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venerdì 31 agosto 2012

No Martini no party


Oggi è morto il cardinal Martini, l'arcivescovo di Milano.
Perché scrivo della morte di un arcivescovo, cosa di cui in genere me ne dovrebbe importare assai poco?
Di sicuro non passerò la notte a piangere, ma va anche detto che il cardinal Martini era noto per essere uno dei pochi rappresentanti evangelici in italia fra le alte cariche ad avere delle idee più progressiste.
Ovviamente sono sempre i migliori che se ne vanno.
Il che dovrebbe mettere una discreta pulce nell'orecchio nei credenti progressisti.
Tralascerei le sterili polemiche che già vedo nascere sui vari gruppi anti clericali del web: perchè Martini può morire tranquillo mentre non l'hanno potuto fare Eluana e Welby?
Bhe, Eluana e Welby erano casi un pochettino particolari, dato che parliamo di due persone costrette all'immobilità più totale, mentre Martini è riuscito a esprimere la propria volontà senza mediatori umani o artificiali che parlassero per lui. Fra l'altro, anche se Martini fosse stato nelle stesse condizioni e avesse fatto come voleva senza problemi (probabile) non ci sarebbe poi stato tanto di che stupirsi, dato che ormai tutti sappiamo che viviamo nel paese dei due pesi e delle misure.
Parliamoci chiaro, il cardinal Martini era comunque una mosca bianca che poco poteva in un mondo reazionario come il suo, ma dà sempre una discreta rabbia sapere che, fra Ruini e Martini, doveva schiattare proprio il secondo. Tanto di gente come Ruini ce ne sta tanta, Martini era una di quelle specie da preservare.
Cosa cambierà la sua uscita di scena?
Ben poco a livello immediato.
Innanzitutto dobbiamo aspettare almeno due settimane, dato che il paese deve ancora smettere di parlare del caldo, del caldo che sta per finire, delle vacanze e di quanto è brutto il fatto che le vacanze siano finite.
Cosa potrebbe succedere nel lungo termine? Forse qualcosa.
Si parlava dei credenti progressisti, di quella figura ossimorica e un po' patetica, tutta italiana e purtroppo tristemente esistente, dei cattolici di Sinistra. Martini era uno dei loro punti di riferimento. Purtroppo non l'unico.
La morte di Martini, che di sicuro era la figura più nota è elevata del credente illuminato, dovrebbe un attimo scuotere le coscienze di queste bizzarre figure.
Invece di combattere le idee reazionarie, pur basando le proprie idee politiche su un'ambivalente concezione politica che difende, ma al contempo attacca la figura della Chiesa, non potrebbero finalmente schierarsi senza doppi legami?
Ok, va bene, per loro la Chiesa va difesa perché, anche se il 98% dei preti è corrotto, infame e contro il progresso, ci sta un abbondante 2% di preti coraggiosi che invece stanno veramente dalla parte dei più deboli. Ma cosa continueranno a pensare dopo che moriranno anche quei 3-4 preti a cui si riferiscono per andare contro a un'istituzione per definizione reazionaria?
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giovedì 30 agosto 2012



Il nuovo inno del coatto romano medio. Chissà se sono autoironici o ci credono veramente. Però è orecchiabile eh.

sabato 25 agosto 2012

Il primo uomo sulla Luna


Oggi è morto Neil Armstrong, il primo uomo a essere sbarcato sulla Luna. 82enne, aveva subito l'anno scorso un bypass coronarico e recentemente aveva sofferto un'occlusione coronaria che ha portato al fatale resultato. Armstrong da sempre amava volare, ha combattuto in Corea e ha pilotato prototipi di arei supersonici, per poi realizzare quello che una volta era il sogno di tutti i ragazzini (non vogio francamente sapere cosa sognano iragazzini al giorno d'oggi) ovvero fare l'astronauta. Era il comandante dell'Apollo 11 e il nome più noto del suo equipaggio. I russi erano i stati i pimi a raggiungere lo Spazio, gli americani i primi a passeggiare sulla Luna. Lui era il rappresentante di un'era ormai lontana da noi. La sua passeggiata e la celebre frase diedero un sollievo al suo Paese, in quel periodo impantanato in Vietnam e ancora orfano di quella fase serena che aveva preceduto l'omicidio di Kennedy. Nessuno si aspettava allora che il mondo potesse essere ancora più intrambusto di quanto lo era allora. Sbagliavano: il mondo è un casinioanche oggi, anche senza la Guerra Fredda di mezzo. 
Forse è anche peggio.

