Per un ritorno in sordina sul blog ecco a voi la mia recensione di Avengers: the Age of Ultron, ovvero un modo diverso per dire Avengers 2, titolo evitato per probabili problemi di diritti o altre quisquilie che non ci competono.
Mavabè...
In questo seguito il gruppo dei Vendicatori continua a combattere i cattivi - rigorosamente cattifi, con accento tedesco e ubicati in fantapolitici stati inesistenti di stampo simil post sovietico - a colpi di americanate e super poteri. Il gruppo mal amalgamato dei Vendicatori inizia a tritticare, da una parte c'è l'esuberanza del semprefico e anarchico Tony Stark (cavolo, quell'uomo invecchia come il vino, migliora!), dall'altra la legnosità d'altri tempi di Capitan America, combinata con l'instabilità del potere di Bruce Banner, i tormenti interni di Thor e la Vedova Nera, la cui sconvolgente patatitudine spingerebbe chiunque a fare a botte per lei. Se poi uniamo a tutto ciò un gruppo di nemici con poteri di manipolare la mente ecco che il gioco è fatto. Ah e poi ci sta Occhio di Falco, che sarà pure stabile, ma in mezzo a tutti quei superpoteri non c'è trippa per gatti se offri solo arco e frecce, War Machine, che arriva quasi a cose fatte, quando c'è da pulire e Falcon, che non fa assolutamente un cazzo.
Come nel primo episodio dei Vendicatori, il gruppo si dà da subito da fare per dare legnate a chi vuole distruggere la Terra, nella prima fase sembra addirittura debellare tutti gli avversari pericolosi sul campo.
Peccato che poi nascano conflitti interni al gruppo che annullano tutti i successi ottenuti fino a quel momento arrivando a creare, come in questo caso, altre nemici che daranno parecchio filo da torcere.
Il Villain del film è Ultron, un modello di intelligenza artificiale di tipo collettiva, localizzato in tutti i robot che ha infettato con un virus. Quest'intelligenza artificiale collettiva ha la particolarità di buttare all'aria qualunque tipo di modello dell'intelligenza artificiale classica, dove il computer è razionale, mentre qui parliamo di un intelligenza artificiale con un bel Disturbo Narcisistico e una vena nazista. E questo è l'elemento più fico del film.
La trama c'è, anche se caotica e a tratti inconsistente, gli effetti speciali sono spettacolari come sempre.
Tuttavia, ho sentito la forte mancanza di un elemento che aveva contraddistinto l'episodio precedente degli Avengers, che lo rende di gran lunga superiore al seguito: qui si ride poco.
La cosa fastidiosa non è tanto il fatto che abbiano escluso la linea comica, che comunque era uno dei punti forti dei precedenti film della Marvel, infastidisce il fatto che le battute ci siano, prorpio perché volevano mantenere questo schema, tuttavia sono battute scadenti, fiacche, adempitive, come lo sono anche alcuni dialoghi, fatto giusto tanto per far finta. Brutto dirlo, ma Tony Stark ha perso colpi, le uniche gioie per chi non è un essere femminile carico di estrogeni sono le magliette fuori contesto che indossa.
Unico cambiamento epocale rispetto ai precedenti film Marvel?
Hanno messo quasi una decina di parolacce in tutto il film, ma ciò non mi soddisfa.
E poi dai, la linea romantica con Scarlett Johanson fa accaponare la pelle!
Scarlett: dai scopiamo
Personaggio maschile che non dirò per evitare lo spoiler: no non possiamo
S: perché?
P M C N D P L S: potrebbe essere pericoloso, la gente ci vede già come individui bizzarri
S: ma non è vero
P M C N D P L S: sì invece
S: senti, mi hanno sterilizzata, possiamo scopare e non devo prendere la pillola
P M C N D P L S: non posso, ho sottoscritto un contratto con la Disney
Se lo facevano così era più credibile
Voto 6/10
Per lamentele, piagnistei, insulti e querele scrivete a tanci86@fastwebnet.it. Mandate anche una mail allo studio legale Culetti&Lopuppa & sons (mail: lopuppa.culetti@libero.it) da oggi anche su Facebook!
Padre, ho peccato: seguo questo blog!
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giovedì 23 aprile 2015
Avengers: the age of Ultron
mercoledì 18 giugno 2014
Game of Thrones: commenti a fine quarta serie
S P O I L E R
Ripeto sempre che - per chi ha letto le Cronache - Game of Thrones va visto 2 volte: la prima ti fa incazzare per le storpiature rispetto al libro, la seconda te lo fa apprezzare. Se hai digerito l'incazzatura della prima.
Purtroppo, più la serie va avanti e più le incazzature aumentano, spesso perché le grosse cazzate si accumulano per ogni personaggio, fino a diventare enormi cazzate.
Ahimè, una volta mi sentivo parte di una raffinata élite di lettori, poi mi sono reso conto conto che molti lettori delle Cronache sono stupidi quanto i lettori Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire.
Insomma posso pure capire i lettori che siano assolutamente certi che Jon Snow sia figlio di Lyanna e Rhaegar, dimenticando che esistono finora almeno altre 3 teorie altrettanto valide e non confutate che mi vengono in mente (Willa, Lady Ashara e la figlia del pescatore) e, specialmente, che Martin è un tizio assai imprevedibile e poco scontato. (E poi, le vere chicche vertono sulla discendenza di Lord Tywin e su cosa ha fatto Podrick nel bordello per non pagare!). Ma il fatto che molti lettori e lettrici credano che in realtà Rhaegar e Lyanna si amassero e ne glorificano la storia d'amore è inquietante. Se Rhaegar avesse rapito una Lyanna consenziente vorrebbe dire che:
1) Rhaegar è un puttaniere, in quanto sposato con figli
2) Lyanna è una puttana o quantomeno un'imbecille, che tradisce il promesso sposo per fuggire con un uomo sposato
3) sono tutti e 2 delle merde, perché hanno fatto scoppiare una guerra, uccise migliaia di persone, rovinato la vita di Robert, l'onore di Eddard e il nome di Jon Snow
Bravi, per voi questa è una storia d'amore da celebrare?
Detto questo, è ovvio che se molti lettori del libro hanno grossi problemi, figuriamoci le nuove leve che sono venute a conoscenza delle Cronache tramite il telefilm!
Non riesco ancora a dire se questa stagione è la peggiore fin'ora uscita.
Ci sono grandissime storpiature e cadute di stile, ma anche grandi momenti.
Il duello di Oberyn è girato con una precisione incommensurabile, e ha provocato in me le stesse emozioni che provai quando lo lessi sul libro.
La puntata delle nozze di porpora è eccezionale e tutti sanno perché.
Per fortuna, Bronn sposa lady Tanda come nel libro, evento che sarà eccezionale più che altro per il nome che darà al figlio; Ditocorto dimostra per l'ennesima volta di essere uno di quei personaggi che sono più tosti nel telefilm che nel libro.
Peter Dinklage, già eccezionale come attore, supera sé stesso.
La quarta puntata resta al momento peggiore della serie, a pari merito con l'ultima, che merita il titolo di peggior chiusura stagione; deludente la battaglia della barriera.
Il telefilm era partito bene, ma a ogni stagione ha avuto nuovi fan e ogni migliaio di fan in più si è perso in termini di fedeltà con l'originale.
Oltretutto con la prossima serie gli autori si trovano di fronte a un bivio. O far apparire pochissimo il personaggio di Sansa, dato che è stato mostrato quasi tutto quello che ha fatto nei libri fin'ora usciti. Oppure anticipare degli eventi che non sono ancora apparsi nei libri pubblicati.
Credo che faranno la seconda, dato che se aspettiamo un altro po' l'attrice di Sansa sarà irriconoscibile, già Bran ha tirato fuori la voce di un 70enne. Per i lettori della vecchia guardia sarà uno smacco, dato che non potranno più minacciare di spoiler i figli dell'Estate, per me pazienza, almeno non rischio di incazzarmi nei paragoni col libro..
Partiamo dai cambiamenti meno traumatici: molti personaggi, ancora in vita nel libro, qui muoiono, altri non appaiono, come Belwas il forte, poi ci sono eventi che vengono semplicemente anticipati rispetto al corso del libro.
Brienne e il Mastino si incontrano e hanno un combattimento, assolutamente non presente nel libro: è una cosa che ha fatto giustamente incazzare molti, anche se la giustifico perché hanno voluto accorpare due filoni.
Ci sono dei cambiamenti che per fortuna vengono rattoppati nella puntata: personaggi che non dovrebbero esistere che vengono ammazzati come successe con lady Talise, oppure gruppo che non si dovrebbero incontrare, che per fortuna prendono strade diverse all'ultimo.
Appaiono di nuovo degli omaggi al libro, come quello di Tyrion che riferisce che si diceva avesse perso il naso (come nel libro), ma li trovo dei contentini per i veri fan, il prossimo omaggio mi risulterà irritante, specie se apparirà dopo l'ennesima storpiatura.
Veniamo ai cambiamenti più cretini.
Punto primo: NON è possibile ingabbiare un metalupo, specie se a farlo è un gruppo di guardiani della notte sbandati.
Punto secondo: Ygritte non è così scema nel libro.
Nel telefilm Ygritte è la tragica vittima dell'amore che ha per Jon Snow, esita nell'ucciderlo anche se stava per farlo, nel libro non riescono neanche a guardarsi negli occhi...anche perché nel libro la battaglia avviene solo sulla barriera, senza quell'attacco combinato troppo raffinato per i bruti.
Punto terzo: Jon non sa assolutamente della presenza di Bran a due passi da lui.
Punto quarto: Shae e il suo rapporto con Tyrion.
Discorso a parte per Shae, in quanto tocca più punti.
La storpiatura di Shae è a monte, già nelle precedenti stagioni si capiva che sarebbe successa una cazzata, tanto per cominciare non doveva mostrarsi innamorata.
Nel libro succedeva un qualcosa di sconvolgente.
Tyrion scopre che la sua prima moglie in realtà non era una puttana e che Tywin aveva costretto Jaime a convincerlo del contrario.
Questo provocava l'incazzatura di Tyrion, che se la prendeva anche con Jaime, lo faceva salire su ad ammazzare prima Shae per averlo tradito e poi il padre.
Non come nell'ultima puntata, che porta Tyrion a congedarsi con baci e abbracci con Jaime, salire per farsi una passeggiata, incontrando per caso Shae che si era appena scopata il padre, per poi ammazzare quest'ultimo.
Nel libro Tyrion sbrocca dopo aver scoperto una cosa sconvolgente sul suo passato, nel telefilm sbrocca dopo aver scoperto che la seconda donna che amava l'ha tradito prima in tribunale e poi col padre. È completamente diverso così, dato che il duplice omicidio di Tyrion è a caldo.
Nel libro Shae è fondamentalmente un personaggio vittima degli eventi. Una puttana stipendiata da Tyrion che non gli aveva promesso niente se non la passione, che finisce per essere uccisa da lui in un momento di follia, di quella follia che rende i personaggti più umani e tridimensionali.
Qui Shae è una puttana in senso globale, una traditrice, un'arrivista, che ha addirittura la faccia di culo di provare ad ammazzarlo dopo che l'ha tradito sotto tutti i punti di vista.
Questo è il problema di Game of Thrones: è manicheo, i personaggi sono o infami o degli eroi, mentre il libro mostra un mondo a tinte grigie.
In Game of Thrones molti eventi sono conseguenziali, nel libro sono spinti dal caso.
Tyrion nel libro fa una porcata, impazzisce e nei libri che seguiranno rimuginerà su quanto ha fatto, sarà intontito, quasi sempre ubriaco. Con in testa l'ultima frase di Tywin riferita a dove aveva mandato la prima moglie del figlio, che nell'ultima puntata - maledetti - non hanno inserito: ovunque vadano le puttane. E quando Tyrion decide di riprendersi e a fare uso della sua intelligenza è mitico. Qui no, resta un personaggio fondamentalmente positivo, su tutta la linea, senza colpe, senza errori, vittima di altri. Piatto, anche se sempre eccezionale.
Ma questo vuole il pubblico, un mondo bianco e nero, un mondo dove le cose te le devono dire usando i cartelloni, dove non si accetta che le cose accadano per caso o che un personaggio positivo possa dare di matto.
Ripeto sempre che - per chi ha letto le Cronache - Game of Thrones va visto 2 volte: la prima ti fa incazzare per le storpiature rispetto al libro, la seconda te lo fa apprezzare. Se hai digerito l'incazzatura della prima.
Purtroppo, più la serie va avanti e più le incazzature aumentano, spesso perché le grosse cazzate si accumulano per ogni personaggio, fino a diventare enormi cazzate.
Ahimè, una volta mi sentivo parte di una raffinata élite di lettori, poi mi sono reso conto conto che molti lettori delle Cronache sono stupidi quanto i lettori Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire.
Insomma posso pure capire i lettori che siano assolutamente certi che Jon Snow sia figlio di Lyanna e Rhaegar, dimenticando che esistono finora almeno altre 3 teorie altrettanto valide e non confutate che mi vengono in mente (Willa, Lady Ashara e la figlia del pescatore) e, specialmente, che Martin è un tizio assai imprevedibile e poco scontato. (E poi, le vere chicche vertono sulla discendenza di Lord Tywin e su cosa ha fatto Podrick nel bordello per non pagare!). Ma il fatto che molti lettori e lettrici credano che in realtà Rhaegar e Lyanna si amassero e ne glorificano la storia d'amore è inquietante. Se Rhaegar avesse rapito una Lyanna consenziente vorrebbe dire che:
1) Rhaegar è un puttaniere, in quanto sposato con figli
2) Lyanna è una puttana o quantomeno un'imbecille, che tradisce il promesso sposo per fuggire con un uomo sposato
3) sono tutti e 2 delle merde, perché hanno fatto scoppiare una guerra, uccise migliaia di persone, rovinato la vita di Robert, l'onore di Eddard e il nome di Jon Snow
Bravi, per voi questa è una storia d'amore da celebrare?
Detto questo, è ovvio che se molti lettori del libro hanno grossi problemi, figuriamoci le nuove leve che sono venute a conoscenza delle Cronache tramite il telefilm!
Non riesco ancora a dire se questa stagione è la peggiore fin'ora uscita.
Ci sono grandissime storpiature e cadute di stile, ma anche grandi momenti.
Il duello di Oberyn è girato con una precisione incommensurabile, e ha provocato in me le stesse emozioni che provai quando lo lessi sul libro.
La puntata delle nozze di porpora è eccezionale e tutti sanno perché.
