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venerdì 27 settembre 2013

Sanità pub(bli)ica. Parte prima


Avendo finalmente ritirato ogni documento che certifichi quai un anno di sfruttamento - ed essendo quindi parato nei confronti di qualunque eventuale vendetta - posso iniziare a scrivere il mio diario di questi sei mesi di tirocinio schiavile dal quale esco miracolosamente illeso. I riferimenti a persone e cose NON sono casuali, ma sono tutti velati mediante soprannomi ad hoc. Metterò perlopiù date non precise, dato che non me le ricordo perfettamente, ma seguiranno quel che ricordo dell'ordine cronologico.

12 gennaio

Dopo aver fatto ricerche per trovare l'ente convenzionato dove poter fare tirocinio (naturalmente dobbiamo trovarcelo noi da soli, come se non bastasse!), ero riuscito finalmente a contattare qualcuno che mi passasse la responsabile del servizio per fare la richiesta di tirocinio. Si dà il caso che la persona con cui ero riuscito a parlare per prima non è la capa del Servizio, ma un'altra schiava come me, tale Mimì, che peraltro già conoscevo. Neanche a dirlo, questa è l'ennesima prova del fatto che in questo paese, se si vuole trovare lavoro o anche il tirocinio più merdoso, si è sempre avvantaggiati se si conosce qualcuno (presidente o spazzino che sia) che già sta lì dentro.
Attila è la primaria del serivzio. È una donna di bell'aspetto, iperattiva fino a sfociare nel casinista, parla a mitraglia ed è una pippa totale al computer. Mi dice subito quali sono i documenti per fare la richiesta di tirocinio ed entrare ufficialmente con effetto quasi immediato. Ho sbrigato tutto in mezza giornata. Vi confesso, che al primo impatto l'ho amata. Memore dell'esperienza di tirocinio con un'altra Primaria di un altro ospedale, una donna molto pusillanime e attaccata alle procedure burocratiche , l'idea di trovarmi in un posto dove iniziavi subito a darti da fare era semplicemente stupenda. Attila è praticamente la sua gemella iperattiva.
Nel primo giorno di tirocinio trovo anche Camperoni, l'infermiere di servizio. È un uomo sulla 50ina, simpatico, ci si parla di tutto. Emerge subito che lui ha sempre voluto fare il musicista e lo fa tutt'ora e non glien'è mai fregato niente di fare l'infermiere. Mi dice anche che al servizio non è l'unico infermiere, ma che c'è anche Oliver Platt, un'altra infermiera che è finita in quel servizio perchè, come lui, è incollocabile.
Presto saprete perchè.

13 gennaio

Attila mi ha detto quello che dovrò fare coi pazienti.
In cinque minuti.
Già lo immagino, ma Camperoni mi dà la conferma del mio timore: Attila non mi aiuterà mai, è sempre troppo impegnata, ha detto che dovrei sempre informarla su tutto ciò che faccio, ma è anche chiaro che mi dà 2 minuti di tempo a mattinata e che se non la placco malamente vola via come un colibrì cocainomane.
Il che, ripeto, dopo un anno di tirocinio dove dovevo rendere conto alla responsabile anche quando andavo al cesso, è una liberazione.
Chiedo se potrò passare anche nel pomeriggio al servizio, in caso ci siano eventuali riunioni d'equipe o abbia da finire dei lavori in sospeso. Mi dice gentilmente che non ho il permesso di passare nel pomeriggio.
Colloquio con il primo paziente, o meglio con la madre isterica di un paziente.
Camperoni non alza un dito per aiutarmi, il freecell che sta facendo al computer lo assorbe completamente.
1600 euro al mese, con mastercard.
Questa è la cifra che prende mensilmente, in 7 mesi di tirocinio l'ho visto al servizio al massimo 2, durante i quali è stato per la maggior parte del tempo a giocare a freecell e solitario o a inserire dati su excell. Però cazzo, l'impaginazione dei quei dati era perfetta!


16 gennaio

Primi 2 pazienti. Completamente da solo. Camperoni non c'è, la prima di tante assenze. Attila, scomparsa per i suoi impegni, mi ha dato carta bianca, le chiavi di uno stanzino da copiare al ferramenta vicino e 30 preziosissimi secondi di istruzioni su come trattare quel genere di pazienti. Sono molto fomentato e i pazienti sono molto soddisfatti.

CONTINUA...

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QUESTO BLOG NON È UNA TESTATA GIORNALISTICA

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