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lunedì 20 agosto 2012

Budapest


Quest'estate, coi soldi freschi di stipendio, siamo andati a Budapest.
Ci eravamo andati l'anno scorso, c'era piaciuta e ci siamo tornati per approfondirla come città e per andare al famoso Sziget, di cui fra poco parlerò. Budapest è una città a 360 gradi, ci puoi trovare tutto, dalla cultura  al sesso a pagamento, dalla natura alla birra a un euro al pub. Una di quelle città che possono soddisfare quasi tutti i tipi di persone. E a prezzi bassi.
Quello che vedete sopra è il Parlamento ungherese. Che neanche questa volta siamo riusciti a visitare.
Non ci siamo riusciti perché per motivi che mi sono ancora oscuri, forse per nazionalismo ottuso o per coda di paglia, non permettono di visitarlo facilmente e pretendono che si prenoti una visita tassativamente guidata (a un prezzo che non abbiamo scoperto) e si può prenotare solo la mattina prima alle 8. Spinto dalla curiosità io ci sarei pure andato a un ora così scomoda, ma il gruppo si è ammutinato e abbiamo deciso di lasciare stare e di svegliarci con comodo.
 
Come dicevo sopra, Budapest è una città dove possono essere soddisfatte le più disparate esigenze, dagli interessi più elevati agli istinti più bassi. In pieno centro abitato si trovano pubblicità di night club e sexy shop, che non sono relegati ad angoletti anonimi come da noi. Nella foto sopra vedete la pubblicità di un sexy shop vicina a quella che sembra una chiesa (in realtà poi abbiamo scoperto che era un museo) mentre nella foto che segue un bel locale di spogliarello. Negli hotel pubblicizzano di tutto: night club (chiamati gentlemen club), sexy shop, locali per massaggi con happy end. Non ne ho fatto uso e me ne pento francamente.
Gli ungheresi non hanno peli sulla lingua, sono fieri e onesti e possono anche sembrare un po' scortesi. Non ho abbastanza dati per fare affermazioni certe, ma trovo siano un popolo tosto, ruvido e semplice; non sono dei leccaculo, ma neanche così stupidi da trascurare le lingue straniere, dato che devono vivere perlopiù di turismo. La prima seconda lingua che conoscono è il tedesco, segue l'inglese e molti di loro sapevano anche qualche frase i italiano. Forse perché noi italiani ci facciamo sempre riconoscere e siamo delle pippe con l'inglese (e a differenza di coloro che parlano lingue anglofone o francofone più diffuse non ce lo possiamo permettere) o forse perché, strano a dirsi, siamo famosi e rispettati fra gli ungheresi.