Per fortuna, Bronn sposa lady Tanda come nel libro, evento che sarà eccezionale più che altro per il nome che darà al figlio; Ditocorto dimostra per l'ennesima volta di essere uno di quei personaggi che sono più tosti nel telefilm che nel libro.
Peter Dinklage, già eccezionale come attore, supera sé stesso.
La quarta puntata resta al momento peggiore della serie, a pari merito con l'ultima, che merita il titolo di peggior chiusura stagione; deludente la battaglia della barriera.
Il telefilm era partito bene, ma a ogni stagione ha avuto nuovi fan e ogni migliaio di fan in più si è perso in termini di fedeltà con l'originale.
Oltretutto con la prossima serie gli autori si trovano di fronte a un bivio. O far apparire pochissimo il personaggio di Sansa, dato che è stato mostrato quasi tutto quello che ha fatto nei libri fin'ora usciti. Oppure anticipare degli eventi che non sono ancora apparsi nei libri pubblicati.
Credo che faranno la seconda, dato che se aspettiamo un altro po' l'attrice di Sansa sarà irriconoscibile, già Bran ha tirato fuori la voce di un 70enne. Per i lettori della vecchia guardia sarà uno smacco, dato che non potranno più minacciare di spoiler i figli dell'Estate, per me pazienza, almeno non rischio di incazzarmi nei paragoni col libro..
Partiamo dai cambiamenti meno traumatici: molti personaggi, ancora in vita nel libro, qui muoiono, altri non appaiono, come Belwas il forte, poi ci sono eventi che vengono semplicemente anticipati rispetto al corso del libro.
Brienne e il Mastino si incontrano e hanno un combattimento, assolutamente non presente nel libro: è una cosa che ha fatto giustamente incazzare molti, anche se la giustifico perché hanno voluto accorpare due filoni.
Ci sono dei cambiamenti che per fortuna vengono rattoppati nella puntata: personaggi che non dovrebbero esistere che vengono ammazzati come successe con lady Talise, oppure gruppo che non si dovrebbero incontrare, che per fortuna prendono strade diverse all'ultimo.
Appaiono di nuovo degli omaggi al libro, come quello di Tyrion che riferisce che si diceva avesse perso il naso (come nel libro), ma li trovo dei contentini per i veri fan, il prossimo omaggio mi risulterà irritante, specie se apparirà dopo l'ennesima storpiatura.
Veniamo ai cambiamenti più cretini.
Punto primo: NON è possibile ingabbiare un metalupo, specie se a farlo è un gruppo di guardiani della notte sbandati.
Punto secondo: Ygritte non è così scema nel libro.
Nel telefilm Ygritte è la tragica vittima dell'amore che ha per Jon Snow, esita nell'ucciderlo anche se stava per farlo, nel libro non riescono neanche a guardarsi negli occhi...anche perché nel libro la battaglia avviene solo sulla barriera, senza quell'attacco combinato troppo raffinato per i bruti.
Punto terzo: Jon non sa assolutamente della presenza di Bran a due passi da lui.
Punto quarto: Shae e il suo rapporto con Tyrion.
Discorso a parte per Shae, in quanto tocca più punti.
La storpiatura di Shae è a monte, già nelle precedenti stagioni si capiva che sarebbe successa una cazzata, tanto per cominciare non doveva mostrarsi innamorata.
Nel libro succedeva un qualcosa di sconvolgente.
Tyrion scopre che la sua prima moglie in realtà non era una puttana e che Tywin aveva costretto Jaime a convincerlo del contrario.
Questo provocava l'incazzatura di Tyrion, che se la prendeva anche con Jaime, lo faceva salire su ad ammazzare prima Shae per averlo tradito e poi il padre.
Non come nell'ultima puntata, che porta Tyrion a congedarsi con baci e abbracci con Jaime, salire per farsi una passeggiata, incontrando per caso Shae che si era appena scopata il padre, per poi ammazzare quest'ultimo.
Nel libro Tyrion sbrocca dopo aver scoperto una cosa sconvolgente sul suo passato, nel telefilm sbrocca dopo aver scoperto che la seconda donna che amava l'ha tradito prima in tribunale e poi col padre. È completamente diverso così, dato che il duplice omicidio di Tyrion è a caldo.
Nel libro Shae è fondamentalmente un personaggio vittima degli eventi. Una puttana stipendiata da Tyrion che non gli aveva promesso niente se non la passione, che finisce per essere uccisa da lui in un momento di follia, di quella follia che rende i personaggti più umani e tridimensionali.
Qui Shae è una puttana in senso globale, una traditrice, un'arrivista, che ha addirittura la faccia di culo di provare ad ammazzarlo dopo che l'ha tradito sotto tutti i punti di vista.
Questo è il problema di Game of Thrones: è manicheo, i personaggi sono o infami o degli eroi, mentre il libro mostra un mondo a tinte grigie.
In Game of Thrones molti eventi sono conseguenziali, nel libro sono spinti dal caso.
Tyrion nel libro fa una porcata, impazzisce e nei libri che seguiranno rimuginerà su quanto ha fatto, sarà intontito, quasi sempre ubriaco. Con in testa l'ultima frase di Tywin riferita a dove aveva mandato la prima moglie del figlio, che nell'ultima puntata - maledetti - non hanno inserito: ovunque vadano le puttane. E quando Tyrion decide di riprendersi e a fare uso della sua intelligenza è mitico. Qui no, resta un personaggio fondamentalmente positivo, su tutta la linea, senza colpe, senza errori, vittima di altri. Piatto, anche se sempre eccezionale.
Ma questo vuole il pubblico, un mondo bianco e nero, un mondo dove le cose te le devono dire usando i cartelloni, dove non si accetta che le cose accadano per caso o che un personaggio positivo possa dare di matto.
domenica 18 maggio 2014
The amazing spiderman 2
Credo di aver concluso che il fan medio della Marvel (Disney) sia quel tipo di fan che non aspetta altro che vedere un nuovo film dedicato ai suoi fumetti per potersi lamentare quanto è stato poco fedele all'originale.
Ci sta qualche rara eccezione, ma il più delle volte il fan se ne lamenta. Anche se non se ne perde uno.
Probabilmente farei anch'io così se avessi una solida conoscenza dei fumetti Marvel e il fatto di non averla non è di certo un vanto.
Del resto, da tempo ho accettato il fatto che il cinema non può replicare fedelmente le opere originali a cui è ispirato.
The Amazing Spiderman è un titolo che risulta antipatico perché vedo sempre con fastidio questi film che replicano un filone invece che proseguirlo. Perché rifare Spiderman da zero dopo la versione di Raimi?.
A riguardo il mondo nerd risulta spaccato fra fedeli e detrattori di Raimi, non so precisare bene quale dei due blocchi sia prevalente.
Va detto che Tobey Maguire ha la faccia da pesce lesso e che Grarfield riesce a impersonare meglio lo Spiderman adolescente; Gwen Stacy è cronologicamente più adatta rispetto a Mary Jane e, non dirò come, segue il percorso canonico del fumetti, fino alla fine; punto per Raimi per quanto riguarda invece zia May, fisionomicamente più adatta nei primi; controverso il mio giudizio su Osborne padre e figlio, fisicamente più adatti nel nuovo film, meglio gestiti dagli attori in quello di Raimi.
È probabile che il nuovo Spiderman sia per certi versi più fedele all'originale, licenze poetiche permettendo (alcune imbarazzanti e gratuite), ma per me non valeva la pena ripartire da zero, visto che la qualità e la fedeltà non sono di molto superiori all'originale.
In questo nuovo episodio Peter Parker si ritrova a gestire 2 nuovi nemici, anche se il suo più grande avversario, Jonah Jameson, non appare.
Electro è un gran villain, peccato che la sua genesi lasci perplessi.
Dico solo che non credo esista una multinazionale nel mondo occidentale con una sicurezza sul lavoro così scarsa.
Harry Osborne è invece un personaggio che ben rappresenta l'originale, trasuda la giusta antipatia, ma suscita anche quel minimo di indulgenza da parte dello spettatore che gli è dovuta.
Il problema del film sta nel ritmo.
Lento a tratti, con lunghe parentesi sulla storia d'amore di Peter Parker e sul passato della sua famiglia, per poi riprendere con scene d'azione visivamente ricche e con un'ottima e varia colonna sonora. Purtroppo i diversi filoni di trama si riuniscono in maniera troppo forzata e caotica, dando una brutta sensazione di collage.
Lo spezzone finale dopo i titoli di coda fra l'altro non c'entra un cazzo.
Voto 6/10
Ci sta qualche rara eccezione, ma il più delle volte il fan se ne lamenta. Anche se non se ne perde uno.
Probabilmente farei anch'io così se avessi una solida conoscenza dei fumetti Marvel e il fatto di non averla non è di certo un vanto.
Del resto, da tempo ho accettato il fatto che il cinema non può replicare fedelmente le opere originali a cui è ispirato.
The Amazing Spiderman è un titolo che risulta antipatico perché vedo sempre con fastidio questi film che replicano un filone invece che proseguirlo. Perché rifare Spiderman da zero dopo la versione di Raimi?.
A riguardo il mondo nerd risulta spaccato fra fedeli e detrattori di Raimi, non so precisare bene quale dei due blocchi sia prevalente.
Va detto che Tobey Maguire ha la faccia da pesce lesso e che Grarfield riesce a impersonare meglio lo Spiderman adolescente; Gwen Stacy è cronologicamente più adatta rispetto a Mary Jane e, non dirò come, segue il percorso canonico del fumetti, fino alla fine; punto per Raimi per quanto riguarda invece zia May, fisionomicamente più adatta nei primi; controverso il mio giudizio su Osborne padre e figlio, fisicamente più adatti nel nuovo film, meglio gestiti dagli attori in quello di Raimi.
È probabile che il nuovo Spiderman sia per certi versi più fedele all'originale, licenze poetiche permettendo (alcune imbarazzanti e gratuite), ma per me non valeva la pena ripartire da zero, visto che la qualità e la fedeltà non sono di molto superiori all'originale.
In questo nuovo episodio Peter Parker si ritrova a gestire 2 nuovi nemici, anche se il suo più grande avversario, Jonah Jameson, non appare.
Electro è un gran villain, peccato che la sua genesi lasci perplessi.
Dico solo che non credo esista una multinazionale nel mondo occidentale con una sicurezza sul lavoro così scarsa.
Harry Osborne è invece un personaggio che ben rappresenta l'originale, trasuda la giusta antipatia, ma suscita anche quel minimo di indulgenza da parte dello spettatore che gli è dovuta.
Il problema del film sta nel ritmo.
Lento a tratti, con lunghe parentesi sulla storia d'amore di Peter Parker e sul passato della sua famiglia, per poi riprendere con scene d'azione visivamente ricche e con un'ottima e varia colonna sonora. Purtroppo i diversi filoni di trama si riuniscono in maniera troppo forzata e caotica, dando una brutta sensazione di collage.
Lo spezzone finale dopo i titoli di coda fra l'altro non c'entra un cazzo.
Voto 6/10
venerdì 28 marzo 2014
Capitan America: the winter soldier
Premetto che Capitan America è uno degli eroi Marvel che mi affascina meno.
Troppo buono, troppo onesto, troppo precisino.
Se proprio volevano prendere un uomo degli anni '40 trapiantato nei giorni nostri era meglio farlo razzista e maschilista, allora sì che il divertimento era assicurato!
Ma la Disney, che storpia tante cose, ha preferito lasciare intaccata questa sua caratteristica dell'originale.
Grande la presenza di Robert Redford e menzione d'onore alla Vedova Nera che, scherzando scherzando, è l'eroina che ha totalizzato più presenze nei film della Marvel.
E i miei occhi sono grati di ciò.
Dopo la battaglia di New York, avvenuta nell'ancora insuperabile Avengers, proseguono le vite dei supereroi e dei terrestri, che ormai non possono più negare che ci sia qualcun altro nell'Universo.
I più avvelenati di tutti sono quelli della S.H.I.E.L.D., capeggiati da un sempre più burbero e cinico nick Fury. La terra sa, ed è sempre meno controllabile.
Il film parte con una missione poco impegnativa, che ci dà quel giusto incipit di azione e spacconerie, ma dopo la sua fine iniziano a spuntare interrogativi inquietanti.
Dopo l'inizio incalzante inizia una fase investigativa, dove non ci si può fidare di nessuno e dove i nostri eroi saranno braccati a contatto stretto, vivendo in una società dove è praticamente impossibile muovere un passo senza evitare di essere registrati in qualche modo in un database informatico.
Anche se emergono degli spunti sfiziosi su questo lato che possiamo definire di denuncia al controllo informatico, questa fase è un poco lenta, forse anche un poco approssimativa e con dialoghi a volte un po' cretini. È anche possibile che quest'ultimo tasto dolente non sia da attribuire alla sceneggiatura originale, ma all'imbarazzante traduzione italiana, che si lascia sfuggire imbarazzanti strafalcioni che sono individuati persino da me, che sono un profano.
Si riprende nel finale, potente.
Ci sta qualche colpo di scena, anche se, da quando ho iniziato a vedere Agent of SHIELD, ho imparato a stupirmi di meno quando rispuntano fuori certi personaggi nel Mondo Marvel.
Eccezionale la citazione finale che riguarda Samuel Jackson.
Nel complesso: un pizzichino sotto rispetto al seguito di Thor e ancora molto lontano dal capolavoro di The Avengers.
Ma non male.
Voto 7/10
Troppo buono, troppo onesto, troppo precisino.
Se proprio volevano prendere un uomo degli anni '40 trapiantato nei giorni nostri era meglio farlo razzista e maschilista, allora sì che il divertimento era assicurato!
Ma la Disney, che storpia tante cose, ha preferito lasciare intaccata questa sua caratteristica dell'originale.
Grande la presenza di Robert Redford e menzione d'onore alla Vedova Nera che, scherzando scherzando, è l'eroina che ha totalizzato più presenze nei film della Marvel.
E i miei occhi sono grati di ciò.
Dopo la battaglia di New York, avvenuta nell'ancora insuperabile Avengers, proseguono le vite dei supereroi e dei terrestri, che ormai non possono più negare che ci sia qualcun altro nell'Universo.
I più avvelenati di tutti sono quelli della S.H.I.E.L.D., capeggiati da un sempre più burbero e cinico nick Fury. La terra sa, ed è sempre meno controllabile.
Il film parte con una missione poco impegnativa, che ci dà quel giusto incipit di azione e spacconerie, ma dopo la sua fine iniziano a spuntare interrogativi inquietanti.
Dopo l'inizio incalzante inizia una fase investigativa, dove non ci si può fidare di nessuno e dove i nostri eroi saranno braccati a contatto stretto, vivendo in una società dove è praticamente impossibile muovere un passo senza evitare di essere registrati in qualche modo in un database informatico.
