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domenica 4 maggio 2008

Le regole della casa del sidro.

Il film parla della vita in un orfanotrofio, concentrandosi in particolare sulle vite del suo medico, il dottor Larch (Micheal Caine) e de Homer Well (Tobey Maguire), trovatello che nessuno vuole e che resterà fino all’età adulta nell’istituto, diventando assistente ginecologo del dottore e pupillo, praticamente un figlio. Essenzialmente scatta tutto un super polpettone fondamentalmente perché Homer – che anche se non è laureato è un ottimo ginecologo grazie agli insegnamenti di Larch – non se la sente di praticare aborti e si sente inutile. Decide quindi di uscire dall’istituto per cercare la fortuna altrove, anche se il dottore ne è molto dispiaciuto. Homer si unisce a una coppia di giovani che avevano abortito nell’istituto e diventa loro amico. L’uomo è un pilota e si offre volontario come pilota in Birmania, lasciando la ragazza, mentre Homer resta con lei, dato che si è fatto assumere come raccoglitore di mele nel frutteto della famiglia del pilota. Homer inizia una corrispondenza letteraria col medico che, anche se è deluso dalla sua scelta di lasciare l’ospedale per fare un modesto lavoro, continua a contattarlo.
La storia fino a quel punto procedeva piuttosto prevedibile, anche se con un ritmo discretamente buono. La ragazza rimasta – Charlize Theron, che oltre a essere molto brava come attrice, è così fica al naturale che le hanno dovuto dare due mattonate in faccia per farla sembrare meno gnocca e darle un aspetto più acqua e sapone anni ‘40 – si sente tanto sola e, in maniera neanche tanto fine, fa capire che vorrebbe sostituire il ragazzo che l’ha lasciata sola per andare in guerra.
E la copula con Homer, tanto casto e ingenuo sbarbatello uscito dall’istituto, è d’obbligo.
A quel punto era finito il primo tempo e io mi ero messo la mano sui capelli.
Immaginavo fosse la solita pappardella amorosa, al limite del tragico, coi tradimenti, le donne in cinte con la vita rovinata, le storie d’amore vissute all’insegna dei sensi di colpa, le lacrime e tutto il solito fottutissimo repertorio da storia strappalacrime.
E invece no.
Gli eventi deviano leggermente dalle aspettative e la deviazione è piacevole.
Continua l’intreccio che vede da una parte la vita nel frutteto e dall’altra quella nell’istituto, arrivano altri drammi e difficoltà, ma invece di sommarsi e rendere più pesante il film unendo i loro contenuti tragici, si uniscono in un’alchimia ben equilibrata che permette di evitare la pesantezza che di solito emerge con questi racconti melodrammatici. Il film è strapieno di elementi e vicissitudini penosi, ma straordinariamente, grazie a questo equilibrio fra eventi, tenuti insieme da una buona recitazione, scorre discretamente bene, non con la lentezza che mi sarei aspettato.
Alla fine viene chiarito il significato del titolo, le regole della baracca in cui vive Homer sono dettate da persone che non ci vivono e per questo sono senza senso e non sono mai rispettate, le regole andrebbero costruite dai suoi inquilini e da essi rispettate.
Molto filosofico.
Nonostante parecchi casini e la morte di alcuni personaggi molto simpatici e ben gestiti, l’epilogo è piacevole, Homer tornerà nell’istituto e troverà uno studio pronto per lui, perché il dottor Larch, il padre che non ha mai avuto, gli è stato sempre vicino anche se l’ha spesso rimproverato per essersi allontanato da lui. Il dottore ha tessuto una trama di menzogne imbattibile che ha protetto il pupillo e gli ha garantito addirittura un posto di lavoro a vita.
Che dire?
Il film, nonostante rimanga inevitabilmente ancorato a uno stile da melodramma classico, è pieno di colpi di scena che stupiscono e ha un buon ritmo. Gli attori, dal grande Micheal Caine, all’eccellente e gnocchissima Charlize Theron, sono ottimi.
Unica nota va data a Maguire.
Sebbene lo trovi molto simpatico e sia comunque un bravo attore, mi sono reso conto del motivo per il quale ho sempre trovato la sua recitazione – fin dai tempi di Spiderman – strana, non fastidiosa, ma strana.
Ha un buon repertorio di espressioni, ma ogni tanto si fossilizza su un’espressione particolare, una faccia da vero pesce lesso e, purtroppo, a volte la usa anche quando non serve.

Voto 8/10

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1 commento:

Anonimo ha detto...

Gnocchissima Charlize Theron? Concordo

NEL NOME DELL'ODIO

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