Quello sopra è un castello dal nome impronunciabile che non ricordo vicino a piazza degli eroi (che segue). Il castello in questione è una costruzione relativamente recente, 200 anni ed è molto grazioso. Budapest nasce dall'unione delle città Buda e Pest e questa zona si trova dalla parte di Pest. Se dovessi dire quale delle due parti della città preferisco direi quella di Pest, meno commerciale e turistica rispetto a Buda, dove sostanzialmente la parte da visitare è concentrata interamente nel quartiere del castello di Buda. Dalla parte di Pest troviamo il parlamento queste due costruzioni in foto e poi svariati musei, il teatro dell'opera e via Andrassy, dove vi sono ambasciate, enti culturali e un bel parco.
In piazza degli eroi sono raffigurati grandi dell'Ungheria, sul colonnato ci sono i vari re che l'hanno retta, dal Medio Evo fino alla riunificazione con l'impero austro-ungarico, mentre sulla colonna centrale c'è il primo re ungherese, Arpad, che nell'Alto Medio Evo pose le basi dell'attuale Ungheria.
Gli ungheresi sono un popolo fiero. Fiero, ma che non si è completamente chiuso al mondo esterno. Pare che in questo periodo, freschi della vittoria del nazionalismo ungherese lo stiano facendo.
Gli ungheresi sono il prodotto dell'unione di più culture.
Sono entrati in contatto coi romani e poi con gli unni.
Sono stati riunificati sotto un popolo bellicoso come i magiari, dopodiché sono stati sconfitti e sottomessi dagli ottomani, per poi essere liberati dagli austriaci. Con gli austriaci e il mondo teutonico in generale hanno avuto un rapporto probabilmente complesso. Gli ungheresi erano tenuti in grande conto dall'impero asburgico, militarmente erano la punta di diamante coi loro ussari, culturalmente hanno dato grandi contributi nel campo della musica, dell'arte, della psicoanalisi, della letteratura. Tuttavia deve esserci stato qualche attrito ogni tanti. Stimati sì, ma pur sempre parte di un impero straniero. Con l'Austria hanno avuto il rapporto più duraturo, sicuramente li ha portati a grandi vittorie e soddisfazioni, ma li ha anche trascinati nel lento declino dell'impero austro-ungharico, che culmina col suo crollo dopo la Grande Guerra. Non contenti, hanno voluto tentare di nuovo la fortuna nella Seconda Guerra Mondiale, rimettendosi di nuovo con la parte sbagliata. E quel punto, ecco che arrivano i russi, che li inglobano nell'Unione sovietica fino al crollo del muro di Berlino.
Ritengo che Budapest rispecchi l'anima delle ultime 3 importanti dominazioni: turca, austriaca e russo sovietica. Dai turchi hanno preso quello stile un po' levantino e furbetto che sfruttano nel turismo e che ben si adatta a una nazione che, fondamentalmente, deve la maggior parte dei propri introiti al turismo.
Dagli asburgici, la dominazione che probabilmente hanno vissuto con più piacere, hanno importato una certa precisione nel fare le cose: Budapest è una città discretamente pulita e ben servita, bella da vedere e ben servita da delle metropolitane abbastanza efficienti.
Dai russi hanno preso quello stile inevitabilmente sovietico che io amo soprannominare pezze al culo.
Le cose funzionano a Budapest, pazienza se sono un in alcuni casi un po' vecchiotte. La metropolitana fa il suo dovere, sono un paio di linee, i vagoni sono un po' antiquati, ma funzionano. A tratti sembra che gli ungheresi siano rimasti agli anni' 90. Ci sono ancora le vecchie cabine telefoniche, ridotte a pisciatoi come da noi, dato che ormai immagino anche da loro ci siano più cellulari che persone; esistono ancora svariati negozietti a che vendono paccottiglia e cianfrusaglie, cosa che da noi sta lentamente scomparendo per la crisi. Budapest è una città inspiegabilmente polverosa, molti palazzi sono molto antiquati e fatiscenti, a tratti tetri durante la notte. Altra cosa spassosa. Linea metro che porta a piazza degli eroi è più piccola delle altre, le sue fermate ospitano pochissime persone. Per questo motivo fanno passare più vagoni rispetto alle altre linee e questi vagoni sono più piccoli. Questo significa che, dato che vi è un afflusso maggiore di carrozze per impedire che si affollino troppe persone in una fermata metro che ne può contenere un numero molto ristretto, ogni volta che si ferma una carrozza bisogna scendere nel modo più veloce possibile, dato che un allarme a ogni fermata ti avvisa che hai 15 secondi per scendere.
Ovviamente in questo noi italiani, disordinati, che non aspettiamo di far scendere le persone prima di salire e cazzeggiamo davanti alla porta, siamo spacciati. Bisogna anche contare che, se per caso ci sta una persona lenta perché disabile o con qualcosa da portare, si trova in difficoltà. Questo succede anche in strada, ma per fortuna solo nella zona di via Andrassy. Hai pochissimo tempo per attraversare la strada, dopodichè scatta il rosso e per fortuna i guidatori ungheresi sono meno cafoni e aggressivi degli italiani, anche se probabilmente è dovuto al fatto che hanno molto meno traffico perché più efficienti coi mezzi pubblici. 
In questo credo entri in gioco un'animo prettamente ungherese o quantomeno slavo.
Gli ungheresi sono poco pazienti, se tu non capisci è colpa tua, non loro, se tu perdi una fermata perché non sei abbastanza veloce da uscire di corsa entro 15 secondi è colpa tua perché sei un turista poco organizzato o perché cammini male. Per un italiano è un modo di pensare efficiente, ma spietato. Mi piace.
Pezze al culo dicevamo. Una cosa basta che funzioni, non importa se usi dei mezzi obsoleti e ti costringe a fare tutto in fretta. L'importante è che funzioni.