Anche se emergono degli spunti sfiziosi su questo lato che possiamo definire di denuncia al controllo informatico, questa fase è un poco lenta, forse anche un poco approssimativa e con dialoghi a volte un po' cretini. È anche possibile che quest'ultimo tasto dolente non sia da attribuire alla sceneggiatura originale, ma all'imbarazzante traduzione italiana, che si lascia sfuggire imbarazzanti strafalcioni che sono individuati persino da me, che sono un profano.
Si riprende nel finale, potente.
Ci sta qualche colpo di scena, anche se, da quando ho iniziato a vedere Agent of SHIELD, ho imparato a stupirmi di meno quando rispuntano fuori certi personaggi nel Mondo Marvel.
Eccezionale la citazione finale che riguarda Samuel Jackson.
Nel complesso: un pizzichino sotto rispetto al seguito di Thor e ancora molto lontano dal capolavoro di The Avengers.
Ma non male.
Voto 7/10
venerdì 8 novembre 2013
Machete uccide
Nella mia vita manca equilibrio, lo penso in continuazione.
Un giorno vedo il film super intellettualoide con scappellamento a destra di Lars Von Trier e un giorno mi guardo l'ultima trashata di Rodriguez. Meno male che c'è Breaking Bad, che mi fa da stella polare come punto di riferimento per l'auro equilibrio fra qualità e intrattenimento non pretenzioso!
Non so se sono cambiato io nel tempo o se è peggiorato Rodriguez, se contiamo che il primo episodio di Machete mi aveva colpito favorevolmente e questo neanche un po'.
Probabilmente entrambe, con una prevalenza del secondo.
Nel secondo episodio della saga di Machete machete, per l'appunto, uccide ancora.
Il che impone a Rodriguez di darsi una mossa a fare il prossimo Machete (che non credo che vedrò, ci devo pensarem sono confuso!) perchè Danny Trejo lo vedo sempre più imbolsito, capace che nel prossimo lo troviamo rincoglionito come Vasco Rossi.
Lo stile di Rodriguez consiste nel gestire quasi interamente da solo il film, montaggio, regia, musica, pure gli effetti speciali. Quello che ha risparmiato sulle spese lo impiega per le guest star, andando a strapagare attori molto noti e a volte anche meritatamente per fare anche solo un paio di battute. Soldi suoi, cazzi suoi.
Certo, le musiche vanno pure bene, il montaggio non mi permetto di dare giudizi negativi, ma già gli effetti speciali non brillano e lo dice uno che non è un cultore del genere. Il film è molto più sciatto del precedente, cosa che personalmente non comprendo, dato che la logica vuole che un regista famoso nel suo genere a ogni nuovo film è più ricco e ha teoricamente più risorse, mentre con questo a questo punto raccatto qua e là un paio di amici cazzoni e facciamo un film a scazzo che potrebbe venire fuori quasi allo stesso livello.
Il film fa pure ridere, il problema fondamentale è uno.
Le cazzate di quel genere fanno ridere, anche tanto, ma fanno ridere se parliamo di un cortometraggio, roba che occupa 5-10 minuti della tua giornata, anche piacevolmente. Poi stucca. Questo è il motivo per il quale il primo Machete lo mandi giù e questo no: il primo è un film pieno di cazzate, ma con una trama di base che riesce a essere sensata per 10 minuti di fila. Qui no, il film parte subito con le cazzate a gogo, ridi per i primi 15 minuti, ogni tanto ti strappa un sorriso, qualche volta ridi di nuovo, ma il resto del film lo passi con una smorfia perplessa sulla faccia.
È come se avessero messo insieme i film di James Bond, di Guerre Stellari, roba B-Movie e le avessero riempite di comparsate messicane.
Un altro problema che qui emerge forte è la tendenza all'autocelebrazione masturbatoria di Rodriguez, almeno Tarantino fa continue citazioni al mondo del cinema, in questo film ho visto un sacco di citazioni a precedenti lavori dello stesso Rodriguez (e le ho notate io che non li ho neanche visti tutti) il che è francamente squallido.
Voto 5/10
Un giorno vedo il film super intellettualoide con scappellamento a destra di Lars Von Trier e un giorno mi guardo l'ultima trashata di Rodriguez. Meno male che c'è Breaking Bad, che mi fa da stella polare come punto di riferimento per l'auro equilibrio fra qualità e intrattenimento non pretenzioso!
Non so se sono cambiato io nel tempo o se è peggiorato Rodriguez, se contiamo che il primo episodio di Machete mi aveva colpito favorevolmente e questo neanche un po'.
Probabilmente entrambe, con una prevalenza del secondo.
Nel secondo episodio della saga di Machete machete, per l'appunto, uccide ancora.
Il che impone a Rodriguez di darsi una mossa a fare il prossimo Machete (che non credo che vedrò, ci devo pensarem sono confuso!) perchè Danny Trejo lo vedo sempre più imbolsito, capace che nel prossimo lo troviamo rincoglionito come Vasco Rossi.
Lo stile di Rodriguez consiste nel gestire quasi interamente da solo il film, montaggio, regia, musica, pure gli effetti speciali. Quello che ha risparmiato sulle spese lo impiega per le guest star, andando a strapagare attori molto noti e a volte anche meritatamente per fare anche solo un paio di battute. Soldi suoi, cazzi suoi.
Certo, le musiche vanno pure bene, il montaggio non mi permetto di dare giudizi negativi, ma già gli effetti speciali non brillano e lo dice uno che non è un cultore del genere. Il film è molto più sciatto del precedente, cosa che personalmente non comprendo, dato che la logica vuole che un regista famoso nel suo genere a ogni nuovo film è più ricco e ha teoricamente più risorse, mentre con questo a questo punto raccatto qua e là un paio di amici cazzoni e facciamo un film a scazzo che potrebbe venire fuori quasi allo stesso livello.
Il film fa pure ridere, il problema fondamentale è uno.
Le cazzate di quel genere fanno ridere, anche tanto, ma fanno ridere se parliamo di un cortometraggio, roba che occupa 5-10 minuti della tua giornata, anche piacevolmente. Poi stucca. Questo è il motivo per il quale il primo Machete lo mandi giù e questo no: il primo è un film pieno di cazzate, ma con una trama di base che riesce a essere sensata per 10 minuti di fila. Qui no, il film parte subito con le cazzate a gogo, ridi per i primi 15 minuti, ogni tanto ti strappa un sorriso, qualche volta ridi di nuovo, ma il resto del film lo passi con una smorfia perplessa sulla faccia.
È come se avessero messo insieme i film di James Bond, di Guerre Stellari, roba B-Movie e le avessero riempite di comparsate messicane.
Un altro problema che qui emerge forte è la tendenza all'autocelebrazione masturbatoria di Rodriguez, almeno Tarantino fa continue citazioni al mondo del cinema, in questo film ho visto un sacco di citazioni a precedenti lavori dello stesso Rodriguez (e le ho notate io che non li ho neanche visti tutti) il che è francamente squallido.
Voto 5/10
lunedì 28 ottobre 2013
Le onde del destino
Diciamo che l'ho visto per lavoro, poi fate voi per vedere se ci credete.
Lo sto guardano in questo momento e, contando che io ultimamente mi annoio facilmente e che cazzo, in fondo parliamo cinema superculo scandinavo (!), non mi pento della scelta di fare più cose e passare il tempo durate questi terribili 159 minuti.
Il film mi è stato già spoilerato e, calcolando che anche i primi 15 minuti non erano entusiasmanti, non oso immaginare con quanta violenza verrà toccato il fondo. Perchè dicono che il fondo non si raggiunge mai, ma con Lars Von Trier mi sa che questo discorso non vale.
Cavolo, perfino le scene in cui scopano sono pesanti!
Aggiungiamo pure che ho trovato un link che mostra il film in inglese con sottotitoli in portoghese perchè mi sono detto perdio, se devo farmi del male andiamo fino in fondo!Il problema principale non è che non c'è musica, o che appaiono accenni di peli pubici, o che ha una trama triste, o che non ha attori essteticmente piacevoli o la mancanza d'azione o i rari dialoghi spalmati lungo un tempo infinito.
No quello è naturale in una pellicola che ha una simile tradizione. Disprezzarlo per quei motivi è come uscire con una neocatecumenale e poi lamentarti perchè si rifiuta di fare dei pompini come Cristo comanda (e uso una metafora perchè se Cristo comandava di fare i pompini allora avevi svoltato la serta). Certo, tutti noi se usciamo con una neocatecumenale speriamo di trovare la pecora nera o la neocatecumenale che ha deciso di uscire con la cricca sfogando tutte le pulsioni sessuale represse per anni, ma la sttistica ci dice che queste sono speranze che non pagano....nello stesso modo in cui col cinema indipendente o intellettualoide hai meno probabilità di trovare un piccolo capolavoro rispetto a una cagata pazzesca.
No.
Il punto è un altro.
Io non me ne intendo molto, non sono un addetto ai lavori, quindi se lo noto io si vede che c'è qualcosa che non va.
Il montaggio più alla cazzo di cane che abbia mai visto.
Scene che vengono troncate senza preavviso, musichette messe completamente alla cazzo di cane dopo decine di minuti senza musica e con dialoghi brevi o qualche leggero mugugnio, goffo alternarsi fra scene diverse.
Ora 00:51. Succede qualcosa di brutto nel film.
Cazzo, che peccato, e dire che fin'ora mi ero divertito da morire!
Mancano solo 102 minuti alla fine. Voglio morire.
Come diceva Renè Ferretti alla Lars Von Trier!
Ma anche no.
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mercoledì 18 settembre 2013
R.I.P.D.
Nonostante le critiche sentite su questo film, provenienti dai soliti siti nerdoni finti o puri, panzoni e incontentabili, ho deciso di andare a vedere questo film con piacere, forte del fatto che c'era il mitico Jeff Bridges e la regia è dello stesso regista di Red.
Promemoria.
Non andare mai più all'UCI di Parco Leonardo, cosa che siamo stati costretti a fare per via di una pessima distribuzione che ha dovuto ispiegabilmente subire questo film in Italia.
Non vedevo così tanto pubblicità (e aggiungerei, grazie al trailer farlocco dell'ultima merdata di Moccia, di merda) da quando fui violentato da ben 5 minuti di pubblicità della coca cola al The Space.
Non ci andate, consiglio da amico.
Tornando a R.I.P.D., ritengo sia stato meglio dell'ultimo film spaccone che ho visto, ovvero Red 2.
Nick Cruz Walker (Ryan Reynolds) è un agente della S.W.A.T. felice della sua vita, che muore e finisce nell'aldilà, dove incontra Proctor (una brava e divertente Mary-Louise Parker, fresca di Red 2) funzionaria dei piani alti (in senso biblico) che gli propone di entrare nel Dipartimento Riposa In Pace.
Tale Dipartimento è un'ente dell'alto dei cieli che gestisce il traffico delle anime che salgono in cielo, scremando quelle dannate che invece vorrebbero cercare di tornare sulla Terra a fare casini.
In quanto novellino, Nick viene affidato all'irrequieto Roy Powell (Jeff Bridges) un vecchio sceriffo del west che, nonostante le abilità, ancora si ritrova a dover stare in servizio per gli strafalcioni che occasionalmente combina durante il suo lavoro di tutore della legge dell'oltretomba.
Il loro lavoro consiste nel pizzicare queste anime dannate e Roy ha un modo tutto suo per beccarle, una sorta di interrogatorio che è probabilmente un omaggio ai test fatti a Blade Runner.
I due si ritroveranno a dover gestire un violento tirocinio di servizio di Nick e a dover più volte fronteggiare il proprio passato di vivi, ritornando il più spesso delle volte a dover pensare a come e perchè sono morti.
Nick, con un lutto della sua stessa vita mortale stroncata da elaborare, ancora non accetta la sua stessa dipartita e non vuole lasciare sola la povera moglie. Si ritroverà a fare indagini sulle persone che l'hanno portato a morire, cercando di dare senso alla sua morte almeno nella vita ultraterrena.
E scopre che la sua morte non è stata come una di quelle morti che avvengono ogni secondo nel mondo, ma è parte di un piano ben più vasto delle anime dannate.
La coppia Bridge-Reynolds va alla grande, tenuta in piedi specialmente dal vecchio Jeff, ma anche dall'altro, con la Parker che regge il gioco dall'esterno.
L'elemento più forte è senz'altro la scelta dell'aspetto che gli agenti hanno nel mondo dei vivi che li mostra come sono in realtà e come appaiono ai vivi, ovvero un Roy con fattezze di biondona e Nick nei panni del vecchio cinese, il tutto arricchito da un buon montaggio che alterna come sono in realtà e come appaiono agli ignari mortali.
Molti aspetti del film sono solo accennati, volutamente o per mancanza di tempo, purtroppo nella seconda parte c'è un discreto calo nella qualità, specie nella sceneggiatura: nella prima parte le battute di Jeff Bridges erano potenti,volgarotte al punto giusto, spaccone e ben calibrate con la sua spalla, nella seconda parte Jeff è come se ogni tanto sparasse una battuta mordace, ma artificiosa, quasi per riempire dei buchi.
Voto 7/10
martedì 27 agosto 2013
Red 2
Il classico film da estate.
Spaccone, divertente, ma non così tanto da farti sembrare stupido come chi guarda l'ennesimo cinepanettone e con un eccellente cast.
Il gruppo di superspie in ritiro ha di nuovo pane per i suoi denti, le paranoie di Marvin (John Malkovich) sono nuovamente confermate in un nuovo intreccio dove il passato del gruppo spaccaculi darà del filo da torcere.
Stavolta Frank Moses (il sempre più tosto e pelato Bruce Willis) non dovrà solo gestire le pallottole che gli vengono sparate addosso, ma anche la sua relazione sentimentale, che lui gradirebbe intrappolare in una rassicurante routine, cosa che non trova il consenso della irrequieta dolce metà (Mary Louise Parker).
Il passato riguarda l'operazione notte fonda, quello che Frank considera uno dei grandi errori del suo passato, operazione che riguarda la guest star del film, uno strampalato Antony Hopkins pieno di sorprese.
Senza bisogno di spoilerare ecco i pregi del film.
Un gruppo di attori ben oliato e affiatato, una gran bella colonna sonora, tanta azione, tanta roba e una trama più lineare del precedente, ma incalzante e non spiacevole.
Un po' banalotta purtroppo.
