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domenica 30 ottobre 2011

Vecchie idee che non funzionano più

I grandi leader del passato hanno il difetto di essere presi ad esempio nelle generazioni che seguono, che li prendono come punti di riferimento anche in contesti dove i grandi leader in questione si troverebbero assai disagiati.
O meglio, se queste grandi personalità avessero espresso le stesse idee e nella stessa maniera al giorno d'oggi, si sarebbero trovate come pesci fuor d'acqua.
Ritengo che questo non sia una cosa del tutto certa, dato che le grandi menti in questione - in quanto grandi menti - magari si sarebbero meglio adattate al cotesto in cui vivevano e avrebbero trovato soluzioni creative adatte a quel contesto che avrebbero avuto la stessa efficacia delle altre soluzioni per le quali sono diventati famosi.
Esempio.
Non sono d'accordo con te, ma darei la vita per consentirti di esprimere le tue idee.
Questa frase di Voltaire era in linea col suo spirito illuminista, dedito al rispetto dell'altro, delle sue idee e della sua libertà di pensiero.
Voltaire non era un cretino, solo che ha il grande difetto di essere vissuto in tempi diversi, dove l'Umanità non ha conosciuto lo scempio del nazismo, del fascismo, del berlusconismo, dell'era reaganiana, del rigurgito papista e del leghismo.
Voltaire credeva nella democrazia in un periodo in cui la democrazia era un sistema innovativo e reso ancora più sfizioso perchè non concesso, la democrazia non era ancora non la sua più bieca e abusata aberrazione di oggi.
Sono fermamente convinto che Voltaire oggi non avrebbe detto una cosa simile.
Perchè dovrei morire per difendere le ridicole idee di un violento che non rispetta le mie?
Crepasse fra atroci sofferenze, con buona pace della libertà di pensiero.
Non so cosa avrebbe detto Voltaire oggi, probabilmente qualcosa di profondo come la prima frase, ma più adatto ai nostri tempi.
Perchè Voltaire non era un cretino.
Purtroppo, il secondo grande difetto delle grandi menti è che non danno garanzie sull'intelligenza di chi li segue nelle generazioni future. In genere a ogni generazione che segue i seguaci non critici di un pensiero diventano sempre più scemi. Basti pensare al cristianesimo che di generazioni ne ha attraversate.

Altro grande pensatore: Gandhi.
Neanche lui era scemo e, insieme ad altri, è uno dei rappresentanti della lotta non violenta.
La lotta non violenta nasce in un preciso contesto storico e socioeconomico: le colonie britanniche.
La situazione che vigeva nelle colonie britannica (e, in generale, in ogni colonia europea) era semplice: pochi colonialisti bianchi europei detenevano il potere e governavano il restante 90 e passa per cento della popolazione.
Quando pochi governano su tanti ci sono due vie d'uscita da una situazione così ingiusta: o la lotta armata o quella non violenta.
La prima è la più semplice, ma comporta il rischio di una sconfitta e, come effetto collaterale, comporta grandi costi in termini di vite umane.
Se gli indiani si fossero ribellati in maniera violenta sarebbe scoppiata una guerra.
La loro superiorità numerica non avrebbe grantito la vittoria sugli inglesi meglio armati e, anche se avessero alla fine vinto, gli indiani avrebbero dovuto affrontare anni di guerra sanguinosa contro l'Impero britannico.
Gandhi ha evitato questo con la lotta nonviolenta.
Un popolo schiavizzato che, in maniera unita e compatta, incrocia le braccia e rifiuta di lavorare, di mangiare e di sottostare alle regole di pochi ingiusti dominatori, vincerà.
Gandhi ha fatto questo.
Ha unito un intero popolo e ha ottenuto l'indipendenza senza causare milioni di morti.
Per questo era un grand'uomo
Certo, le condizioni dell'India non sono tanto migliorate rispetto a quando era una colonia britannica; indiani e pakistani si sono ribellati insieme contro il dominatore inglese, ma dopo averlo cacciato si sono ritrovati a fare i conti con le loro differenze, la creazione dello stato pakistano ha provocato deportazioni forzate da milioni di morti e ancor oggi l'esistenza del Pakistan è causa di grande instabilità nella zona; India e Pakistan ora possiedono armi atomiche che potrebbero usare fra loro, alla faccia del pacifismo!
...ma questo è un altro discorso.
Gandhi resta un grande personaggio.
Il problema è chi lo segue ancora oggi, senza rendersi conto che la dottrina nonviolenta ha poco spazio nelle politiche di oggi.

