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venerdì 14 marzo 2008

La signorina Effe

La storia parla di una ragazza di umili origini che lavora alla FIAT (da qui credo provenga il titolo signorina effe) che fondamentalmente, ci lavora perché è l’amante dell’ingegnere del suo settore.
Purtroppo – purtroppo doveroso – conosce un operaio innamorato di lei.
A complicare la faccenda, va detto che ci troviamo negli anni ’80, all’epoca della crisi della FIAT e delle conseguenti lotte operaie. Lotte nelle quali l’allegro operaio innamorato sguazza come salmone.
Questo film è stato criticato da qualcuno per essere niente più che una fiction sul grande schermo.
E in effetti, a conti fatti, lo è.
La signorina effe si troverà nel classico clichè che la porta a dover scegliere l’ingegnere, dolce, ma specialmente ricco e il ruspante e ribelle proletario.
A favore del film – che comunque, ripeto, resta una fiction – va detto che riesce un po’ a piegare questo luogo comune del cazzo, secondo il quale l’amore trionfa sempre e non serve la ricchezza materiale per essere felici.
Inutile dirlo, la ragazza, dopo qualche resistenza, si mette con l’operaio e si unisce molto romanticamente alle sue lotte proletarie. Per fortuna, il film non è una di quelle fiction completamente staccate dal mondo, è una cosa verosimile. Dopo che si sono messi insieme si accorgono che, a differenza delle romantiche fughe d’amore che mettono da parte gli interessi, non è tutta rosa e fiori. Lei rischia il posto di lavoro, lui pure, la famiglia di lei è incazzatissima, l’ingegnere non ne parliamo. Ed esce fuori anche che, secondo me, pure il ruspante proletario è un pezzo di merda, tutto attaccato alla sua storia d’amore e alle sue lotte operaie del cazzo. Il film è stato pesante per me, ma devo ammettere che c’erano degli elementi personali che non me l’hanno fatto godere. In questo periodo almeno, trovo che la protagonista e una con cui esco, siano due goccie d’acqua! A livello fisico e anche psichico.
Ritornando lucidi, vorrei tirare le somme.
Un punto a favore, perché il film rappresenta una storia verosimile, reale, concreta, non all’acqua di rose come ce ne propinano tante. Purtroppo però, è un film di quelli un po’ troppo melodrammatici per i miei gusti, alcuni punti all’inizio sono affrontati in maniera troppo frettolosa, senza nemmeno uno sputo di ironia. L’operaio e la tizia, si innamorano col solito, banalissimo e finto, colpo di fulmine e subito dopo qualche ritrosia di lei, fanno sesso, poi iniziano subito a mandare a puttane le loro vite.
L’ambientazione l’ho trovata eccellente, questo va detto, sono ricreate le scene dell’epoca, tenute insieme da spezzoni di telegiornali originali di quel periodo, trasmessi man mano che la trama va avanti. Sono riuscito pure a trovare un pezzo che mostrava Giuliano Ferrara, probabilmente quello di quei tempi ormai lontani in cui era un comunista (era già un panzone comunque).
Riguardo alla recitazione, spezzo una lancia a favore di questo film, ingiustamente criticato su questo punto. L’attrice della signorina effe, ha creato un gran personaggio: una ragazza molto imborghesita, molto nervosa, molto instabile, molto sulle sue.
L’unico pezzo in cui ho riso nel film è stato quando questa, dopo aver fatto sesso con l’operaio, inizia a guardarsi intorno, nervosa, scattosa, al limite dell’isteria e, con una voce che esprime il contegno, ma anche il disappunto di una donna di alta classe, dice con la voce da isterica “Dove sono le mie mutande?”.
E questa semplice battuta, secondo me, con un senso del ridicolo voluto e sopraffino, esprimeva alla perfezione il disagio della classe piccolo-borghese italiana degli anni ’80.
Purtroppo però, è il solo momento in cui si poteva ridere all’interno del film ed era grazie all’attrice, non alla sceneggiatura.

Voto 5/10

4 commenti:

C.S. ha detto...

"il ruspante proletario è un pezzo di merda, tutto attaccato alla sua storia d’amore e alle sue lotte operaie del cazzo"- TANCREDI DILLO CHIARAMENTE CHE STAI COL CENTRO DESTRA-----CRIBBIO

Tancredi ha detto...

c.s. godo sinceramente nel dirti che sbagli davvero alla grande :-D

Tancredi ha detto...

Una cosa è credere nelle lotte proletarie, un'altra è sputtanare la propria vita e quella di chi sta con te in nome loro, specie quando tanto poi non servono a niente...

irezumi ha detto...

Il melodramma l'abbiamo creato noi (italiani) e (temo) celo porteremo nella tomba... almeno quì si è tentato di dargli un contesto "impegnato"... anche se, a conti fatti, pur non avendo visto il film, non nutro particolare fiducia nelle sceneggiature nostrane. Il rischio della caduta nella psicologia spicciola è sempre alle porte, siamo troppo e troppo inverosimilmente introspettivi.

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