Il film è più incentrato stavolta sul duo Frank e Sarah e sui loro screzi di coppia e gelosie, non che sia spiacevole o zuccheroso, ma il tutto prende un po' troppo spazio ad altri elementi della trama. Marvin ad esempio, che come nel primo era il paranoico che alla fine ci azzeccava sempre, qui è diventato più assennato e meno comico, anche se si rifà con l'idea di insossare elaborati completini locali in ogni posto dove è ambientato il film.
Aimè, il film a volte cede al lato più zuccheroso, che nel primo risultava bonario, qui a tratti diventa noioso.
Un peccato, il che lo rende inferiore al primo, ma ugualmente piacevole.
Voto 7/10
Spaccone, divertente, ma non così tanto da farti sembrare stupido come chi guarda l'ennesimo cinepanettone e con un eccellente cast.
Il gruppo di superspie in ritiro ha di nuovo pane per i suoi denti, le paranoie di Marvin (John Malkovich) sono nuovamente confermate in un nuovo intreccio dove il passato del gruppo spaccaculi darà del filo da torcere.
Stavolta Frank Moses (il sempre più tosto e pelato Bruce Willis) non dovrà solo gestire le pallottole che gli vengono sparate addosso, ma anche la sua relazione sentimentale, che lui gradirebbe intrappolare in una rassicurante routine, cosa che non trova il consenso della irrequieta dolce metà (Mary Louise Parker).
Il passato riguarda l'operazione notte fonda, quello che Frank considera uno dei grandi errori del suo passato, operazione che riguarda la guest star del film, uno strampalato Antony Hopkins pieno di sorprese.
Senza bisogno di spoilerare ecco i pregi del film.
Un gruppo di attori ben oliato e affiatato, una gran bella colonna sonora, tanta azione, tanta roba e una trama più lineare del precedente, ma incalzante e non spiacevole.
Un po' banalotta purtroppo.
Il film è più incentrato stavolta sul duo Frank e Sarah e sui loro screzi di coppia e gelosie, non che sia spiacevole o zuccheroso, ma il tutto prende un po' troppo spazio ad altri elementi della trama. Marvin ad esempio, che come nel primo era il paranoico che alla fine ci azzeccava sempre, qui è diventato più assennato e meno comico, anche se si rifà con l'idea di insossare elaborati completini locali in ogni posto dove è ambientato il film.
Aimè, il film a volte cede al lato più zuccheroso, che nel primo risultava bonario, qui a tratti diventa noioso.
Un peccato, il che lo rende inferiore al primo, ma ugualmente piacevole.
Voto 7/10
lunedì 22 luglio 2013
Brad Pitt World War
Premetto che a me gli zombie veloci non piacciono.
Sono gusti, i zombi li immagino lenti, puzzolenti, stupidi e famelici. Non transigo su questo punto, poi se scoppierà l'apocalisse zombie (cosa che spesso mi auguro anche se ora lavoro in un ospedale e mi trovo quindi in uno dei luoghi a maggior rischio di contagio) e li vedremo scattanti, intelligenti, vegani e puliti, vi darò ragione.
Di certo, un film sugli zombie che li rappresenta veloci per me ha sempre un handicap. Se poi li fa superveloci e coordinati come in questo film allora si sono dati una bella zappata sui piedi.
Brad Pitt è un ex investigatore dell'ONU che si è ritirato dalla professione per poter stare vicino alla moglie e a due figlie viziate. Ed è Brad PItt, quindi è ovvio che è anche il solito figone dei miei coglioni.
Se volevano creare un personaggio che suscitasse la mia simpatia, facendolo così insopportabilmente perfetto, hanno sbagliato la mira di grosso. Non ha senso creare un personaggio maschile così, dato che ti attiri l'odio di tutto il pubblico maschile eterosessuale. E non serve crearlo così perfetto per un pubblico omosessuale e femminile, perchè parliamo di Brad Pitt, quindi sarebbe piaciuto a una ricca fetta di quel target anche se avesse fatto il netturbino nazista che gode solo se si fa cacare sul petto.
Dicevamo, Brad Pitt e la sua famiglia del cazzo si trovano nel mezo di un'apocalisse zombie.
Si salva, non si capisce un cazzo, ma si salva. Un vecchio collega lo preleva, lo separa dalla famiglia.
Dubbi dell'eroe perchè è combattuto fra lo scegliere se stare accanto a moglie frigida e figlie rompicoglioni o salvare il mondo.
Decide a malincuore di salvare il mondo, si terrà in contatto con la moglie frigida.
Niente sveltina d'addio.
SPOILER, che secondo me potete anche leggere, perchè la trama è una cagata e assolutamente prevedibile, ma io mica vi voglio condizionare eh.
Vanno in India, il genio della biochimica che lo doveva aiutare a salvare il mondo muore come un pirla, passano a salutare dei soldati che moriranno subito, vanno in Israele, che scoprono aver costruito un muro antizombie perchè dopo la Shoa sono paranoici, ma si sono dimenticati di sorvegliarlo e avevano pensato a tutto proprio tutto, ma non a dei cazzo di zombi che non solo sono veloci, ma sono anche in grado di costruire una piramide umana di 50 metri per scavalcare il muro (ok, nessuno si aspettava che lo sapessero fare, ma porca troia, mettetecele due guardie a sorvegliare il muro perchè OVVIAMENTE l'unico stronzo che riesce ad accorgersi che stavano scavalcando il muro è stato sempre Brad Pitt).
Sono passati 30 minuti di film e 4-5 giorni di tempo all'interno della catena temporale e sono già morte 3 miliardi di persone suppergiù.
Brad Pitt si salva insieme a una soldatessa, che ovviamente non tromba perchè è troppo perfetto per tradire la moglie frigida che lo crede morto.
Incontra Favino, che però non è fico quanto lui e alla fine, da solo, con una breve illuminazione alla Dr. House, scopre il modo per fottere gli zombie.
Fine, al massimo due filmatini di repertorio per mostrare la rivincita degli umani.
Potevano fare dei bei 30 minuti di controoffensiva degli umani che facevano il culo in tutto il mondo agli zombie, una spacconata alla Indipendence Day, che se non altro dava un po' di sana azione al film e dava pure l'idea che non debba fare tutto, ma proprio tutto Brad Pitt.
Invece no.
FINE DELLO SPOILER
Questo film è una vera merda.
Non trasmette niente, se non un paio di messaggini politici semiimpegnati fuori contesto e forzati.
Una volta tanto noi italiani non avevamo stravolto il titolo originale, lasciando World War Z. Abbiamo fatto male. Non è la guerra mondiale contro gli zombie, è la guerra di Brad-sonotroppofico-Pitt contro gli zombie. Gli umani sono degli spettatori nello stesso modo in cui io ho visto questa cagate di film, fa tutto lui. E non muore nemmeno.
La stronzata degli zombie iperveloci non solo è qualcosa che va contro l'immaginario comune e il mio modo di vederli, ma è anche una scelta visivamente stupida, perchè in quel modo non si capisce un cazzo e le scene d'azione sono troppo frenetiche per essere godute appieno. Il tutto ben si coniuga con una moda ormai tragicamente assodata che consiste nel rendere il plot di un film così frenetico che, in pochi minuti di visione succede di tutto.
Voto 4/10
Sono gusti, i zombi li immagino lenti, puzzolenti, stupidi e famelici. Non transigo su questo punto, poi se scoppierà l'apocalisse zombie (cosa che spesso mi auguro anche se ora lavoro in un ospedale e mi trovo quindi in uno dei luoghi a maggior rischio di contagio) e li vedremo scattanti, intelligenti, vegani e puliti, vi darò ragione.
Di certo, un film sugli zombie che li rappresenta veloci per me ha sempre un handicap. Se poi li fa superveloci e coordinati come in questo film allora si sono dati una bella zappata sui piedi.
Brad Pitt è un ex investigatore dell'ONU che si è ritirato dalla professione per poter stare vicino alla moglie e a due figlie viziate. Ed è Brad PItt, quindi è ovvio che è anche il solito figone dei miei coglioni.
Se volevano creare un personaggio che suscitasse la mia simpatia, facendolo così insopportabilmente perfetto, hanno sbagliato la mira di grosso. Non ha senso creare un personaggio maschile così, dato che ti attiri l'odio di tutto il pubblico maschile eterosessuale. E non serve crearlo così perfetto per un pubblico omosessuale e femminile, perchè parliamo di Brad Pitt, quindi sarebbe piaciuto a una ricca fetta di quel target anche se avesse fatto il netturbino nazista che gode solo se si fa cacare sul petto.
Dicevamo, Brad Pitt e la sua famiglia del cazzo si trovano nel mezo di un'apocalisse zombie.
Si salva, non si capisce un cazzo, ma si salva. Un vecchio collega lo preleva, lo separa dalla famiglia.
Dubbi dell'eroe perchè è combattuto fra lo scegliere se stare accanto a moglie frigida e figlie rompicoglioni o salvare il mondo.
Decide a malincuore di salvare il mondo, si terrà in contatto con la moglie frigida.
Niente sveltina d'addio.
SPOILER, che secondo me potete anche leggere, perchè la trama è una cagata e assolutamente prevedibile, ma io mica vi voglio condizionare eh.
Vanno in India, il genio della biochimica che lo doveva aiutare a salvare il mondo muore come un pirla, passano a salutare dei soldati che moriranno subito, vanno in Israele, che scoprono aver costruito un muro antizombie perchè dopo la Shoa sono paranoici, ma si sono dimenticati di sorvegliarlo e avevano pensato a tutto proprio tutto, ma non a dei cazzo di zombi che non solo sono veloci, ma sono anche in grado di costruire una piramide umana di 50 metri per scavalcare il muro (ok, nessuno si aspettava che lo sapessero fare, ma porca troia, mettetecele due guardie a sorvegliare il muro perchè OVVIAMENTE l'unico stronzo che riesce ad accorgersi che stavano scavalcando il muro è stato sempre Brad Pitt).
Sono passati 30 minuti di film e 4-5 giorni di tempo all'interno della catena temporale e sono già morte 3 miliardi di persone suppergiù.
Brad Pitt si salva insieme a una soldatessa, che ovviamente non tromba perchè è troppo perfetto per tradire la moglie frigida che lo crede morto.
Incontra Favino, che però non è fico quanto lui e alla fine, da solo, con una breve illuminazione alla Dr. House, scopre il modo per fottere gli zombie.
Fine, al massimo due filmatini di repertorio per mostrare la rivincita degli umani.
Potevano fare dei bei 30 minuti di controoffensiva degli umani che facevano il culo in tutto il mondo agli zombie, una spacconata alla Indipendence Day, che se non altro dava un po' di sana azione al film e dava pure l'idea che non debba fare tutto, ma proprio tutto Brad Pitt.
Invece no.
FINE DELLO SPOILER
Questo film è una vera merda.
Non trasmette niente, se non un paio di messaggini politici semiimpegnati fuori contesto e forzati.
Una volta tanto noi italiani non avevamo stravolto il titolo originale, lasciando World War Z. Abbiamo fatto male. Non è la guerra mondiale contro gli zombie, è la guerra di Brad-sonotroppofico-Pitt contro gli zombie. Gli umani sono degli spettatori nello stesso modo in cui io ho visto questa cagate di film, fa tutto lui. E non muore nemmeno.
La stronzata degli zombie iperveloci non solo è qualcosa che va contro l'immaginario comune e il mio modo di vederli, ma è anche una scelta visivamente stupida, perchè in quel modo non si capisce un cazzo e le scene d'azione sono troppo frenetiche per essere godute appieno. Il tutto ben si coniuga con una moda ormai tragicamente assodata che consiste nel rendere il plot di un film così frenetico che, in pochi minuti di visione succede di tutto.
Voto 4/10
lunedì 15 luglio 2013
Ciao Tonino
Estate pesante questa.
È morto Tonino Accolla.
Famoso per aver doppiato Homer, Eddie Murphy, Kenneth Branagh e tanti altri famosi attori, ancora più famosi in Italia grazie alla sua voce.
Famosa la celebre risata che dava a Eddie Murphy, senza contare il personaggio che gli ha permesso di essere alla ribalta più recentemente: Homer Simpson.
Come giustamente lui stesso amava precisare, credo sia giusto anche anche aggiungere che Tonino non fu solo la voce di Homer Simpson fra i suoi vari lavori, ma anche l'adattatore di tutti i dialoghi della serie dei Simpson. Non stiamo quindi parlando di un semplice esecutore, benchè eccezionale, lui ha preso in carico anche tutta la parte di sceneggiatura della versione italiana, qualcosa che per il profano o l'ignorante conta meno del doppiaggio, ma che per lui e per gli intenditori è invece una parte più che fondamentale. Si tratta di un lavoro dove non basta il semplice talento, ma dove entra in gioco una padronanza linguistica e di creatività da non dare mai per scontata. Probabilmente, senza il suo adattamento, i Simpson avrebbero avuto meno successo in italia.
Ultimamento il suo doppiaggio aveva subito un grave declino per il suo declino fisico, peraltro dovuto al fatto che ultimamente indulgeva parecchio spesso nell'uso e abuso della cocaina.
Una parte di me (molto piccola) è quasi contenta del fatto che la lunga sofferenza che lo accompagnava negli ultimi anni sia finita.
Non per una filosofia dell'eutanasia a tutti i costi.
E neanche per il fatto che questi ultimi anni siano stati all'insegna della cocaina, cosa che fra l'altro i media convenzionali e perfino internet hanno taciuto con una reverenziale pruderie.
Sbagliando. Tonino era un grande, un grande doppiatore, un grande rappresentante della tradizione del doppiaggio italiano. Non solo i grandi, ma chiunque ha il sacrosanto diritto di fare della propria vita quello che vuole e se ha intenzione di drogarsi, lo faccia senza essere tutelato da una paternalistica pietà o criticato dai moralisti.
Tonino non solo si è perso altri anni di straziante dipendenza, ma anche anni in cui avrebbe visto la sua performance e quella dei suoi colleghi peggiorare di anno in anno, perchè tutti sappiamo che anche il doppiaggio italiano, da sempre uno dei nostri pochi fiori all'occhiello, sta calando come tutto il resto.
Tonino si perde questo, se ne va dopo averci regalato anni di grandi interpretazioni e soddisfazioni per il pubblico e, mi auguro, anche per lui. Aveva iniziato - dopo il culmine della carriera - il suo declino e l'ha interrotto prima di toccare il fondo.
Muori giovane e lascia un bel corpo.
Più o meno.
È morto Tonino Accolla.
Famoso per aver doppiato Homer, Eddie Murphy, Kenneth Branagh e tanti altri famosi attori, ancora più famosi in Italia grazie alla sua voce.
Famosa la celebre risata che dava a Eddie Murphy, senza contare il personaggio che gli ha permesso di essere alla ribalta più recentemente: Homer Simpson.
