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venerdì 26 aprile 2013

In treatment: la versione pizza e fichi

Per curiosità ho deciso di vedere la nuova versione italiana di In Treatment, la serie della HBO (a sua volta ispirata a una serie israeliana) ambientata nello studio di un analista che interagisce coi propri pazienti.
La serie in questione è stata vista con discreto scetticismo da parte mia, in quanto avevo dubbi che non sarebbe mai stata all'altezza di quella americana, ma mi consideravo aperto rispetto all'evenienza di cambiare idea.
Non è stato così.
Al minuto 7.16 (promo incluso) sono stato assalito da potenti conati di vomito.
Ho interrotto la serie in preda al disgusto e stupito da una reazione negativa nei confronti di un film che non provavo da un casino di tempo.
Una cagata pazzesca!
Castellitto, poverino, è l'unico che si comporta decentemente, in 7 minuti non è che dica e faccia molte cose, ma quelle poche cose le ha fatte bene con una dizione impeccabile, un voce virile e dei gesti misurati e adeguati al ruolo che interpreta.
Peccato sia un raro fiore in un mare di merda.
Partiamo dalla sua paziente, recitata da una cagna senz'appello che recita un paio di battute scritte da un altro cane senz'appello. La cagna inizia con una recitazione falsa e ridicola, ancora più ridicola se si conta che le sue battute sono sono infiocchettate con termini artificiosi e falsi. Provoca quella sensazione tipica che provo ogni volta che vedo una serie o un film italiano che cerca, fallendo pateticamente, di usare termini non propri della lingua italiana, rubati dal mondo americano e tragicamente fuori contesto nella nostra realtà. Se si limitavano a questo era già brutto, ma hanno deciso di renderlo peggiore. Dopo qualche minute il linguaggio della cagna inizia a mostrare slabbrature dialettali, dimostrando così che non è riuscita a restare sul pezzo e rimanere coerente rispetto al personaggio che le avevano detto di interpretare. Insomma se inizi una cosa male, almeno finiscila nello stesso modo!
Ma veniamo all'elemento più disturbante e triste della serie.
È IDENTICA alla serie americana.
O meglio vorrebbe esserlo, ma non lo è, perché è una copia malforme.
La musica della serie dell'HBO?
UGUALE, con qualche minima variazione: più lunga, e questo significa che il promo d'apertura è anche meno incisivo, come se non bastasse!
La prima paziente?
Identica, in tutto e per tutto, a Laura, la paziente della controparte americana.
Stesso aspetto, stessa diagnosi, stesso approccio nei confronti degli uomini, stesso transfert nei confronti del terapeuta. Solo che Laura è più brava e più figa della cagna.
Ma vaffanculo, ma allora bastava affidare la creazione della serie a qualsiasi liceale che copiava la sceneggiatura originale con copia incolla e veniva pure meglio.
Se queste sono le serie cosiddette intellettuali che produciamo, allora forse è davvero meglio se andiamo tutti a guardare I Cesaroni

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