Questo sopra è il palco della Sziget. Che mito quello che è venuto con la bandiera di Half Life!
Lo Sziget festival è ciò su cui gli abitanti di Budapest puntano ogni anno per dare una spintarella a una buona fetta della loro economia. Lo Sziget festival (sziget significa isola, dato che è fatto per l'appunto su un'isola) è un grande festival musicale europeo poco più a nord dell'isola di Margherita. È un'evento dove puoi andarti a vedere praticamente quasi tutto quello che vuoi, dalla musica folk al metal, dal jazz alla musica commerciale.
È un'area più o meno vasta quanto l'Eur e il biglietto per un'intera giornata è di 45 euro. Magari da loro è tanto, ma per un italiano, abituato a sborsare lo stesso prezzo per andarsi a sentire uno stronzo famoso, è un affare. Al suo interno puoi ricaricare una speciale carta di credito che ti permette di fare acquisti, un'ottimo modo per evitare di farsi derubare al suo interno. Non ho fatto foto decenti a testimoniarlo, ma abbiamo pure preso una birra in una piattaforma che viene innalzata a 20 metri di altezza. Gli ungheresi hanno puntato molto su questa cosa, dato che gli porta un sacco di soldi e l'organizzazione è ottima. È un po' calato rispetto all'anno scorso, ma resta comunque un'ottima meta. Se per caso ci sarà un colpo di stato mi auguro che lo manterranno, dato che sarebbe stupido farne a meno.


