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sabato 28 agosto 2010

Mamma li turchi!

Non mi posso lamentare, considerando che quest'estate sono riuscito a passare una buona vacanza. Dopo un viaggio ultra economico in un luogo che mi vergogno di confidare, sono riuscito ad avere la fortuna di unirmi ad altri in un viaggio a Istambul.


Già il paragone fra l'efficientissimo e pulitissimo areoporto turco dove siamo sbarcati all'andata e il tristissimo areodromo di Fiumicino dove siamo arrivati ieri notte, provoca in me grande nostalgia.


Del resto è andata anche bene, in 7 giorni di assoluto disinteresse per la politica italiana mi immaginavo che l'Italia fosse capace di fare ulteriori figuracce, tipo dichiarare guerra al Marocco e firmare un umiliante pace dopo 6 giorni.

Prima che la nostalgia mi attanagli vorrei riportare un paio di osservazione e chicca sui 7 giorni della mia vita ottimamente spesi a Costantinopoli (non chiamatela così di fronte a un turco).


Vorrei precisare che la Istambul che ho visto è la Istambul di fine agosto, durante il periodo del Ramadam. E movimentata dalla propaganda per l'abrogazione delle leggi fatte alla nascita della Repubblica Turca.
Anche se una città mediorentale a fine agosto può spaventare per il caldo vorrei far notare che il caldo di Istambul non mi è sembrato di molto superiore rispetto al caldo appiccicoso che ho trovato una volta sceso a Roma.
Per quanto riguarda il ramadam è interessante vedere come le strade si riempiono durante la sera, dopo la sua fine. Se durante il pomeriggio per strada vedete al massimo qualche turco a commerciare (mi riferisco almeno alle zone più turistiche) di sera, finito il digiuno, le strade si riempiono di gente del luogo. Istambul, forte dei suoi 15 e passa milioni di abitanti, è caratterizzata da un'altissima varietà di luoghi, completamente diversi l'uno dall'altro. Se nelle zone più periferiche e meno note vedete la vera Istambul e i suoi abitanti, nelle zone maggiormente battute dai turisti trovate i locali e le attrazioni più smussate e rese gradibili per il turista, come l'improbabile pub nordico che vedete sopra.
Istambul è una città non definibile in base a una sola carattestica.
È una città portuale, mercantile, turistica, industriale e culturale, ci sono strutture di tanti tipi, da quelle dai colori spenti che richiamano quasi le città nordiche alle moschee e i bazar più pittoreschi e inevitabilmente dal gusto orientale. Ci sono moschee bellessime affiancate da grattacieli e cantieri edili, minareti che spuntano ovunque, strutture di tante epoche diverse.

A fianco vedete la cosiddetta pide, la pizza turca.
Mi è capitato di mangiarla in una strada di poco distante dalla via principale e di facciata, ben guardandomi dal prenderla a portar via, dato che a pochi passi da me stavano pregando in mezzo alla strada. I locali in alcuni casi non offrono bevande alcoliche in altri sì; una ragazza del posto che ho conosciuto sull'aereo, mi ha detto anche che che durante il ramadam sarebbe vietato condire cibi con le salse. Ma anche in questo caso immagini che la scelta sia a discrezione del ristoratore, a seconda di quanto sia devoto e da quanti clinenti osservanti voglia avere.


La maggiorparte degli abitanti di Istambul è naturalmente musulmana, ma esistono molti musulmani non praticanti, che si concedono qualche strappo all'osservanza (la ragazza che ho conosciuto ne è un esempio). Nel mio gruppo c'erano delle ragazze, le quali si sono sentite a volte osservate, a volte forse per astio nei confronti degli occidentali, a volte perchè i maschietti locali volevano provarci semplicemente, spinti dal mito della donna occidentale facile.

Una caratteristica di Istambul che salta all'occhio sono i gatti. Sono tanti, tantissimi, ne ho visti più di quanti ne abbia mai visto. E sono diversi da quelli italiani: vi è più varietà nelle razze rispetto a noi e sono meno timidi, li vedi per strada sparapanzati al sole, si fanno per la maggiorparte accarezzare e scattare foto, alcuni si fanno anche prendere in braccio





Altra caratteristica di Istabul è la possibilità di trovare nella stessa zona sia luoghi particolarmente curati che aree degradate. A pochissimi passi di distanza. Questa è già una caratteristica tipicamente mediterranea, ma a Istambul è più evidente.
Ci siamo persi durante una notte e ci siamo trovati in questa zona male illuminata e popolata da tizi non proprio dall'aspetto amabile. Vai a capire che cazzo me l'ha fatto fare di scattare una foto per immortalare quello scorcio di degrado rischiando le botte o peggio. Sarà stata la nostalgia della monnezza Italiana...