Come giustamente lui stesso amava precisare, credo sia giusto anche anche aggiungere che Tonino non fu solo la voce di Homer Simpson fra i suoi vari lavori, ma anche l'adattatore di tutti i dialoghi della serie dei Simpson. Non stiamo quindi parlando di un semplice esecutore, benchè eccezionale, lui ha preso in carico anche tutta la parte di sceneggiatura della versione italiana, qualcosa che per il profano o l'ignorante conta meno del doppiaggio, ma che per lui e per gli intenditori è invece una parte più che fondamentale. Si tratta di un lavoro dove non basta il semplice talento, ma dove entra in gioco una padronanza linguistica e di creatività da non dare mai per scontata. Probabilmente, senza il suo adattamento, i Simpson avrebbero avuto meno successo in italia.
Ultimamento il suo doppiaggio aveva subito un grave declino per il suo declino fisico, peraltro dovuto al fatto che ultimamente indulgeva parecchio spesso nell'uso e abuso della cocaina.
Una parte di me (molto piccola) è quasi contenta del fatto che la lunga sofferenza che lo accompagnava negli ultimi anni sia finita.
Non per una filosofia dell'eutanasia a tutti i costi.
E neanche per il fatto che questi ultimi anni siano stati all'insegna della cocaina, cosa che fra l'altro i media convenzionali e perfino internet hanno taciuto con una reverenziale pruderie.
Sbagliando. Tonino era un grande, un grande doppiatore, un grande rappresentante della tradizione del doppiaggio italiano. Non solo i grandi, ma chiunque ha il sacrosanto diritto di fare della propria vita quello che vuole e se ha intenzione di drogarsi, lo faccia senza essere tutelato da una paternalistica pietà o criticato dai moralisti.
Tonino non solo si è perso altri anni di straziante dipendenza, ma anche anni in cui avrebbe visto la sua performance e quella dei suoi colleghi peggiorare di anno in anno, perchè tutti sappiamo che anche il doppiaggio italiano, da sempre uno dei nostri pochi fiori all'occhiello, sta calando come tutto il resto.
Tonino si perde questo, se ne va dopo averci regalato anni di grandi interpretazioni e soddisfazioni per il pubblico e, mi auguro, anche per lui. Aveva iniziato - dopo il culmine della carriera - il suo declino e l'ha interrotto prima di toccare il fondo.
Muori giovane e lascia un bel corpo.
Più o meno.
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lunedì 10 giugno 2013
Terza stagione di GOT: giudizi
Cari figli dell'estate.
Vi ho sempre visti dall'alto in basso, ma vi rispetto.
Più di quanto rispetta i vari fanboy e fangirl persi nelle loro ridicole teorie su come dovranno andare i libri o sulle mille teorie sulla vera madre di Jon Snow.
Da quando un mio amico, alla fine dell'ultima puntata della serie di GOT ha detto che leggerà i libri, ma solo quelli ambientati dopo la fine del telefilm , ho deciso che i figli dell'estate (quelli veri, quelli che dopo aver visto il telefilm, hanno letto i libri e si sono messi in pari) meritano molto più rispetto di quanto pensavo meritassero in passato.
Quindi onore a voi, cari figli dell'estate, voi non aspetterete anni interi prima del prossimo libro, voi non soffrirete quanto ho sofferto io e quei coraggiosi veterani che seguono Martin da molto più tempo, probabilmente non rimarranno dei buchi nella trama perchè è passato un decennio da quando iniziarono a leggere le cronache.
Chiedo anche scusa a un amico figlio dell'estate che ho involontariamente spoilerato su un qualcosa che non posso dire. Giuro, è la prima volta che mi capita, non volevo!
Però il link col quale l'ho involontariamente spoilerato era davvero carino!
Detto questo, iniziamo a parlare della terza stagione.
Meglio della seconda, a pari merito con la prima.
Game of Thrones è ancora il miglior telefilm in circolazione, poco da fare.
Purtroppo continua a portarsi dietro grosse pecche.
Non parlo di anticipazioni o omissioni di personaggi minori (minori almeno per me, se c'è qualche fan più integralista, chiedo scusa), parlo di radicali differenze con la trama.
Radicali come la pessima scelta di rendere Robb più stupido e adolescenziale rispetto al libro come era successo nella seconda stagione.
È succeso di nuovo, non con Robb, ma col rapporto fra Shae e Tyrion, ià sentivo che aveva iniziato a prendere una brutta piega nella seconda stagione e qui ha continuato.
Purtroppo Martin ha ceduto ad alcune cricche di fan, probabilmente a prevalenza femminile, che spingevano per dare un taglio più romantico al rapporto di alcuni personaggi che nel libro erano dipinti in maniera molto più cupa e disillusa. Tyrion è un personaggio che resta divino e ottimamente recitato, cinico, ma buono, coraggioso, ma equilibrato. Shae è ben recitata e interpretata, ma nel libro non si innamorava di Tyrion, mentre qua sta sempre più cedendo a vene romantiche.
Martin continua con la sua tendenza nel telefilm a voler rendere palese quello che nel libro era lasciato volutamente ambiguo e frutto di interpretazione sperticate dai vari funboy.
Se, da una parte hanno voluto irretire la lobby delle ragazzine che volevano il romanticismo, dall'altra hanno fatto di nuovo l'occhiolino alle lobby dei fanboy che si fanno mille pippe su qualche riga nei libri.
Fa il suo grande ingresso la spaccaculi nonna Tyrell, mancano le sue guardie del corpo Sinistro e Destro, ma lei interpreta il personaggio egregiamente.
Il grande Tywin Lannister inizia a fare lo stronzo come nel libro, era eccellente anche nell'altra stagione, ma non abbastanza stronzo, adesso è invece fedele all'originale.
Joffrey sempre più stronzo, ma ci piace così.
Troppo spazio dato a Lady Margarey, ma è una bella figa.
Il grande duo Ditocorto-Varys è sempre eccezionale, il primo un po' più bastardo, il secondo un po' più buono rispetto al libro, ma hanno il mio ok.
La stagione è potente, resa in maniera secondo me eccezionale.
Anche gli eventi di cui ero già a conoscenza sono stati forti come se non me li fossi aspettati, un pugno nello stomaco, come piace a noi.
Un appunto sulla coppio Snow-Ygritte.
Jon Snow è il peggior attore della serie, si fossilizza su un'espressione da lagnoso veramente del cazzo ed è la stessa che messo su da quando stava a grande inverno; Ygritte è, secondo me, fantastica, specie quando fa l'imitazione di Jon Snow per sfotterlo, credo che sia la miglior interpretazione femminile.
Danerys è calzante rispetto all'originale e qui raggiungerà il culmine della sua fama.
Però cazzo, la fine della stagione con lei che pare stia facendo il balletto di waka waka fa veramente pena!
venerdì 10 maggio 2013
Iron man 3
Sono andato a vedere questo film nonostante le svariate critiche che sentivo a suo riguardo, ma spinto dalla dedizione, dal gruppo di amici e da un'amica fanaticamente innamorata di Robert Downey jr.
Tony Stark conduce la sua vita a metà fra l'essere un semplice genio, miliardario, playboy filantropo (vedi Avengers) e Iron man, dedito perlopiù a perfezionare i sui equipaggiamenti e a rivivere il suo trauma subito con l'esperienza dell'invasione aliena (vedi Avengers di nuovo).
Il tutto non è certo una manna per il suo rapporto con la dedita e sempre brava e figa Pepper Potts.
Naturalmente i cattivi sono sempre in agguato e il burrascoso passato del miliardario buontempone tornerà a creargli beghe.
Ogni volta che vedo uno dei seguiti di Iron Man mi immagino Cuba Gooding jr. che si mangia le mani per aver rifiutato la parte dopo il primo film, anche se qui il suo personaggio di War Machine non è che faccia poi tanto.
Devo purtroppo dire che, effettivamente, le critiche che ho sentito sul film sono effettivamente azzeccate.
La parabola della serie di Iron Man è qualitativamente in discesa: buono nel primo film, buonino nel secondo, appena sufficiente nel terzo. E la qualità regge interamente sulle spalle di Robert Downey jr.
Il film è avvincente, le battute sferzanti di Stark sono assai sfiziose, i colpi di scena effettivamente coinvolgenti.
La trasposizione dal fumetto al film, ovvero da un'ambientazione di cortina di ferro ai giorni nostri è effettivamente riuscita, mi fece storcere il naso quando uscì il primo episodio, ma ora mi rendo conto che è ben fatta.
Permangono tuttavia grossi buchi logici, anche la colonna sonora ha subito un peggioramento, specie se calcoliamo che nel primo episodio c'era il tostissimo Back in Back degli ACDC. Aggiungerei inoltre che la prima parte del film era caratterizzata da una dizione che non mi ha pienamente soddisfatto, forse è solo colpa del doppiaggio italiano. O forse sono un po' rincoglionito, chissà.
Il finale è il tallone d'Achille del film, la battaglia è epica, ma la conclusione è troppo frettolosa e troppo a gambe all'aria, troppo vaga, forzata, illogica. Forse la conclusione è stata così affrettata e confusionaria perchè l'eventuale seguito potrebbe essere senza l'attore che ha reso celebre e valorizzato fino in fondo il protagonista (e viceversa!). Viene ventilata l'ipotesi di un ennesimo ritorno di Iron Man, ma mi trova moooolto scettico. A Robert Downey jr. non conviene tanto, sarebbe meglio che troncasse qui con questo mezzo successo e si dedicasse ad altri progetti prima di essere intrappolato in questo ruolo. Certo, Iron Man deve tanto a Robert Downey jr. come Robert Downey jr. deve tanto a Iron Man, dato che è il film che lo ha riabilitato dopo la scomparsa dalle scene, fatto sta che è il momento buono per staccarsene per tentare altrove, nonostante questo forte legame. Semmai accettasse di reindossare l'armatura, mi auguro che si faccia alzare di parecchio il compenso e, specialmente, che metta le mani sul seguito per migliorarlo rispetto all'ultimo. Se per caso rinuncerà e la prossima apparizione di Iron Man sarà priva di Robert, personalmente non credo che lo guarderò.
Voto 6/10 (6--, non metto 5 più che altro per dedizione)
Tony Stark conduce la sua vita a metà fra l'essere un semplice genio, miliardario, playboy filantropo (vedi Avengers) e Iron man, dedito perlopiù a perfezionare i sui equipaggiamenti e a rivivere il suo trauma subito con l'esperienza dell'invasione aliena (vedi Avengers di nuovo).
Il tutto non è certo una manna per il suo rapporto con la dedita e sempre brava e figa Pepper Potts.
Naturalmente i cattivi sono sempre in agguato e il burrascoso passato del miliardario buontempone tornerà a creargli beghe.
Ogni volta che vedo uno dei seguiti di Iron Man mi immagino Cuba Gooding jr. che si mangia le mani per aver rifiutato la parte dopo il primo film, anche se qui il suo personaggio di War Machine non è che faccia poi tanto.
Devo purtroppo dire che, effettivamente, le critiche che ho sentito sul film sono effettivamente azzeccate.
La parabola della serie di Iron Man è qualitativamente in discesa: buono nel primo film, buonino nel secondo, appena sufficiente nel terzo. E la qualità regge interamente sulle spalle di Robert Downey jr.
Il film è avvincente, le battute sferzanti di Stark sono assai sfiziose, i colpi di scena effettivamente coinvolgenti.
La trasposizione dal fumetto al film, ovvero da un'ambientazione di cortina di ferro ai giorni nostri è effettivamente riuscita, mi fece storcere il naso quando uscì il primo episodio, ma ora mi rendo conto che è ben fatta.
Permangono tuttavia grossi buchi logici, anche la colonna sonora ha subito un peggioramento, specie se calcoliamo che nel primo episodio c'era il tostissimo Back in Back degli ACDC. Aggiungerei inoltre che la prima parte del film era caratterizzata da una dizione che non mi ha pienamente soddisfatto, forse è solo colpa del doppiaggio italiano. O forse sono un po' rincoglionito, chissà.
Il finale è il tallone d'Achille del film, la battaglia è epica, ma la conclusione è troppo frettolosa e troppo a gambe all'aria, troppo vaga, forzata, illogica. Forse la conclusione è stata così affrettata e confusionaria perchè l'eventuale seguito potrebbe essere senza l'attore che ha reso celebre e valorizzato fino in fondo il protagonista (e viceversa!). Viene ventilata l'ipotesi di un ennesimo ritorno di Iron Man, ma mi trova moooolto scettico. A Robert Downey jr. non conviene tanto, sarebbe meglio che troncasse qui con questo mezzo successo e si dedicasse ad altri progetti prima di essere intrappolato in questo ruolo. Certo, Iron Man deve tanto a Robert Downey jr. come Robert Downey jr. deve tanto a Iron Man, dato che è il film che lo ha riabilitato dopo la scomparsa dalle scene, fatto sta che è il momento buono per staccarsene per tentare altrove, nonostante questo forte legame. Semmai accettasse di reindossare l'armatura, mi auguro che si faccia alzare di parecchio il compenso e, specialmente, che metta le mani sul seguito per migliorarlo rispetto all'ultimo. Se per caso rinuncerà e la prossima apparizione di Iron Man sarà priva di Robert, personalmente non credo che lo guarderò.
Voto 6/10 (6--, non metto 5 più che altro per dedizione)
venerdì 8 marzo 2013
Django
Settimana cinefila questa, 2 film in 2 giorni.
Do svariati contrattempi siamo riusciti a vedere Django, anche se mi mancano elementi parecchio importanti per avere un giudizio completo: devo ancora vedere l'originale, che ho visto a pezzi alla televisione esolo nella seconda parte e ho omrai capito che questi ultimi fim di Tarantino vanno visti anche in lingua originale per capire se il prodotto non filtrato dal filtraggio è esageratamente migliore o no.
Django è la versione riscritta da Tarantino sulle vicende dell'omonimo eroe. In versione ne*ra, con molto più sangue e parolacce. Il Django ne*ro (Jamie Foxx) è uno schiavo comprato da un cacciatore di taglie eccentrico e fondamentalmente di buon cuore (un grande Christoph Waltz) per poter individuare dei banditi su cui c'è una taglia. I due costruiscono un rapporto professionale e di amicizia che li porterà a incontrare il proprietario dellla moglie di Django (Leonardo di Caprio), ricco proprietario terriero che fra le varie cose possiede un maggiordomo ne*ro razzista verso i ne*ri (un truccatissimo e abile Samuel L. Jackson).
La trama, comunque avvincente e articolata, è fondamentalmente un pretesto per riempire questo film con virtuosismi, citazioni e colonne sonore.