Qui sopra si vede il Danubio col castello di Buda sullo sfondo. Per castello di Buda si intende un intero complesso di costruzioni, che raccoglie costruzione di epoche diverse di cui le più importanti sono la chiesa di Mattia, i bastioni dei pescatori, quello che credo sia stato una reggia in stile Versailles e le mura. Probabilmente è la parte più famosa della città e lo è anche a livello di prezzi, tuttavia la vista dal bastione dei pescatori è più che eccellente. Nell'ultima difesa di Budapest, i tedeschi si erano asserragliati proprio lì. Nella zona del castello c'era anche il bunker dove venivano raccolti tutti i feriti durante l'accerchiamento finale e si può visitare. Uno degli edifici del complesso è tuttora cosparso di quelli che ritengo siano fori di proiettile. 
La foto sopra è significativa. In una foto d'epoca che è stata fatta dopo l'assedio russo della città, l'edificio a destra era stato completamente raso al suolo e, se vedete bene, l'edificio a destra è più chiaro rispetto all'altro, proprio perché più recente. Tutti i ponti sul Danubio furono distrutti dai russi durante l'assedio per impedire i collegamenti. Credo che gli ungheresi odino i russi. E anche i rumeni, dato che gli hanno fottuto la Transilvania (il verde della bandiera ungherese rappresenta i monti transilvani). Mentre il loro rapporto con gli austriaci è stato tuttalpiù a tratti ambivalente e distribuito nel corso dei secoli, l'impatto coi russi è stato condensato in un paio di decenni particolarmente duri. La foto sotto ritrae la famosa Terror Haza, la casa del Terrore, una sorta di museo della memoria ungherese. L'edificio fu usato dalle croci frecciate e dai tedeschi  durante l'occupazione come quartier generale fino all'occupazione russa e dopo fu usato dai sovietici. Come quartier generale ospitava i quadri medio alti e le celle di detenzione dei prigionieri politici. È un museo particolarmente interessante e purtroppo sono proibite le foto. Al suo interno vi è un breve excursus sulla'ultima guerra e vengono mostrato i locali e le celle dove venivano tenuti e torturati i vari prigionieri politici. Nelle varie celle vi erano anche le foto di coloro che vi sono stati reclusi, con data di nascita e di morte, quest'ultima spesso andava a cadere proprio durante il periodo di occupazione sovietica o filonazista. Ho visto anche che in quelle celle c'è morto un vescovo durante il governo sovietico. In questo la durezza ungherese batte noi italiani di almeno 5 punti. Sempre per restare in tema su quanto sono svegli e tosti loro e su quanto siamo fessi noi, in seguito alla vittoria russa i sovietici hanno fatto piazza pulita dei filo nazisti. Nel museo ho trovato la copia in calce in ungherese e tradotta in inglese dove la persona X che la firmava, confessava che nell'anno Y aveva aderito al partito filonazista e confessava che la sua era stata una scelta che andava contro la volontà del popolo. Un'abiura contro il partito di Destra! Se i tedeschi e i filonazisti ci sono andati giù pesante, i russi non sono stati da meno e va aggiunto che loro ci sono stati per un periodo decisamente più lungo. Riassumo quello che ho capito della storia ungherese nell'ultimo secolo
- Prima Guerra Mondiale = gli ungheresi combattono con le forze della Triplice Alleanza. E perdono. Crolla l'Impero Asburgico e si mettono in proprio
- Anni Venti = Come in altre nazioni europee, in Ungheria prendono il potere i comunisti
- Anni Trenta (forse sbaglio) = I comunisti sono cacciati e prendono il potere le Croci Frecciate filonaziste
- Seconda Guerra Mondiale = Si schierano nuovamente dalla parte sbagliata. Le truppe ungheresi invadono la Russia insieme ai tedeschi. Perdono. Nel '44 i tedeschi si asserragliano a Budapest e i russi sono costretti a distruggere mezza città per vincere.
- Dopoguerra = Dopo la cacciata dei tedeschi vi è un'epurazione dei filonazisti che in Italia ci sognamo. Non ho capito se voluta dagli ungheresi stessi o per la longa mano dei russi. Il partito comunista ottiene una minoranza nei seggi, ma comunque è una presenza significativa. Lo stemma del Partito Comunista Ungherese è francamente spassoso: al posto della falce c'è la spiga. Come dire voi avete la falce e noi vi diamo il grano perché siamo sotto di voi.
- Invasione russa del '56 = I sovietici invadono l'Ungheria e la fanno diventare uno stato satellite dell'URSS. Seguirà, oltre a un'ulteriore sfoltita degli ultimi filonazisti e degli oppositori, un'operazione in grande stile di lavori forzati per rimettere in sesto il paese. Se dopo la guerra il Partito Comunista si attestava inotno al 10-15%, dopo il '56 raggiunge casualmente il 98%. La dominazione sovietica durerà fino a poco dopo il crollo del muro.
In queste poche righe di storia si trova la tragedia ungherese. L'ultimo secolo per loro è stato una vera merda.
Seguono gli austriaci in guerra e perdono.
Ritentano la fortuna nella seconda guerra mondiale, sperando di rifarsi. E perdono di nuovo.
Come con la Germania, l'Ungheria ha vissuto la tragedia di chi ha perso non una, ma ben 2 Guerre Mondiali, uno di quei casi in cui si cade due volte nello stesso errore, perché al secondo tentativo si spera che vada diversamente.
Questo la dice lunga anche su quanto la memoria degli uomini sia poco logica.
Con gli austriaci sono legati in un rapporto abbastanza corretto di alleanza e, in seguito di vassallaggio. In fondo, gli austriaci liberarono dagli odiati ottomani.
Ma con i tedeschi potevano pure evitare di mettercisi.
I tedeschi li hanno trascinati in una guerra che hanno poi perso e, come se non bastasse, quando gli ungheresi se ne volevano tirare fuori, li hanno occupati militarmente, trincerandosi nelle loro stesse case e causando la distruzione della città.
Eppure, nonostante questo, preferiscono odiare i russi. Sicuramente i russi gliene hanno date parecchie e quasi 40 anni sotto la Cortina di Ferro hanno dato loro la possibilità di farsi odiare. Ma questo ha permesso loro di cancellare le porcate dei tedeschi e a vedersi come vittime solo dei sovietici. E ora si stanno di nuovo fregando con le loro stesse mani con la scelta del nazionalismo.
Peccato.



Detto questo, non è male come città.
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sabato 18 agosto 2012

