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giovedì 21 giugno 2012

Broadwalk empire

Questo è indubbiamente un periodo di telefilm e oggi mi ci sono dedicato più di altri giorni, dato che la preventivata maratona alla seconda serie di Game of Thrones è stata rimandata per colpa di esigenze sessuali dei partecipanti accasati (si sa, tira più quella che un carro di buoi!).
Broadwalk Empire è un altro vile sostituo di GOT, diciamo un triste Stannis contrapposto al  Robert Baratheon della Battaglia del Tridente.
Ma si fa quel che si può.
Broadwalk Empire è una serie ambientata fra la Atlantic City, New York e la Chicago all'era del proibizionismo, prodotta nientepopodimeno da Martin Scorsese e Mark Whalberg.
Nucky Thompson (interpretato da un tostissimo Steve Bushemi, protagonista dopo decenni da attore caratterista) è l'eminenza grigia che siede alla stanza dei bottoni di Atlantic City.
James Darmody è un suo riottoso protetto, figlio illegittimo di un pezzo grosso della città e con una predisposizione masochistica a fare casini che cacciano nei guai lui e coloro che lo circondano.
Nelson Van Alden è il puritano ispettore della FBI che ha intenzione di incastrare Nucky.
Man mano che la serie va avanti emergono ulteriori personaggi, chi più chi meno sfizioso per simpatia, perversione o notorietà storica.
Oltre a Nucky, l'abile uomo d'affari maneggione, James, il braccio armato animoso e fessacchiotto e Van Alden l'uomo di legge incorruttibile e vagamente sadico, questi altri personaggi prenderanno il loro spazio, rivestendo dei ruoli di importanza al pari dei primi.
Un primo punto che va alla serie è la capacità di ricreare ottimamente l'atmosfera dei primi anni del Proibizionismo, le sue ipocrisie, la sua misoginia, gli idealismi, la violenza e la meschinità dei protagonisti.
È un mondo a tinte grigie, dove pochi personaggi possono essere categorizzati in base al loro allineamento morale. A tal proposito, per chi se ne intende, metterei in guardia chi come me ha cercato per divertimento una collocazione dei personaggi in base agli allineamenti tratti da D&d. Ma visti degli allineamenti creati così malamente, ma va anche ammesso che la serie non permette una corretta categorizzazione in base a tale griglia.
Tornando al libro, è molto impostato seguendo le orme de Il Padrino e questa prima serie che sto vedendo rappresenta quella che probabilmente è la quiete prima della tempesta di una guerra fra bande.
Se devo dire una cosa che non mi piace è il ritmo: lento, lentissimo.
Se The Walking Dead aveva una prima stagione frizzante e una seconda stagione che arrancava, qui mi auguro che sarà il contrario.
Questa quiete della tempesta è dannatamente lenta, molto più rispetto alla seconda serie di The Walking Dead.
I registi se la sono presa mooolto comoda, se dovessi riassumere quello che è successo in queste 10 puntate (escluse le ultime 3, dove il ritmo inizia a divenire incalzante) è riassumibile in 3 righe.
Gli autori hanno voluto allungare il brodo, permettendosi delle riprese superflue, per quanto dettagliate e delle scene ridondanti rispetto alla trama.
Uno degli ultimi personaggi messi in scena è Richard Harrow, un eroe di guerra sfregiato e ottimamente caratterizzato che ha ancora un occhio buono per fare il suo lavoro di cecchino.
Ho la vaga impressione che presto inizierà la tempesta presagita fin'ora e che il film inizierà ad avere una trama di consistenza, anche se non si sa mai.
Speriamo bene, sennò temo che la interromperò...

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