Questo strano tag col pugno giallo è un simbolo particolarmente ricorrente nella zona di Beyoglu, una delle zone alte della città, raggiungibili con la funivia. Il gruppo ha abbondato in ipotesi sui significati politici e antropologici di questo pugno chiuso, finendo inevitabilmente per parlare del partito comunista Turco, impegnato con l'Opposizione turca in una battaglia contro l'abrogazione delle prime leggi delle repubblica di Ataturk. Tutta la città è tappezzata di manifesti con scritto Evett (sì, aboliamo la legge come vuole il Governo) e Hair (no, non aboliamola). La ragazza che ho conosciuto ha espresso il parere a riguardo: non gliene frega un cazzo, c'è troppa retorica e poca sostanza.
Piccolo il mondo!

A fianco vediamo uno scorcio del mercato delle spezie, detto anche bazar egizianio. Di norma, sia in questo che nel Gran Bazar si contratta, ma il nostro gruppo ne è uscito piuttosto deluso, dato che la convenienza delle merci lì dentro non è molta. Forse è dovuto più al fatto che la contrattazione alla vecchia maniera - con tanto di commerciante e acquirente che discutono bevendo e contrattando fino a quando non si giunge al migliore accordo per i due -è più conveniente quando si stanno acquistando merci di alto valore. Nonostante ciò, nessuno mi ha impedito di procurarmi un po' di abbigliamento locale, comodo e leggero.
La lira turca ora vale mezzo euro, ma ha un cambio che oscilla di parecchio e alcuni commercianti accettano ben volentieri valuta in euro e dollari.
Da queste parti va molto forte il cosiddetto occhio di Allah, una pietruzza che si trova su braccialetti, portachiavi, collanine e gioiellini vari venduti a prezzi vari. Teoricamente la lotta iconoclasta proibirebbe di dare ad Allah attributi antropomorfi. Ma alla fine il marketing ha preso il sopravvento. Nel bazar i mercanti parlano quasi tutte le lingue dei paesi che portano turisti con dinero, compreso l'italiano. Peccato che gli italiani siano inevitabilmente collegati a Berlusconi, al fascismo e a Mussolini, come ti fa notare qualunque commerciante quando cerca di parlare italiano.
Sono molto ospitali, spesso a pranzo e a cena ci hanno offerto in più dolci o tè.
Un'altra cosa che si nota nei turchi mentre passeggi per le loro strade è il loro modo di guidare: guidano come pazzi, scendono lungo straduzze strette a velocità incredibili e se ci sono pedoni che attraversano non rallentano, suonano il clacson.
Durante la permanenza ci è capitato di beccare qualche fregatura da turisti. Personalmente, al massimo mi è capitato di vedere un commesso che non mi restituiva per intero il resto (ma forse era una distrazione vera e propria) ma ad altri del gruppo è capitato di farsi fregare con una visita a pagamento chiaramente abusiva in un posto che era invece aperto a tutti. Del resto, ogni paese ha la sua percentuale x di furbacchioni. Nessuna truffa ha seriamente danneggiato le nostre finanze comunque, dato che al massimo hanno alzato le nostre spese di qualche euro...in ogni caso in Italia avremmo speso il doppio e probabilmente anche più!

Non credo che in Turchia sia molto presente lo stereotipo del levantino che fotte il turista, probabilmente il mediorientale marpione che vuole approfittarsi dello straniero è più diffuso in paesi del Nord Africa, credo che i turchi siano solitamente molto più orgogliosi e non ricorrono a simili mezzucci. A questo punto siamo più levantini noi in Italia e il brutto è che l'arte di fottere il ricco stupido turista da noi è ormai un'istituzione. Mentre a Roma qualsiasi buco minimamente caratteristico è sfruttato vergognosamente fino all'osso e i suoi prezzi pompati fino all'estremo, a Istambul ci è capitato di mangiare in posti bellissimi e centralissimi pagando una vera miseria, non solo contando che lì la vita costa generalmente molto di meno, ma ho constatato che la differenza di prezzo fra quei posti e luoghi più periferici era comunque poca.

