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martedì 23 marzo 2010

In nome della privacy

Oggi sono andato a riscuotere in banca un assegno di Adsense, guadagnato dopo mesi e mesi di pazienti messaggi subliminali mandati a voi lettori del blog.
Non mi scoccia il fatto di aver fatto la solita fila agli sportelli, mentre gli impiegati erano troppo impegnati a girarsi i pollici e molestare le colleghe.
Non mi scoccia l'idea che l'impiegato era in difficoltà per il fatto che l'assegno proveniva dall'estero manco gli avessi chiesto di violare il sito della Federal Reserve.
E neanche il fatto che mi abbia chiesto di spostarmi in sala attesa con un tono non troppo cortese e dandomi del tu, cosa che in banca e in tutti i contesti impersonali mi dà abbastanza fastidio e mi farebbe partire con un bel COME SI PERMETTE A DARMI DEL TU? LEI NON SA CHI SONO IO se non suonasse tanto ridicolo (ma prima di morire ne farò uscire uno!).
La cosa che mi ha dato più fastidio è stato vedere che l'ufficio nel quale ero, era un cubicolo insignificante accanto ad altri cubicoli insignificanti ed era difficile distinguere quello che dicevo io da quello che dicevano i tizi nell'altro cubicolo.
Ma l'Italia non era un baluardo a difesa della privacy?
Al Governo parlano in continuazione di quanto siano ingiuste e terribili le intercettazioni, che andrebbero vietate per legge e andrebbero impiccati coloro che le pubblicano.
Però nessuno dice niente quando un povero stronzo come me va in banca a depositare due spiccioli e tutti quelli che lo circondano nella banca sanno quanti soldi tengo.
Eh no, se ci tenete tanto alla privacy dovreste mettere due belle cazzo di pareti di sughero e alzare la musica mentre parlo dei miei soldi!
E se io volessi un prestito per farmi una plastica facciale per avere il mento a culo??
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