Credo che sia uno dei film con più colonne sonore che abbia mai visto, spazia dal country al rap con disinvoltura, un po' troppo rap per i miei gusti, certo è un film su i ne*ri porca puttana, ma un pezzo rappato ci stava pure troppo, ma due o più sono fottutamente fuori posto!
Le citazioni, in pieno stile tarantiniano, si affollano in questo film, alcune mi sono sfuggite, altre possono essere colte come la presenza dell'originale Django di Franco Nero o il finale dell'insulto troncato alla buono il brutto e il cattivo. Chiamatemi pazzo, ma io ho la piena convinzione che il maggiordomo razzista sia stato recitato in maniera da essere un omaggio al Bif invecchiato di Ritorno al futuro II.
Le spacconate sono innumerevoli e c'è spazio per grasse grassissime risate, specie con la presa in giro del gruppo di antesignani membri del Ku Klux Klan.
Cristoph Waltz, il colonnello Landa del precedente film, questa volta sta dalla parte dei buoni, pur conservando un carattere di bizzarria e di stile dell'aristocratico e colto chiaramente fuori contesto in una terra di violenti razzisti. In Bastardi senza gloria c'erano i nazisti, qui i latifondisti del sud e le differenze sono davvero poche.
Il cattivo è passato fra le mani di Leonardo di Caprio, che ha preso il suo posto e si ritrova a gestire il ruolo del colonnello Landa, simile in alcuni punti ma non in tutti. Il personaggio di Di Caprio non ha la preparazione intellettuale del colonnello Landa, ma ha quella leggera vena sadica dell'omonimo e in più quella doppia faccia che lo porta a essere amabile e ospitale quando si trova di fronte a persone che ritiene amichevoli, passando poi a infame quando deve schiacciarli.
Il film, aldilà di tutti questi spunti mette a confronto grandissimi attori, la cui performance mi ha riempito di dubbi riguardo a chi fosse il più bravo da meritare l'Oscar a miglior attore non protagonista, Oscar che è andato per la seconda volta a Cristoph Waltz, che deve ringraziare Tarantino per i successi degli ultimi suoi film e viceversa.
Questo è anche l'ennesima prova che Leonardo di Caprio sia l'attore più fottutamente sfortunato di Hollywood, un ottimo attore che ogni volta si vede soffiare la statuetta perchè ha avuto la sfiga di capitare in gara con uno più bravo di lui. Avrei anche qualche dubbio su questa premiazione, dato che sono stati tuti e due eccezionali nel film e, francamente, io avrei candidato all'Oscar pure Samuel L. Jackson.
Il film procede in maniera eccellente fino alla fine, tranne che per gli ultimi venti minuti. Già nel secondo tempo il film subisce un chiaro rallentamento e una serie di contorte pianificazioni da parte di Django e il collega per liberare la moglie del primo, che poi si rivelano inutili. Questo rallentamento giustificava la preziosa e godibile entrata in scena di Di Caprio, bravissimo e con a disposizione un personaggio creato in maniera intrigante che ti permetteva di chiudere un occhio. Questi venti minuti in più sono stati un allungamento inutile del film, un'opportunità per ficcarci dentro altre citazioni che in gran parte non ho saputo apprezzare tranne l'ultima. Vedere il cameo di Tarantino non è valsa la pena, specie se vediamo un Dajngo che poco dopo, in virtù di una citazione che mi risulta oscura, decide di togliere la sella e le staffe e cavalcare a pelo.
Voto 7,5/10 (la versione originale probabilmente raggiunge l'8 pieno).
Do svariati contrattempi siamo riusciti a vedere Django, anche se mi mancano elementi parecchio importanti per avere un giudizio completo: devo ancora vedere l'originale, che ho visto a pezzi alla televisione esolo nella seconda parte e ho omrai capito che questi ultimi fim di Tarantino vanno visti anche in lingua originale per capire se il prodotto non filtrato dal filtraggio è esageratamente migliore o no.
Django è la versione riscritta da Tarantino sulle vicende dell'omonimo eroe. In versione ne*ra, con molto più sangue e parolacce. Il Django ne*ro (Jamie Foxx) è uno schiavo comprato da un cacciatore di taglie eccentrico e fondamentalmente di buon cuore (un grande Christoph Waltz) per poter individuare dei banditi su cui c'è una taglia. I due costruiscono un rapporto professionale e di amicizia che li porterà a incontrare il proprietario dellla moglie di Django (Leonardo di Caprio), ricco proprietario terriero che fra le varie cose possiede un maggiordomo ne*ro razzista verso i ne*ri (un truccatissimo e abile Samuel L. Jackson).
La trama, comunque avvincente e articolata, è fondamentalmente un pretesto per riempire questo film con virtuosismi, citazioni e colonne sonore.
Credo che sia uno dei film con più colonne sonore che abbia mai visto, spazia dal country al rap con disinvoltura, un po' troppo rap per i miei gusti, certo è un film su i ne*ri porca puttana, ma un pezzo rappato ci stava pure troppo, ma due o più sono fottutamente fuori posto!
Le citazioni, in pieno stile tarantiniano, si affollano in questo film, alcune mi sono sfuggite, altre possono essere colte come la presenza dell'originale Django di Franco Nero o il finale dell'insulto troncato alla buono il brutto e il cattivo. Chiamatemi pazzo, ma io ho la piena convinzione che il maggiordomo razzista sia stato recitato in maniera da essere un omaggio al Bif invecchiato di Ritorno al futuro II.
Le spacconate sono innumerevoli e c'è spazio per grasse grassissime risate, specie con la presa in giro del gruppo di antesignani membri del Ku Klux Klan.
Cristoph Waltz, il colonnello Landa del precedente film, questa volta sta dalla parte dei buoni, pur conservando un carattere di bizzarria e di stile dell'aristocratico e colto chiaramente fuori contesto in una terra di violenti razzisti. In Bastardi senza gloria c'erano i nazisti, qui i latifondisti del sud e le differenze sono davvero poche.
Il cattivo è passato fra le mani di Leonardo di Caprio, che ha preso il suo posto e si ritrova a gestire il ruolo del colonnello Landa, simile in alcuni punti ma non in tutti. Il personaggio di Di Caprio non ha la preparazione intellettuale del colonnello Landa, ma ha quella leggera vena sadica dell'omonimo e in più quella doppia faccia che lo porta a essere amabile e ospitale quando si trova di fronte a persone che ritiene amichevoli, passando poi a infame quando deve schiacciarli.
Il film, aldilà di tutti questi spunti mette a confronto grandissimi attori, la cui performance mi ha riempito di dubbi riguardo a chi fosse il più bravo da meritare l'Oscar a miglior attore non protagonista, Oscar che è andato per la seconda volta a Cristoph Waltz, che deve ringraziare Tarantino per i successi degli ultimi suoi film e viceversa.
Questo è anche l'ennesima prova che Leonardo di Caprio sia l'attore più fottutamente sfortunato di Hollywood, un ottimo attore che ogni volta si vede soffiare la statuetta perchè ha avuto la sfiga di capitare in gara con uno più bravo di lui. Avrei anche qualche dubbio su questa premiazione, dato che sono stati tuti e due eccezionali nel film e, francamente, io avrei candidato all'Oscar pure Samuel L. Jackson.
Il film procede in maniera eccellente fino alla fine, tranne che per gli ultimi venti minuti. Già nel secondo tempo il film subisce un chiaro rallentamento e una serie di contorte pianificazioni da parte di Django e il collega per liberare la moglie del primo, che poi si rivelano inutili. Questo rallentamento giustificava la preziosa e godibile entrata in scena di Di Caprio, bravissimo e con a disposizione un personaggio creato in maniera intrigante che ti permetteva di chiudere un occhio. Questi venti minuti in più sono stati un allungamento inutile del film, un'opportunità per ficcarci dentro altre citazioni che in gran parte non ho saputo apprezzare tranne l'ultima. Vedere il cameo di Tarantino non è valsa la pena, specie se vediamo un Dajngo che poco dopo, in virtù di una citazione che mi risulta oscura, decide di togliere la sella e le staffe e cavalcare a pelo.
Voto 7,5/10 (la versione originale probabilmente raggiunge l'8 pieno).
giovedì 7 marzo 2013
L'educazione siberiana
Finalmente ho trovato un film che mi aveva intrigato nel trailer e che non è venuto meno alle mie aspettative!
Questo film mi attirava grazie al contesto di ambientazione e all'attore principale, il vero protagonista sostanzialmente, nonno Kuzja, interprettato da un altrettanto tosto John Malkovich.
Sia il contesto che l'attore hanno fatto la loro parte, ma il film si rivela interessante e ben fatto per anche altri eccellenti motivi.
La storia è ambientata- grazie a numerosi salti temporali e flashback fra l'epoca prima, durante e dopo il Muro di Berlino - in diversi periodi nella storia dell'URSS, poi Federazione Russa e relativi ex staterelli satelliti e parla delle vicende di due importanti rappresentanti del clan-famiglia dei Siberiani. L'intreccio si svolge in uno di questi staterelli satelliti per l'appunto, la Moldova, un' area arretrata e selvaggia dell'Unione Sovietica, che continua a rispettare le sue trazioni violente e arcaiche, in aperto sfregio dei confronti delle istituzioni vecchie e nuove.
I Siberiani, il cui capostipite è per l'appunto nonno Kujza, non sono dei semplici briganti.
Uccidono, ma solo chi merita quando ha compiuto ladrocinio, spaccio, tradimento o assassinio di innocenti; rubano, ma solo i soldi di chi ha a sua volta rubato secondo loro; disprezzano il denaro, rifiutano di accumularlo in casa o in banca e se lo usano è per il sostentamento minimo.
Sono fieri, autoritari e rispettati e in perenna lotta contro lo Stato, capitalista o comunista che sia e contro i clan rivali, specie quelli che ricorrono a mezzi immorali per procacciare soldi e potere.
Oltre alla vita e agli insegnamenti del nonno, il film si dedica all'infanzia e, in seguito fanciullezza e maturità degli amici Gagarin, irruento e spregiudicato e Kolima, più pacato (ma aggressivo alla bisogna!) e scrupoloso. I due amici avranno destini e storie diverse per colpa di una serie di trascorsi, si separeranno, litigheranno e si ricongiungeranno alla fine del film.
Grande pregio della pellicola è la completa immersione nella realtà rurale di un ex stato sovietico. La Moldavia è una terra di frontiera, spietata, in continuo fermento, si trova a subire le pressioni da parte della storia, dal mondo al di fuori di essa, viene attraversata dal comunismo e poi dal capitalismo, subendo il peggio di entrambi.
I siberiani si pongono come unico baluardo nei confronti del progresso, progresso che vedono inevitabilmente come negativo, dato che quello che arriva della moderrnità in Moldova è in genere il peggio.
Klolima e Kujza si oppongono a tutto questo, mentre Gagarin assorbe come una spugna il peggio di entrambi i mondi, la furia cieca del comunismo e l'avidità senza valori del capitalismo.
Eppure l'amicizia di Kolima e Gagarin regge, sono due nemici che si rispettano, perfino Gagarin, che non crede in niente e passa sopra a tutto, riesce a vedere ancora Kolima come l'unico amico che abbia mai avuto.
Il tutto viene portato avanti da sequenze che mostrano cosa succede prima e dopo il crollo del muro di Berlino, mostrano Kolima e Gagarin e i loro amici quando erano piccoli e li mostra da adulti, il tutto accompagnato da una colonna sonora potente che accompagna le vicende dall'inizio alla fine, spaziando dalle ballate a suon di violino allegro, ma con un pizzico di malinconia, al rock pesante che non guarda in faccia a nessuno.
Qualche pezzo manca rispetto al libro, che non ho letto, spiccano alcuni ambiti che nel testo originale erano stati chiaramente approfonditi ma la loro mancanza non fa emergere un film deturpato, che invece procede in maniera liscia e intrigante dall'inizio alla fine.
Oltretutto un'ultima nota di merito è legata al fatto che il film, pur narrando di un ambiente assai spietato e in un periodo dove lo splatter va da paura, è relativamente poco violento.
Non che io sia particolarmente pauroso in questi casi, ma ho apprezzato questa sobrietà abbastanza in controtendenza.
Voto 9/10
Questo film mi attirava grazie al contesto di ambientazione e all'attore principale, il vero protagonista sostanzialmente, nonno Kuzja, interprettato da un altrettanto tosto John Malkovich.
Sia il contesto che l'attore hanno fatto la loro parte, ma il film si rivela interessante e ben fatto per anche altri eccellenti motivi.
La storia è ambientata- grazie a numerosi salti temporali e flashback fra l'epoca prima, durante e dopo il Muro di Berlino - in diversi periodi nella storia dell'URSS, poi Federazione Russa e relativi ex staterelli satelliti e parla delle vicende di due importanti rappresentanti del clan-famiglia dei Siberiani. L'intreccio si svolge in uno di questi staterelli satelliti per l'appunto, la Moldova, un' area arretrata e selvaggia dell'Unione Sovietica, che continua a rispettare le sue trazioni violente e arcaiche, in aperto sfregio dei confronti delle istituzioni vecchie e nuove.
I Siberiani, il cui capostipite è per l'appunto nonno Kujza, non sono dei semplici briganti.
Uccidono, ma solo chi merita quando ha compiuto ladrocinio, spaccio, tradimento o assassinio di innocenti; rubano, ma solo i soldi di chi ha a sua volta rubato secondo loro; disprezzano il denaro, rifiutano di accumularlo in casa o in banca e se lo usano è per il sostentamento minimo.
Sono fieri, autoritari e rispettati e in perenna lotta contro lo Stato, capitalista o comunista che sia e contro i clan rivali, specie quelli che ricorrono a mezzi immorali per procacciare soldi e potere.
Oltre alla vita e agli insegnamenti del nonno, il film si dedica all'infanzia e, in seguito fanciullezza e maturità degli amici Gagarin, irruento e spregiudicato e Kolima, più pacato (ma aggressivo alla bisogna!) e scrupoloso. I due amici avranno destini e storie diverse per colpa di una serie di trascorsi, si separeranno, litigheranno e si ricongiungeranno alla fine del film.
Grande pregio della pellicola è la completa immersione nella realtà rurale di un ex stato sovietico. La Moldavia è una terra di frontiera, spietata, in continuo fermento, si trova a subire le pressioni da parte della storia, dal mondo al di fuori di essa, viene attraversata dal comunismo e poi dal capitalismo, subendo il peggio di entrambi.
I siberiani si pongono come unico baluardo nei confronti del progresso, progresso che vedono inevitabilmente come negativo, dato che quello che arriva della moderrnità in Moldova è in genere il peggio.