Se entrano in Europa non so come gestiranno l'euro, noi l'abbiamo fatto molto mare e abbiamo raddoppiato i prezzi. Spero che imparino la lezione, ma non ci metterei la mano sul fuoco, per quanto io abbia visto turchi per la maggior parte onesti, non so se i commercianti resisteranno alla tentazione di alzare i prezzi col cambio per guadagnare qualche soldo in più nei primi mesi dopo il passaggio alla nuova valuta (per poi rimanere fottuti come tutti gli altri perchè hanno alzato il prezzo della vita).

Parlando di onestà, a uno del gruppo è capitato di perdere il portafogli con dei documenti importanti su un taxi. Il tassista è passato durante la notte e ci ha riportato il portafogli in albergo.

Non credo che un tassista italiano l'avrebbe fatto.

EPIC WIN per la Turchia.

Quello sopra è l'interno della moschea (mi pare quella vicino al bazar delle spezie). Le moschee hanno un bell'aspetto e ti danno la scusa di liberarti delle scarpe e di fare quattro passi a piedi nudi (coi calzini però). La chiesa bizantina di santa Chora, per quanto bellina, non può competere e il fatto che il suo biglietto costi quanto l'harem del Totkapi (infinitamente più grande e bello) non alleggerisce un rapporto qualità prezzo già scadente per chi non ha bisogno fisico di vedere una chiesa, specie se i suoi mosaici li puoi vedere anche a Ravenna e specie se contiamo che dentro quella chiesa fa un caldo bestiale. Evidentemente l'alto prezzo del biglietto è giustificato dal fatto che sia una delle pochissime strutture dei poveri bizantini che hanno voluto lasciare in piedi.



Vedete questo bello scorcio?
Non è un'opera d'arte antica, è una delle pitture che potete vedere nella metropolitana di Istambul, che a quella di Roma (ma anche a quella di Milano credo) gli fa il culo a strisce.
Abbiamo viaggiato in metro, filovia, bus e tram. È molto difficile salire su un mezzo pubblico senza pagare il biglietto e, per fortuna, i mezzi pubblici sono efficienti. Alm massimo abbiamo aspettato un po' di tempo alla fermata dell'autobus, ma si trattava di un autobus col capolinea in una zona di periferia, vicino a Santa Chora, nella zona delle mura teodosiane




Questo invece è uno scorcio del Mar Nero, che abbiamo raggiunto durante la crociera sul Bosforo. Una volta in cima c'era un forte sulla collina che abbiamo scalato c'era un forte, purtroppo sbarrato (probabilmente dall'esercito per esigenze strategiche) e da lì si vedeva il mar Nero e quello che, probabilmente è il confine Nord con gli altri stati, puntualmente evidenziato da delle bandiere 10x15 m che si vedevano garrire da chilometri.






Il villaggio presso il Mar Nero che abbiamo visitato (di cui non ricordo il nome), a parte i luoghi più ovviamente turistici(vedi sotto), non aveva prezzi esagerati, probabilmente perchè il villaggio campa con gli introiti fissi garantiti dai militari della base della zona.

Questa catapecchia in legno vista dal Bosforo è una fra le tante strutture in legno a Istambul. Mi sono chiesto perchè ce ne siano così tante, dato che col caldo si rischia che scoppi un incendio peggio di quello che c'è ora in Russia. Dopo qualche gionro ho realizzato: Istambul è una zona fortemente sismica, ci sono sistematicamenti violenti terremoti ogni tot di tempo ed è meglio avere almeno qualche struttura in legno, dato che le strafighe strutture moderne antisismiche non sono a portata.




