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martedì 19 novembre 2013

Zerocalcare: la profezia dell'armadillo

Se mi odiate regalatemi un libro a natale o per il compleanno.
La mia casa è un luogo che non accoglie persone, ma libri, e sono costretto a cercare di regolare severamente l'ingresso della carta stampata in casa, fallendo miseramente, dato che abito con gente che continuerà intelligentemente a comprare tonnellate di libri - anche inutili - fino a quando non verremo seppelliti definitivamente.
Vi è una limitata cerchia di libri che possono aggiungersi alla mia biblioteca personale e che sono abbastanza interessanti da vincere su quell'irritante sensazione che un giorno dovrò abbandonare questa casa perchè ogni suo singolo spazio per camminare, mangiare o cacare è stato occupato da libri.
Perchè succederà, visto che in questa casa si è realizzato l'idiota connubio fra l'acquisto compulsivo e l'accumulo seriale.
Detto questo, mi ero fatto prestare da un'amico uno degli albo di Zero Calcare per evitare questa gradevole sensazione.
E ho deciso che lo restituirò al proprietario e me lo comprerò per me.
La profezia dell'armadillo è un piccolo grande capolavoro.
È piacevole da leggere fin dall'introduzione scritta da Makkox, che non ha uno stile di disegno che personalmente mi piace, ma che scrive dannatamente bene.
Per chi non conosce Zerocalcare, è un fumettista che disegna strisce con storie brevi, storie di vita di tutti i giorni e trattate con umorismo, ma che ha anche provato a sperimentarsi in racconti più lunghi.
La profezia dell'armadillo è un insieme di strisce, legate le une alle altre in una trama che, tramite flashback, fa avanti e indietro fra il presente e l'infanzia dell'autore.
Si ride mentre si legge, si ride di gusto, eppure Zerocalcare non fa altro che mostrare la sua realtà, vista con gli occhi onesti di una persona semplice, schietta e con un grande senso dell'umorismo.
Non si ride soltanto.
Parla di cose serie, di una storia probabilmente vera e  dolorosa per chiunque l'ha vissuta direttamente o indirettamente. Chi legge ride, poi si ferma, stupito di fronte a come evolve la storia, a come si approfondiscono i vari protagonisti. E poi ride di nuovo e si sorride alla fine, anche se con un sorriso amaro.
Questo albo ha il sommo pregio di dare tutto questo: leggero ma anche impegnato, divertente ma anche profondo, impregnato di ambiguità nevrotiche ma anche terribilmente lucido, rudemente proletario ma anche poetico, impregnato di una nobile semplicità.
E dannatamente realistico, anche quando i personaggi sono disegnati come personaggi di fantasia per tutelarne la privacy, come impone l'espediente comico che è il marchio di zerocalcare.
Non so come saranno gli altri suoi album, ma questo è più che eccellente.

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