Premetto che quello che sto per dire non intende minimamente appoggiare i black bloc, che sono sono solo un coacervo di violenti, studenti universitari falliti, ragazze madri precarie frustrate (leggasi: sgualdrine sprovvedute che non hanno il coraggio per abortire o l'intelligenza di farlo protetto) senza un minimo di progetto politico.
La frase da un milione di dollari è questa: il pacifismo è superato e fuori luogo oggi.
Questione di numeri.
Gandhi in India aveva dalla sua l'intero popolo indiano riunito, a prescindere dalla religione o dalla provenienza geografica, contro i britannici: il 90% e passa della popolazione contro uno scarso 10% e anche meno.
Negli anni '60 il divario fra forze innovatrici e reazionarie era minore, ma sempre favorevole: diciamo a occhio 60% abbondante contro neanche un 40%.
In un simile rapporto di numeri la democrazia ha senso, come ha senso la lotta nonviolenta.
In caso che la democrazia fallisca, ad esempio quando la rappresentanza non rappresenta minimamente il popolo, c'è la possibilità che tutto il popolo si riunisca e che ottenga ciò che vuole mediante scioperi, manifestazioni, scioperi della fame, eventi culturali che sensibilizzano l'opinione pubblica e altri metodi non violenti.
Oggi non si può più fare.
Perchè?
Semplice: è una questione di numeri.
Viviamo in tempi reazionari e questo significa che la proporzione fra forze innovatrici e conservatrici è 50 e 50.
Sono finiti i tempi dell'illuminismo o della reale partecipazione politica.
Ora siamo circondati da idioti.
La democrazia ha fallito, completamente.
Ne è la prova il fatto che nel mondo esistano movimenti e partiti addirittura che vanno completamenti contri i principi più essenziali della democrazia e della civiltà.
Il semplice fatto che esistano è una prova del fallimento.
Se Voltaire avesse conosciuto i partiti nazisti, fascisti, leghisti, nazionalisti o vari movimenti di delusi qualunquisti che ammorbano il mondo, avrebbe subito appoggiato la monarchia assolutista, neanche quella illuminata.
Non si può essere pacifisti con loro, non si può essere tolleranti, è inutile quanto cercare di discutere con loro.
In ogni caso al pacifismo mancano - continuo a ripeterlo - i brutali numeri per essere efficace.
Quando c'era Gandhi che faceva una marcia nonviolenta insieme a 5 milioni di indiani nella città di Bombay erano veramente cazzi. L'economia si bloccava e i 4 inglesi che dovevano gestire Bombay si mettevano le mani fra i capelli, perchè venivano a mancare i lavoratori e i 4 poliziotti bianchi addetti all'ordine pubblico di certo non potevano prelevare a forza tutti e 5 i milioni di manifestanti per portarli in questura o in qualunque altro luogo.
Oggi non è così.
Sì, magari una manifestazione dell'Opposizione riesce pure a raggiungere numeri esorbitanti per quanto riguarda la partecipazione.
Ma non combinerà mai niente. Non ci riuscirebbe neanche se gli organizzatori della manifestazione trovassero una linea comune di protesta.
Non succederà mai, ma facciamo finta che ci sia una guida unica.
Facciamo finta che sia una manifestazione completamente pacifista: non ci sono black bloc, nè infiltrati della polizia, nè facinorosi dei centri sociali, nè ragazzini del liceo che hanno fatto sega a scuola e vogliono fare casino, nè politici idioti che pretendono di imbucarsi nella manifestazione rischiando il linciaggio per la loro imbecille e inutile condotta politica, nè teste calde indipendenti o di sottogruppi vari.