Klolima e Kujza si oppongono a tutto questo, mentre Gagarin assorbe come una spugna il peggio di entrambi i mondi, la furia cieca del comunismo e l'avidità senza valori del capitalismo.
Eppure l'amicizia di Kolima e Gagarin regge, sono due nemici che si rispettano, perfino Gagarin, che non crede in niente e passa sopra a tutto, riesce a vedere ancora Kolima come l'unico amico che abbia mai avuto.
Il tutto viene portato avanti da sequenze che mostrano cosa succede prima e dopo il crollo del muro di Berlino, mostrano Kolima e Gagarin e i loro amici quando erano piccoli e li mostra da adulti, il tutto accompagnato da una colonna sonora potente che accompagna le vicende dall'inizio alla fine, spaziando dalle ballate a suon di violino allegro, ma con un pizzico di malinconia, al rock pesante che non guarda in faccia a nessuno.
Qualche pezzo manca rispetto al libro, che non ho letto, spiccano alcuni ambiti che nel testo originale erano stati chiaramente approfonditi ma la loro mancanza non fa emergere un film deturpato, che invece procede in maniera liscia e intrigante dall'inizio alla fine.
Oltretutto un'ultima nota di merito è legata al fatto che il film, pur narrando di un ambiente assai spietato e in un periodo dove lo splatter va da paura, è relativamente poco violento.
Non che io sia particolarmente pauroso in questi casi, ma ho apprezzato questa sobrietà abbastanza in controtendenza.
Voto 9/10
venerdì 22 febbraio 2013
Flight
Questo film mi titillava, a parte le pressioni di un'amica con una passione per l'areonautica civile (che siano a terra, che siano in volo, che siano guidati perfettamente o portati al disastro aereo, basta veda un jet di linea ed è una persona felice), mi titillava personalmente.
Forse perchè ho saggiamente scelto di non approfondire la trama oltre la visione del ben gestito trailer che l'ha sponsorizzato.
Avverto subito tutti che, per spiegare il mio giudizio sul film, dovrò spoilerarne il finale verso la fine del post.
William Wittaker (Denzel Washington) è un comandante di aerei di linea tosto ma dalla vita coniugale al termine, dedito all'alcolismo e a occasionale consumo di cocaina.
Gli capita ti presentarsi abbastanza ciucco alla partenza del volo e - indipendentemente da lui - si ritrova in una situazione critica dove l'aereo rischia di fracasciarsi al suolo.
Disastro annunciato, inevitabile.
Inspiegabilmente, contro ogni razionale previsione, riesce a fare un atterraggio di fortuna e a cavarsela con parecchi contusi (lui incluso) e solo 6 morti.
A quel punto parte l'inchiesta.
Da una parte i rappresentanti dei piloti lo proteggono, sostenendo che grazie a lui si sono salvati i passeggeri che altrimenti sarebbero tutti morti; dall'altra i costruttori e fornitori di pezzi di ricambio dell'aereo che sperano di addossare tutta la colpa al pilota per un disastro che sostengono essere inevitabile.
A quel punto c'è un intreccio di diverse esistenze, apparentemente slegate: da una parte quella del pilota-eroe e capro espiatorio, dall'altra una donna tossicomane. E John Goodman, personaggio intrigante quanto sfuggente.
Il film scorre in maniera fluida, incalzante e piacevole con una colonna sonora che dà la carica, dialoghi interessanti, anche se a tratti un po' artificiosi e un'ottima recitazione, sorretta da un'eccellente doppiaggio nella versione italiana, alternando momenti impegnati a quizzi demenziali.
La seconda parte del film mette in secondo piano il disastro aereo e si concentra sulla dipendenza di Denzel.
Il suo alcolismo è descritto con acume psicologico, da manuale, viene descritto il suo carattere labile, le ricadute, le risalite con i suoi sforzi di volontà che poi falliscono, la sua aggressività, i suoi tentativi manipolatori.
SPOILER
Il finale è a sorpresa, ma era probabilmente obbligato.
Zemeckis si era ritrovato di fronte a una scelta critica: buon finale vs. cattivo finale.
Il finale buono, con la guarigione dalla dipendenza, il reinserimento e la vita felice rosa-e-fiori era troppo stucchevole. Denzel ha una ricaduta, la mattina stessa dell'inchiesta è beccato ubriaco.
E qui viene John Goodman, che si rivela essere il suo pusher, quello che a ogni sbornia arrivava con la striscia di coca per rimetterlo in moto al 100%. C'era la possibilità che Wittaker si presentasse impeccabile al processo, lindo e sobrio grazie alla cocaina. Questo finale avrebbe attirato critiche infervorate da tutto il mondo, sarebbe stato forte, ma eticamente immondo.
A quel punto, ecco la scelta: la redenzione mediante la punizione.
Wittaker confessa il suo alcolismo, decide di farsi processare, di farsi mandare in prigione.
Lui ha salvato i passeggeri, ha evitato il disastro, ha compiuto il miracolo dove nessuno sarebbe riuscito.
Ma decide di pagare lo stesso, non per le vite che ha stroncato grazie alla sua abilità (invece le ha salvate), ma per le vite rovinato di chi era vicino a lui mentre era un alcolista.
Non si scappa alle proprie colpe, neanche quando sei un eroe.
Questo è il messaggio che passa spiacevolmente con questo film.
Un fatalismo protestante dei peggiori, il film è intriso di riferimenti religiosi da far schifo, questa è la più grave caduta di stile di tutto il film. Vediamo un Denzel Washington, che aveva resistito a una lunga serie di bigotti lungo tutto il corso del film, cedere alla fine del film e ringraziare Dio mentre era in prigione.
Questa sua uscita da baciapile masochista è pesata parecchio nel mio giudizio finale.
Peccato, tanto per rimanere in tema.
Voto
7/10
venerdì 21 dicembre 2012
Lo hobbit: un viaggio inaspettato
Ricomincio a scrivere qualcosa perchè...mi va.
Non avevo enormi aspettative per questo film dato che, se le proporzioni non sono un opinione, mi faceva un po storcere il naso per il fatto che lo dividessero in tre film come hanno fatto per Il signore degli anelli quando quest'ultimo libro è lungo almeno il triplo appendici escluse. Era inevitabile che vi avrebbero aggiunto una quantità di pezzi non previsti nel libro originale spropositata. Non era neanche troppo grave, dato che il cinema inevitabilmente altera i testi originali da cui e preso e, se non altro, è molto meglio aggiungere che tagliare. Sempre che si aggiungano le scene giuste!
Fortunatamente la letteratura tolkieniana offre una sterminata quantità di testi sulla Terra di Mezzo, quindi qualunque regista minimamente capace di nerdare come si deve è perfettamente in grado di fornire aggiunte alla trasposizione di uno dei libri di Tolkien pur senza dire cose per cui Tolkien si rivolterebbe nella tomba, come del resto riuscirono a fare con un prodotto ben riuscito come la trilogia de Il signore degli anelli. Magari qualche spunto non lo si prende dal libro cui si fa riferimento, ma anche da altri testi che parlano della Terra di Mezzo arricchendolo senza snaturarlo. Personalmente non ritengo particolarmente grave se all'ultima trilogia hanno voluto attingere a spunti presi dalle appendici dei libri scritti da Tolkien (ad esempio la storia d'amore fra Arwen e Aragorn, assolutamente assente nella trilogia, ma presente in altri scritti), anzi, mi farebbe più che piacere, sempre che sia fatto con misura e saggezza.
Detto questo, possiamo dire che Jackson abbia fatto il bravo. Con qualche scivolone purtroppo fastidioso.
Questa prima parte della trilogia si ispira grossomodo a metà del libro, più qualche richiamo alla storia dei nani che ritengo più che giusto, primo perchè da sempre sono un sostenitore nanico, secondo perchè è più che giusto spiegare l'origine del nome di Thorin Scudodiquercia e le vicissitudine delle sue genti.
Peter Jackson ha deciso di introdurre un elemento a mio modo di dire coraggioso: l'inserimento di canzoni, assolutamente assenti nella precedente trilogia.
Scelta difficile perchè, anche se fedele rispetto all'originale, rischiava di rendere il tutto più noioso, tuttavia è stato inserita solo una piccola quantità di intermezzi musicali, il giusto secondo me.
Il fu doppiatore di Ian McKellen è stato egregiamente sostituito da Gigi Proietti, scelta saggia, data l'importanza che riveste Gandalf (un po' troppo tosto rispetto al libro).
I nani, anche se nell'aspetto sono a volte troppo macchiettistici e a volte troppo figaccioni, sono comunque ottimamente interpretati e il personaggio di Bilbo è interpretato molto bene, specie nel primo scambio di battute che ha con Gandalf.
Gollum, la cui doppia personalità era già stata gestita in maniera eccezionale nel capitolo de Le due torri è ottimamente realizzato e la scena in cui incontra Bilbo, che è probabilmente la migliore del film per resa grafica, recitazione e fedeltà all'originale.
Purtroppo Peter Jackson ha voluto anche pisciare fuori dal vaso. Innanzitutto la sua scelta di voler forzare la mano e di collegare le due trilogie, mostrando come già dall'epoca del viaggio di Bilbo le forze del Male stessero pianificando di riemergere.
Non è così.
Il libro del Lo Hobbit non è il prequel de Il signore degli anelli, è un libro a sè, scritto precedentemente rispetto al secondo, con uno stile meno fiabesco e senza pretese allegoriche sul potere, l'unica cosa che li lega è l'anello che, secondo me, all'epoca in cui venne scritto Lo hobbit l'autore non aveva la minima idea che in futuro avrebbe dedicato un altro libro a quell'anello.
Vi è poi la forzosa introduzione di personaggi che non c'entrano nulla nel libro.
Il personaggio la cui presenza mi ha infastidito più degli altriè quello che sarà probabilmente il villain della trilogia e non ci dovrebbe essere, dato che Peter ha deciso che non moriva, ma restava semplicemente mutilato.
La scena finale che lo ritrae è completamente gratuita e fondamentalmente inutile, stesso di scorso per quella di Radagast il Bruno e la scena in cui il gruppo passa a Gran Burrone.
Voto 7/10
Non avevo enormi aspettative per questo film dato che, se le proporzioni non sono un opinione, mi faceva un po storcere il naso per il fatto che lo dividessero in tre film come hanno fatto per Il signore degli anelli quando quest'ultimo libro è lungo almeno il triplo appendici escluse. Era inevitabile che vi avrebbero aggiunto una quantità di pezzi non previsti nel libro originale spropositata. Non era neanche troppo grave, dato che il cinema inevitabilmente altera i testi originali da cui e preso e, se non altro, è molto meglio aggiungere che tagliare. Sempre che si aggiungano le scene giuste!
Fortunatamente la letteratura tolkieniana offre una sterminata quantità di testi sulla Terra di Mezzo, quindi qualunque regista minimamente capace di nerdare come si deve è perfettamente in grado di fornire aggiunte alla trasposizione di uno dei libri di Tolkien pur senza dire cose per cui Tolkien si rivolterebbe nella tomba, come del resto riuscirono a fare con un prodotto ben riuscito come la trilogia de Il signore degli anelli. Magari qualche spunto non lo si prende dal libro cui si fa riferimento, ma anche da altri testi che parlano della Terra di Mezzo arricchendolo senza snaturarlo. Personalmente non ritengo particolarmente grave se all'ultima trilogia hanno voluto attingere a spunti presi dalle appendici dei libri scritti da Tolkien (ad esempio la storia d'amore fra Arwen e Aragorn, assolutamente assente nella trilogia, ma presente in altri scritti), anzi, mi farebbe più che piacere, sempre che sia fatto con misura e saggezza.
Detto questo, possiamo dire che Jackson abbia fatto il bravo. Con qualche scivolone purtroppo fastidioso.
Questa prima parte della trilogia si ispira grossomodo a metà del libro, più qualche richiamo alla storia dei nani che ritengo più che giusto, primo perchè da sempre sono un sostenitore nanico, secondo perchè è più che giusto spiegare l'origine del nome di Thorin Scudodiquercia e le vicissitudine delle sue genti.
Peter Jackson ha deciso di introdurre un elemento a mio modo di dire coraggioso: l'inserimento di canzoni, assolutamente assenti nella precedente trilogia.
Scelta difficile perchè, anche se fedele rispetto all'originale, rischiava di rendere il tutto più noioso, tuttavia è stato inserita solo una piccola quantità di intermezzi musicali, il giusto secondo me.
Il fu doppiatore di Ian McKellen è stato egregiamente sostituito da Gigi Proietti, scelta saggia, data l'importanza che riveste Gandalf (un po' troppo tosto rispetto al libro).
I nani, anche se nell'aspetto sono a volte troppo macchiettistici e a volte troppo figaccioni, sono comunque ottimamente interpretati e il personaggio di Bilbo è interpretato molto bene, specie nel primo scambio di battute che ha con Gandalf.
Gollum, la cui doppia personalità era già stata gestita in maniera eccezionale nel capitolo de Le due torri è ottimamente realizzato e la scena in cui incontra Bilbo, che è probabilmente la migliore del film per resa grafica, recitazione e fedeltà all'originale.
Purtroppo Peter Jackson ha voluto anche pisciare fuori dal vaso. Innanzitutto la sua scelta di voler forzare la mano e di collegare le due trilogie, mostrando come già dall'epoca del viaggio di Bilbo le forze del Male stessero pianificando di riemergere.
Non è così.
Il libro del Lo Hobbit non è il prequel de Il signore degli anelli, è un libro a sè, scritto precedentemente rispetto al secondo, con uno stile meno fiabesco e senza pretese allegoriche sul potere, l'unica cosa che li lega è l'anello che, secondo me, all'epoca in cui venne scritto Lo hobbit l'autore non aveva la minima idea che in futuro avrebbe dedicato un altro libro a quell'anello.
Vi è poi la forzosa introduzione di personaggi che non c'entrano nulla nel libro.
Il personaggio la cui presenza mi ha infastidito più degli altriè quello che sarà probabilmente il villain della trilogia e non ci dovrebbe essere, dato che Peter ha deciso che non moriva, ma restava semplicemente mutilato.
La scena finale che lo ritrae è completamente gratuita e fondamentalmente inutile, stesso di scorso per quella di Radagast il Bruno e la scena in cui il gruppo passa a Gran Burrone.
Voto 7/10
giovedì 20 settembre 2012
Prometheus
Vi dirò: ultimamente per me Ridley Scott è uno di quei registi che a volte fanno roba buona e a volte la fanno scrausa.
E gli ultimi film che ho visto facevano parte della seconda. Le crociate era discreto, Robin Hood non l'ho visto tutto, ma quel poco che ho visto in Tv mi ha causato crampi allo stomaco.