The dictator


L'ultimo film di Sacha Baron Cohen è un piccolo gioiellino.
Lo è perché è un film senza pretese e senza scrupoli, che non si sofferma a sparare a zero su praticamente qualsiasi argomento scibile attuale che sia la politica, l'antisemitismo, il maschilismo, la religione, il razzismo, il sessimo, il patriottismo o il politicamente corretto in generale o qualsiasi altro campo dove trovi un permaloso con una grossa coda di paglia e un bagaglio culturale abbastanza piccolo da potersi offendere.
Non mi sono informato su quanti animi sensibili ha turbato questo film, se ci sono state proteste da parte di qualche associazione culturale o di minoranze svantaggiate.
E francamente non me ne frega niente.
Il dittatore ammiraglio-generale Aladeen (Sacha Baron Cohen) dello Stato immaginario di Wadiya è il capo supremo e non voluto della sua nazione, liberamente ispirato a un mix di dittatori degli ultimi tempi, da Saddam a Kim Jon Li, fra cui spicca fra tutti Gheddafi per somiglianza e stile coreografico.
Aladeen è stupido quanto ricco, crudele e potente nella sua nazione e viene convinto dallo zio Consigliere (Ben Kingsley) a presentarsi alle Nazioni Unite per rendere conto della non cristallina ricerca sul nucleare nel suo paese.
Non mi va di stressarmi e di cercare similitudini anche con Silvio Berlusconi, è possibile che siano volute, come è anche possibile che siano delle coincidenze. 
La trama del film è il classico pretesto per far ridere il pubblico e ci riesce bene.
Il film riesce anche a evitare quella spiacevole tendenza, diffusa in molte commedie demenziali, che consiste nell'offrire un primo tempo altamente spassoso a cui segue un secondo tempo dove il ritmo rallenta perchè viene ceduto il passo a quella linea più romantica e impegnata.
Del resto è qui il punto di forza del film: una spontaneità efficace e spensierata.
Non si sono fatti mettere dei paletti per evitare di offendere qualcuno, non si sono fatti problemi per dare a tutti costi un senso logico in alcuni punti.
L'importante era far ridere e inserire al contempo alcune frecciatine satiriche qua e là.
E ci sono più che riusciti.

Voto 8/10

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venerdì 17 agosto 2012

Forza Michele!


Ieri sera sono andato a un concerto di Caparezza. Lo ascolto da un po', ma non ero mai andato a  un suo concerto. È stato molto bello. Le sue canzoni mi sono sempre piaciute, anche se conosco meno bene quelle dell'ultimo album e, come avevo sentito da altre persone, lui non si limita a cantare durante i concerti, ma ci sono degli intermezzi impostati come sketch comici fra una canzone e l'altra, condotti proprio da lui.
Molto divertente, lui è davvero un artista a tutto tondo.
La cosa che non sapevo è che i biglietti ai suoi concerti sono ben lontani dalle cifre astronomiche di artisti più noti.
Inizialmente ho pensato che ieri sera fosse un eccezione perché il concerto non era in una grande città (era a Cerveteri, che fra l'altro è una città molto bellina), ma mi hanno detto che in genere i prezzi sono bassi per essere a portata di tutti. Mi sembra quasi superfluo sottolineare che, se devi sperare che qualcuno faccia qualcosa di Sinistra, devi affidarti a un cantante e non a un politico.
È veramente un grande, non solo è bravo, ma è anche coerente e abbastanza umile da fare simili cose.
Molti cantanti famosi ti sfilano più di 50 euro e non solo sono mediocri loro stessi, ma spesso cantano un paio di canzoni e poi si fanno sostituire da qualche schiavetto scalda pubblico perché troppo pigri o troppo vecchi per reggere un concerto serio (lascerò che stavolta i nomi ce li mettiate voi!). Caparezza invece non solo fa canzoni di qualità, ma ne fa tante, conduce in prima persona tutto il programma e prende parte pure alla parte non strettamente musicale.
Lui sì che è un vero artista!
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mercoledì 1 agosto 2012

La nascita di Catwoman


Questo è il video di Batman il ritorno nella versione di Tim Burton nei suoi momenti migliori. Si pensava che il Joker del primo Batman non avrebbe avuto nessun degno successore, invece quello di Heath Ledger se la cavò più che bene. Mai dire mai. Non ho ancora visto l'ultimo Batman di Nolan e quindi sono dell'idea che anche la Catwoman dell'originale sia la vera Catwoman che valga la pena ricordare. Quella interpretata recentemente da Halle Berry fu un insulto per esempio. In questa scena vediamo una donna timida e remissiva nel pieno di una inquietante crisi isterica, argomento che Tim Burton ha sempre trattato alla grande. Non solo Michelle Pfeiffer è perfetta nel ruolo, ma la sequenza dei fotogrammi e il mitico accompagnamento musicale dal gusto gotico caro a Burton rendono questa scena uno stralcio imperdibile di storia del cinema. Chissà se Nolan ci stupirà come ha fatto con Joker!
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NEL NOME DELL'ODIO

Sano, liberatorio, onesto, politicamente scorretto.
Qualcuno può rompere per gli argomenti che tratto e per come li tratto, ma ci stiamo dimenticando una cosa importante: chi crea un blog può scriverci quello che cazzo gli pare.

QUESTO BLOG NON È UNA TESTATA GIORNALISTICA

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QUINDI NON ROMPETE. GRAZIE.