Vanno tutti uniti e pacifisti a fare la solita manifestazione nel centro di Roma.
Può anche filare tutto liscio come l'olio se tutti (cioè mai) i membri del corteo si comporteranno nella stessa maniera non violenta.
Finisce che incontri un corteo di Forza Nuova (o Blocco Studentesco o Casa Pound, insomma non ho memoria per le cose insignificanti e ridicole!).
I forzanuovisti sono dei poveri bimbi confusi per natura, quindi spesso capita che manifestano contro lo stesso Governo che, in fondo, non è neanche tanto diverso da loro se parliamo di ritardo mentale reazionario. Ma manifestano contro di esso perchè la play non funziona e non hanno un cazzo da fare. E se ci scappa un incontro fortuito contro un corteo di Sinistra giù botte.
E qui casca l'asino.
Il rapporto fra forzanuovisti e membri dell'altro corteo è sicuramente a favore del secondo.
Ma arrivano i problemi.
I bimbi di Forza Nuova sono solitamente degli adolescenti incazzati e confusi in maggioranza maschi; i membri del corteo della parte opposta hanno un'età media più alta e il rapporto maschi-femmine è quantomeno uguale.
Togliamo dal tafferuglio i più vecchi e i più piccoli e almeno una parte delle femmine (non tutte, mai dire mai!).
Possiamo alla composizione del gruppo pacifista.
La rappresentanza dal PD se la dà a gambe appena subodora puzza di botte. O di qualsiasi altro genere di confronto serio.
Il gruppo Sinistra Ecologia e Libertà è per natura pacifista, il che vuol dire che qualcuno tela via, mentre gli altri rimangono a prendere le botte.
I grillini probabilmente stanno facendo la manifestazione da un'altra parte perchè non si mischiano ai seguaci dei partiti blablabla.
La vecchia guardia ancora dichiaratamente stalinista ha un'età media purtroppo molto alta e anche quella non la si conta per un ipotetico scontro.
Forse restano quelli di IdV.
Morale della favola: un ipotetico corteo di 1 milione di persone, ipoteticamente unito, viene disperso o quantomeno ostaclato appena incontra un gruppetto di 5000 falliti.
Non perchè i 5000 falliti sono forti combattenti virili come i guerrieri di 300 che hanno voluto erigere a modello, ma perchè i pacifisti dall'altra parte si fanno menare. O almeno, gran parte va via perchè perchè se non può rispondere alla violenza per principio meglio che fugga, un'altra parte si prende le botte e quei pochi che giustamente reagiscono con le botte sono in minoranza e sanno che dopo verranno criticati dagli stessi compagni masopacifisti.
Gandhi non aveva questi problemi: ai suoi tempi non trovava un contro-corteo del movimento noi vogliamo restare inglesi anche se calpestano le nostre tradizioni e rovinano il nostro paese.
Negli anni della contestazione non c'erano tutte queste stronzate sul pacifismo.
Se un comunista incontrava un fascista lo prendeva a sprangate come meritava.
Allora vi era un'autentica disperazione e povertà del contestatore che scendeva in piazza.
Oggi il contestatore medio parla di pacifismo e nonviolenza, ma la verità è che non vuole fare a botte perchè ha paura di perdere il suo costoso i-phone nel tafferuglio!
Quali sono i paesi che in questo periodo sono riusciti a liberarsi dai dittatori che li opprimevano?
Tutti quelli dove il popolo è sceso in piazza col fucile e non con 4 slogan pieni di astio, ma all'insegna di una lotta senza violenza!
Perchè se i libici, gli egiziani e i tunisini avessero optato per la lotta nonviolenta col cazzo che si liberavano dai loro tiranni!


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