Parliamo dei turchi.
I turchi sono un miscuglio ben riuscito di etnie varie, per cui vediamo sia il tipico levantino con la pelle olivastra e dal corpo tozzo, sia individui con la pelle e gli occhi chiari, magari anche qualche biondo, a meno che non fosse un turista dall'aspetto meno sospetto del solito.
Le donne, manco a dirlo sono molto belle, almeno quelle che non portano il velo e, siccome non volevo scatenare risse (ne ho visto una in 7 giorni, una ficata) mi sono ben guardato dallo scattare foto alle donne dall'aspetto più locale.
Gli uomini hanno questi baffoni alla turca in stile giannizzero, ucciderei per averne un paio. So che nessun turco se lo vorrebbe sentir dire, ma almeno i baffi sono molto simili ai baffi che hanno i russi, anche la lingua a volte a un suono simile al russo, a tratti mi sembrava assomigliasse addirittura al giapponese. L'arabo che parlano i muezzin dai minareti è incomprensibile per loro quanto lo è per me.

Vorrei anche capire se i turchi hanno complessi di inferiorità nei confronti del mondo arabo o viceversa. Politicamente parlando sono stati i turchi quelli che alla fine hanno preso il potere sugli altri con l'Impero ottomano, ma le radici religiose, da quando si sono convertiti all'Islam, sono saldamente nelle mani degli arabi.
Istambul, in fondo, non è una città santa per l'Islam e perdipiù non fu costruita dai turchi, ma dai tanti odiati bizantini.
I turchi sono molto nazionalisti, ho visto una marea di bandiere turche che sventolavano orgogliosamente dappertutto, per non parlare dei busti di Ataturk, fondatore dell'attuale nazione turca.
Qui sotto ci sta il palazzo Bucoleon dei bizantini. Non fu distrutto dai turchi durante l'assedio come pensavo, bensi gravemente danneggiato durante l'assedio precedente perpetrato dai parte dei veneziani e in seguito abbandonato. Negli ultimi decenni dell'impero bizantino non fu riparato perchè le casse dello Stato erano vuote, ma neanche i turchi pensarono di ripararlo, lasciandolo così. Non credo sia stata una scelta imposta da mancanza di risorse, dato che ne hanno spese molte per rimettere a nuovo la città e darle un imprinting più musulmano.



Molte cose sono state lasciate com'erano, come la torre di Galata dei genovesi (vedi sotto).
Ma un trattamento speciale è stato riservato ai bizantini.
A parte gli edifici religiosi, preservati in quanto i personaggi biblici rappresentati al loro interno sono comunque riconosciuti dall'Islam, le strutture della vecchia Costantinopoli sono state lasciate in disuso o addirittura coperte dalle nuove.
Il museo archeologico ha una piccolissima sezione dedicata ai bizantini e dal modo in cui era tenuto sembrava che fosse un'ala dedicata a una civiltà lontana e spazzata via misteriosamente migliaia di anni fa, non un impero che è stato occupato nemmeno cinque secoli fa.
I palazzi sono stati lasciati a se stessi e l'ippodromo, che si trova nella zona della Moschea Blu, è completamente coperto da una piazza sulla quale sorgono, come ultimo rigurgito bizantino, gli antichi obelischi.
Credo questo sia frutto di un profondo odio o più che altro di un grande imbarazzo dei turchi che, una volta trasferita la capitale in una città davvero maestosa quale Costantinopoli, hanno fatto di tutto per farla sembrare una città che era da sempre appartenuta a loro.

Del resto, questa voglia di occultare le carte della storia non si verifica solo coi munumenti, ma l'abbiamo visto anche nel museo militare, dove la storia turca era presentata in maniera vagamente faziosa. Le spiegazioni in inglese erano presenti, ma a momenti alterni e nella stanza dedicata all'assedio di Costantinopoli vi era solo la spiegazione in turco. La storia del popolo turco presentata nel museo, che conosco mediamente bene, ha qualche buco. Nel museo menzionano gli unni, coi quali i turchi vedono qualche parentela (non so se è un po' forzata) vi è poi un buco logico di quasi 700 anni, alla fine dei quali spunta Osman, vero e proprio capostipite dell'impero Ottomano. Ho notato la mancanza che non mi spiego dei sovrani Zenki e Noradino, che credevo turchi e ovviamente spicca la totale assenza di Saladino (era curdo).

La parte più scottante è ovviamente quella dell'ala moderna.

Mio padre ha trovato la sezione dedicata agli armeni, che io non ho visto perchè evidentemente era particolarmente difficile da trovare (un caso?) e in quella sezione gli armeni sono presentati come degli assassini gangsters stupratori.

