causa, ne parlano i politici, che sono ignoranti e lo menzionano i cittadini, altrettanto ignoranti.
Il qualunquismo è un movimento che si pone fra fascismo e comunismo, attaccandoli entrambi e puntando al rinnovamento morale prima che politico, parte come satira feroce nei confronti del mondo politico e qualcuno sostiene che comunque sia una maschera usata da fascisti che cercano di nasconderlo.
VI RICORDA QUALCUNO? Dai, questa la dovete indovinare voi.
A differenza del suo omologo contemporaneo il Partito dell'Uomo Qualunque non raggiungerà percentuali che gli permettano di governare, ma rimarrà un humus culturale che durerà a lungo, fino ai giorni nostri.
Questo famoso qualcuno che oggi si atteggia a leader anche se dice che non è un leader, che non vuole i Partiti anche se ha fatto un Partito, deve mettersi in testa che non ha fondato niente di nuovo. I politici che lo accusano di qualunquisto lo accusano di ciò che è veramente. Certo, il problema è che i politici dicono qualunquista senza avere idea di cosa dicono e senza prendersi la briga di spiegarlo, dato che gli italiani hanno bisogno dell'insegnante di sostegno. Cose che capitano.
Torniamo alle somiglianze.
La guerra finisce, si vota per decidere se restare con la monarchia o passare alla Repubblica.
La monarchia uscente è quella dei Savoia, una delle dinastie reale d'Europa più ridicole degli ultimi 100 anni.
I Savoia sono coloro che avevano accettato Mussolini, nel nome del quale avevano deciso di entrare in guerra facendo anche una lunga serie di figure di merda che ancora ci costano le prese per il culo da parte degli altri paesi del mondo, perfino da parte della Francia, che si dimostrò militarmente inetta anche più di noi, ma che ha avuto la fortuna di stare nell'Alleanza giusta.
La Repubblica vince, Ma di poco.
Da poco è successo qualcosa di molto simile, dato che la Coalizioneche ci ha causato tanti problemi la seconda in Parlamento.
Questa è l'Italia.
Un paese idiota che ricade in continuazione nell mani di colui che l'ha rovinato.

NEL NOME DELL'ODIO

Sano, liberatorio, onesto, politicamente scorretto.
Qualcuno può rompere per gli argomenti che tratto e per come li tratto, ma ci stiamo dimenticando una cosa importante: chi crea un blog può scriverci quello che cazzo gli pare.

QUESTO BLOG NON È UNA TESTATA GIORNALISTICA

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QUINDI NON ROMPETE. GRAZIE.