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mercoledì 28 marzo 2012

Libertà d'espressione: indietro tutta.

Si stava meglio quando si stava peggio?
Forse no, sicuramente bisognerebbe fare un bell'elenco dei pro e contro rispetto all'età di riferimento. Una cosa è però certa: su alcuni punti i progressi non sono tanti.
La libertà di espressione è uno di quei punti.
È un progetto riuscito a metà.
Un tempo il mondo era dannatamente pudico e moralista, l'esposizione pubblica del nudo era proibita anche nelle sue forme più accennate, ora molti di questi tabù sono stati abbattuti.
Si aprono una decina di discorsi su quanto questa sovraesposizione possa essere dannosa per i nostri figli e favorevole per il degrado dei valori...ma questi discorsi non mi interessano minimamente. Che sia un bene o un male, ora le persone sono libere di esporre pubblicamente le nudità proprie e altrui.
Personalmente non credo che la mia vita sia cambiata in meglio o in peggio grazie a questa cosa.
Gli uomini da sempre hanno avuto accesso o quantomeno la possibilità di assistere al nudo femminile, anche nelle ere più bigotte della storia. Solo che in quel caso lo si faceva di nascosto nelle case chiuse.
Resta il fatto che - ripeto che non mi interessa dire se sia un bene o un male - ora la libertà d'espressione per quanto riguarda la libertà dei costumi è permessa.
Ma questa libertà d'espressione non è completa.
La libertà d'espressione ha raggiunto il suo culmine fra gli anni' 60 e '80 e un pezzetto dei '90. Ed è stata mutilata dal politicamente corretto, che tutt'ora imperversa.
Siamo liberi di parlare di sesso, di dare la nostra opinione sul mondo, di improvvisarci esperti pur non essendolo in qualsiasi campo.
Ma dobbiamo stare attenti alle parole che utilizziamo.
Guai a chi offendere qualcuno o qualche minoranza etnica o sociologica a esso collegata!
E qui vorrei di nuovo sottolineare che gioca un ruolo fondamentale questo stucchevole pacifismo utopico di seconda mano che attanaglia migliaia di benpensanti.
Queste paure a volte raggiungono livelli estremi.
È successo in Inghilterra, che fino a poco tempo fa ero abituato a considerare come un paese civile. Un ragazzo è stato condannato a 56 giorni di prigione con l'accusa di istigazione all'odio razziale per aver esultato dell'arresto cardiaco di un giocatore nero (nero, belli miei, non di colore, che come termine a questo punto è anche più razzista!). Questo è davvero ridicolo.
Ridicolo perché è anche ovvio che a questo tifoso non gliene fotteva niente del colore della pelle del giocatore, ma più probabilmente lo odiava perché faceva parte di una squadra che va contro la sua!
Il suo gesto può essere pure di cattivo gusto, ma vi sembra possibile che io debba rischiare il carcere perché godo pubblicamente della morte di una persona che mi sta antipatica?!
Follia pura!
Questa non è libertà d'espressione.
Possiamo mostrare e osservare culi e tette a tutto spiano, abbiamo il diritto di dire pubblicamente stronzate inenarrabili (cosa secondo me di gran lunga più grave del diffondere immagini oscene!) e non possiamo dire cose che danneggiano verbalmente qualcuno?
Non parlo solo di insulti diretti, ma anche di termini che colloquiali che richiamano a un'immagine
dispregiativa di una particolare minoranza svantaggiata, quali spastico, frocio, grassone, zingaro, mongoloide, ritardato, cerebroleso, zoccola, negro e via dicendo.
A questo punto tappiamoci direttamente la bocca!
Non dico di essere in grado di dire solo cose negative sul mondo e sulle persone, ma in questo modo almeno metà dei discorsi che faccio non li potrei mai più fare!
Questa non è libertà d'espressione, la gente deve aver il diritto di dire quello che pensa, a prescindere da quanto sia fuori luogo.
Come la maglietta Fornero al cimitero. Ok, è di cattivo gusto. Ma chissenefrega! Invece ecco che stava per crollare la seconda Repubblica per una frase simile.
Ovviamente la gente fa casino per stronzate simili quando dall'altra parte della barricata se ne sono dette di molto peggiori. Ma questo è una cosa tipica di noi italiani: due pesi e due misure!

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