In conclusione.

Premetto che la mia esperienza si limita a Istambul, alla gita sul Bosforo e a un tratto di Asia minore percorso mentre arrivavo a Istambul dall'areoporto e quindi ho visto solo una piccola parte del paese. Da quello che ho visto ho tratto un'opinione positiva dei turchi, magari influenzata dall'ospitalità che ho ricevuto, altra loro irrinuciabile caratteristica. Credo sia un paese dalle grandi potenzialità, anche se è anche un paese dove vi grande povertà. Purtroppo, nessuno lo ammette, ma questa seconda caratteristica è considerata dall'Europa come un'altra potenzialità, dato che i nostri industriali non vedono l'ora di piazzare nuove industrie in paesi poveri dove poter sfruttare i lavoratori. La Turchia se entrerà in Europa potrà offrirle un bacino di manodopera assai vasto e culturalmente potrebbe essere una svolta. Una svolta perchè sarebbe il segno che l'Europa si sta allargando e per davvero, riuscendo a unire Stati che fino a un secolo fa si prendevano a mazzate, riuscendo a mettere piede anche nel Medio Oriente e, cosa che conta più di tutte, facendolo in maniera pacifica. Altra grandissima cosa che porterebbe la Turchia in Europa: finalmente sarà impossibile per i preti arrampicarsi sugli specchi quando sparano stronzate sulle radici cristiane europee. Il problema è sul come la Turchia entrerà. Per ora l'Unione Europea non funziona, è un insieme di Stati formalmente uniti in un organismo sovranazionale le cui direttive sono rispettate una volta sì e una volta no, le rare volte che sono rispettate è quando si tratta di metterglielo nel culo ai lavoratori. Gli Stati continuano a fare come cazzo gli pare e non abbiamo ancora una linea estera comune.

Cosa può fare la Turchia? La sua entrata potrebbe essere un segno, potrebbe permetterci di dire che, se siamo riusciti a far entrare un paese così diverso dagli altri, il primo paese a stragrande maggioranza musulmano, allora possiamo per davvero riuscire a trovare una sinergia fra Stati diversi. D'altra parte, il nuovo paese potrebbe sconvolgere gli equilibri, dato che stiamo parlando di quello che sarebbe il paese più popoloso europeo e quindi quello con più voti. La Turchia ha i suoi difetti. È un paese musulmano che, per quanto moderato, potrebbe dare grane (del resto, qui in Italia non siamo messi tanto meglio a laicità); è un paese fortemente nazionalista, ha un esercito tutt'ora funzionante e tutt'ora in azione per tentare di ristabilire un primato internazionale e militare di cui ha evidentemente grande nostalgia; è un paese che ogni tanto spara qualche colpo sui curdi e ha ancora problemi di integrazione con gli armeni. Se entrasse nell'UE senza un'adeguata preparazione, la Turchia potrebbe metterci nei guai, potrebbe rallentarci economicamente se non riuscisse a gestire bene l'euro e potrebbe creare imbarazzanti situazioni per quanto riguarda i diritti umani, problema che si potrebbe ripercuotere sugli altri paesi europei e farci andare indietro dopo tanti sforzi, foraggiando i tanti partiti di ritardati contrari all'Europa. D'altra parte l'Ingresso della Turchia sarebbe un duro colpo per questi ultimi e la risoluzione dei problemi di integrazione che abbiamo loro e noi potrebbe subire una maggiore spinta ideologica proprio in virtù dell'ingresso di un nuovo paese.

Va ricordato che l'inserimento della Turchia nell'UE non è visto di buon occhio dagli americani. Gli USA ce l'hanno ancora con loro da quando negarono all'ultimo il loro passaggio in Turchia per l'attacco all'Iraq e fra l'altro, quando lasceranno definitivamente l'Iraq, il Medio Oriente sarà più facilmente accessibile agli europei piuttosto che agli americani. Un altro problema sarebbero i rapporti con lo Stato israeliano o, più specificatamente, con i vari legami che i partiti europei hanno con le associazioni con e contro di esso.

Ce ne sono di passi da fare, la Turchia è un grande paese in tutti in sensi, nel bene o nel male. Sarei molto felice se diventasse un paese europeo, ma dobbiamo andarci molto piano e con grande attenzione.


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