Prometeus si posiziona fra questi due film che ho detto per la qualità.
Una spedizione archeologica scopre delle pitture rupestri che, come molti altri reperti archeologici, indicano una specifica costellazione dell'Universo dove si troverebbero quelli che ipotizzano siano i creatori dell'umanità.
La coppia di archeologi che guida la spedizione è composta da un archeologo tosto e antipatico (e doppiato abbastanza male nella versione italiana) e da una paleontologa credente che mi ricorda una con cui sono uscito.
I due vengono assoldati da un ricco magnate centenario che mette su una task force di vari specialisti per entrare in contatto con questi ipotetici dei.
La spedizione è guidata dalla fredda, ma milf figlia del centenario, una Charlize Theron che spicca per bellezza, ma non certo per simpatia e da Dave (Micheal Fassbender), un cyborg che ha lati più umani di molti dei suoi compagni, anche se continuamente gli dicono che non può capire perché non è un umano.
Il film parte bene, col suo discreto carico di tensione, colpi di scena, spettacolari ambientazioni ed effetti speciali.
Poi basta.
Sembra che Ridley si sia impegnato per i primi 40 minuti, poi ha passato la mano a qualcun altro.
Il film apre tante tematiche, invita a farsi tante domande e non dà nessuna risposta.
Tutto è lasciato alle libere interpretazioni del pubblico, le origini dell'Universo, le storie dei vari personaggi, le motivazioni che portano al disastro.
I personaggi sono presentati, alcuni lasciano trapelare informazioni e ombre sulle loro vite, ma giusto un accenno e anche breve, per il resto sono spesso informazioni che non spiegano le loro azioni.
Come in altri film del genere, ciò che scatena i casini è a volte insensato e a volte causato da azioni inspiegabilmente stupide, più che altro un pretesto.
Molti personaggi sono potenzialmente interessanti, peccato che non siano approfonditi nel loro background.
Il finale lascia svariate domande e moolti punti in sospeso, per poi chiudersi con l'unica risposta chiara e univoca: ci saranno spiacevoli incontri fra umani e alieni.
E, in linea con lo stile fumoso del film, non vi dico altro.
Anche io sono stronzo, lo so.
Voto 6/10
E gli ultimi film che ho visto facevano parte della seconda. Le crociate era discreto, Robin Hood non l'ho visto tutto, ma quel poco che ho visto in Tv mi ha causato crampi allo stomaco.
Prometeus si posiziona fra questi due film che ho detto per la qualità.
Una spedizione archeologica scopre delle pitture rupestri che, come molti altri reperti archeologici, indicano una specifica costellazione dell'Universo dove si troverebbero quelli che ipotizzano siano i creatori dell'umanità.
La coppia di archeologi che guida la spedizione è composta da un archeologo tosto e antipatico (e doppiato abbastanza male nella versione italiana) e da una paleontologa credente che mi ricorda una con cui sono uscito.
I due vengono assoldati da un ricco magnate centenario che mette su una task force di vari specialisti per entrare in contatto con questi ipotetici dei.
La spedizione è guidata dalla fredda, ma milf figlia del centenario, una Charlize Theron che spicca per bellezza, ma non certo per simpatia e da Dave (Micheal Fassbender), un cyborg che ha lati più umani di molti dei suoi compagni, anche se continuamente gli dicono che non può capire perché non è un umano.
Il film parte bene, col suo discreto carico di tensione, colpi di scena, spettacolari ambientazioni ed effetti speciali.
Poi basta.
Sembra che Ridley si sia impegnato per i primi 40 minuti, poi ha passato la mano a qualcun altro.
Il film apre tante tematiche, invita a farsi tante domande e non dà nessuna risposta.
Tutto è lasciato alle libere interpretazioni del pubblico, le origini dell'Universo, le storie dei vari personaggi, le motivazioni che portano al disastro.
I personaggi sono presentati, alcuni lasciano trapelare informazioni e ombre sulle loro vite, ma giusto un accenno e anche breve, per il resto sono spesso informazioni che non spiegano le loro azioni.
Come in altri film del genere, ciò che scatena i casini è a volte insensato e a volte causato da azioni inspiegabilmente stupide, più che altro un pretesto.
Molti personaggi sono potenzialmente interessanti, peccato che non siano approfonditi nel loro background.
Il finale lascia svariate domande e moolti punti in sospeso, per poi chiudersi con l'unica risposta chiara e univoca: ci saranno spiacevoli incontri fra umani e alieni.
E, in linea con lo stile fumoso del film, non vi dico altro.
Anche io sono stronzo, lo so.
Voto 6/10
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lunedì 10 settembre 2012
Il cavaliere oscuro. Il ritorno
Inizio a delineare quello che è lo stile dei film di Nolan.
Innanzitutto credo che i suoi film vadano rivisti più di una volta.
Non per ricercare significati nascosti o per divertimento, ma perchè è necessario. Questi film sono caratterizzati da dei ritmi incalzanti e degli intrecci abbastanza macchinosi.
Finchè ti trovi a guardare un film troppo frenetico come Transformers il problema non si pone, dato che il film è fondamentalmente privo di trama, recitazione e profondità dei personaggi, mentre abbonda di spettacolarità ed effetti speciali.
Se invece stai guardando Il cavaliere oscuro il problema non si pone, dato la trama è sullo sfondo e sei completamente preso dal personaggio di Joker.
Quando vidi Inception me lo sono goduto davvero, dato che il susseguirsi degli eventi è sostenuto da una grandissima attenzione dei dettagli.
Vedendo invece l'ultimo episodio della trilogia di Nolan ho avuto l'impressione che si fosse un po' lasciato andare.
Bruce Wayne, ancora traumatizzato dall'epica lotta con Joker e dalla morte della sua amata, si è ritirato di nuovo a vita privata. Il brutto è che anche il suo alter ego Batman si è ritirato, dato che i suoi servigi non lo richiedono più in una città che non lo apprezza e che gode di un periodo di tranquillità.
Gotham ha finito di stare tranquilla e di disprezzare l'aiuto del cavaliere oscuro.
Batman è sempre più preso dai lutti della sua vita, mentre Alfred, fedele e ma solido come sempre, cerca inutilmente di ridare la vita a quello che, in barba a tutte le armi tecnologiche e i miliardi, vede ancora come un pupillo indifeso.
Gordon, dopo i compromessi a cui era sceso dopo la morte di Dent, non riesce a tollerare il proprio rimorso e porta con difficoltà la mascherà di tutore della legge che ufficialmente è tenuto a dare la caccia a Batman invece che rendergli grazie per i servigi offerti alla città.
I due nuovi Villain dovranno scombussolare questo ristagno depressivo.
Catwoman è una ladra d'alto bordo, bella quanto spregiudicata. Non è la Pfeiffer di Tim Burton, il cui personaggio era descritto in maniera più completa e sfaccettata lungo la sua evoluzione da remissiva segretaria a gatta ammaliatrice, tuttavia la versione della Hataway è più aggressiva, spregiudicata e incommensurabilmente figa.
Bane è la doverosa toppa che hanno dovuto rimediare per la sua mediocre rappresentazione in Batman e Robin. Stavolta Bane non è solo tosto, ha anche un cervello ed è capace di adottare strategie complesse e aggressive e di circondarsi di un alone di terrore che mette in fuga i propri nemici e spinge a obbedire sempre anche gli amici.
Bane è un degno erede di Joker, dato che rappresenta la malvagità più spinta e determinata, anche se in questo caso a spingerlo è l'odio verso il mondo più che l'amore per il caos.
Le azioni di Bane possono essere come un completamento di quelle fatte da Joker.
Ne Il cavaliere oscuro il gioco cui Joker sottopone agli ostaggi non è altro che una semplice riproposizione su scala reale del classico dilemma del prigioniero, sfizioso per chi non lo conosce, scontato per chi sa di cosa si sta parlando.
In questo film Bane sottopone le sue vittime a un altra tortura psicologica e il tutto può essere letto come una prosecuzione del precedente dilemma, ma in chiave sociologica più ampia, dato che la sottopone a un'intera città. I risultati possono essere letti in una chiave sociopolitica contro le dittature: il terrore delle masse blocca letteralmente qualsiasi azione sovversiva, sia che avvenga contro una dittatura, sia che avvenga in uno stato di completa anarchia spacciato come rivoluzione.
Qualsiasi azione viene bloccata per il terrore di ritorsioni, anche se era stato chiaramente detto che in ogni caso ci sarebbe stata una catastrofe, che tutti però sperano che magari non succederà.
Il film va indubbiamente visto al cinema e fottetevene del 3d, ciò per cui mi ringrazierete è innanzitutto la potenza della colonna sonora, vecchio cavallo di battaglia di tutti i film su Batman e egregiamente riportato qui. Squadra che vince non si cambia.
Purtroppo, dopo l'apice di Nolan raggiunto con Inception, pare che in questo film abbia un poco allentato. Innanzitutto è seriamente difficile seguire la trama e tutti i dialoghi, specie se alcuni dialoghi sono a tratti contorti e se hai una musica perennemente a palla che ti distrae (anche perchè, ripeto, la musica fomenta un sacco!). Fra l'altro ogni tanto appaiono qua e là alcuni buchi logici, che già apparivano col precedente Batman, solo che li gliela perdonavi, dato che la trama era un pretesto ed era anche abbastanza lineare, mentre questa è più complessa. Fra l'altro alcune scene di combattimento sono un po' troppo fine a se stesse, ma pazienza. Grandi colpi di scena, il secondo tempo è di gran lunga meglio del primo e pieno di fomento.
Voto 8/10
Innanzitutto credo che i suoi film vadano rivisti più di una volta.
Non per ricercare significati nascosti o per divertimento, ma perchè è necessario. Questi film sono caratterizzati da dei ritmi incalzanti e degli intrecci abbastanza macchinosi.
Finchè ti trovi a guardare un film troppo frenetico come Transformers il problema non si pone, dato che il film è fondamentalmente privo di trama, recitazione e profondità dei personaggi, mentre abbonda di spettacolarità ed effetti speciali.
Se invece stai guardando Il cavaliere oscuro il problema non si pone, dato la trama è sullo sfondo e sei completamente preso dal personaggio di Joker.
Quando vidi Inception me lo sono goduto davvero, dato che il susseguirsi degli eventi è sostenuto da una grandissima attenzione dei dettagli.
Vedendo invece l'ultimo episodio della trilogia di Nolan ho avuto l'impressione che si fosse un po' lasciato andare.
Bruce Wayne, ancora traumatizzato dall'epica lotta con Joker e dalla morte della sua amata, si è ritirato di nuovo a vita privata. Il brutto è che anche il suo alter ego Batman si è ritirato, dato che i suoi servigi non lo richiedono più in una città che non lo apprezza e che gode di un periodo di tranquillità.
Gotham ha finito di stare tranquilla e di disprezzare l'aiuto del cavaliere oscuro.
Batman è sempre più preso dai lutti della sua vita, mentre Alfred, fedele e ma solido come sempre, cerca inutilmente di ridare la vita a quello che, in barba a tutte le armi tecnologiche e i miliardi, vede ancora come un pupillo indifeso.
Gordon, dopo i compromessi a cui era sceso dopo la morte di Dent, non riesce a tollerare il proprio rimorso e porta con difficoltà la mascherà di tutore della legge che ufficialmente è tenuto a dare la caccia a Batman invece che rendergli grazie per i servigi offerti alla città.
I due nuovi Villain dovranno scombussolare questo ristagno depressivo.
Catwoman è una ladra d'alto bordo, bella quanto spregiudicata. Non è la Pfeiffer di Tim Burton, il cui personaggio era descritto in maniera più completa e sfaccettata lungo la sua evoluzione da remissiva segretaria a gatta ammaliatrice, tuttavia la versione della Hataway è più aggressiva, spregiudicata e incommensurabilmente figa.
Bane è la doverosa toppa che hanno dovuto rimediare per la sua mediocre rappresentazione in Batman e Robin. Stavolta Bane non è solo tosto, ha anche un cervello ed è capace di adottare strategie complesse e aggressive e di circondarsi di un alone di terrore che mette in fuga i propri nemici e spinge a obbedire sempre anche gli amici.
Bane è un degno erede di Joker, dato che rappresenta la malvagità più spinta e determinata, anche se in questo caso a spingerlo è l'odio verso il mondo più che l'amore per il caos.
Le azioni di Bane possono essere come un completamento di quelle fatte da Joker.
Ne Il cavaliere oscuro il gioco cui Joker sottopone agli ostaggi non è altro che una semplice riproposizione su scala reale del classico dilemma del prigioniero, sfizioso per chi non lo conosce, scontato per chi sa di cosa si sta parlando.
In questo film Bane sottopone le sue vittime a un altra tortura psicologica e il tutto può essere letto come una prosecuzione del precedente dilemma, ma in chiave sociologica più ampia, dato che la sottopone a un'intera città. I risultati possono essere letti in una chiave sociopolitica contro le dittature: il terrore delle masse blocca letteralmente qualsiasi azione sovversiva, sia che avvenga contro una dittatura, sia che avvenga in uno stato di completa anarchia spacciato come rivoluzione.
Qualsiasi azione viene bloccata per il terrore di ritorsioni, anche se era stato chiaramente detto che in ogni caso ci sarebbe stata una catastrofe, che tutti però sperano che magari non succederà.
Il film va indubbiamente visto al cinema e fottetevene del 3d, ciò per cui mi ringrazierete è innanzitutto la potenza della colonna sonora, vecchio cavallo di battaglia di tutti i film su Batman e egregiamente riportato qui. Squadra che vince non si cambia.
Purtroppo, dopo l'apice di Nolan raggiunto con Inception, pare che in questo film abbia un poco allentato. Innanzitutto è seriamente difficile seguire la trama e tutti i dialoghi, specie se alcuni dialoghi sono a tratti contorti e se hai una musica perennemente a palla che ti distrae (anche perchè, ripeto, la musica fomenta un sacco!). Fra l'altro ogni tanto appaiono qua e là alcuni buchi logici, che già apparivano col precedente Batman, solo che li gliela perdonavi, dato che la trama era un pretesto ed era anche abbastanza lineare, mentre questa è più complessa. Fra l'altro alcune scene di combattimento sono un po' troppo fine a se stesse, ma pazienza. Grandi colpi di scena, il secondo tempo è di gran lunga meglio del primo e pieno di fomento.
Voto 8/10
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sabato 18 agosto 2012
The dictator
L'ultimo film di Sacha Baron Cohen è un piccolo gioiellino.
Lo è perché è un film senza pretese e senza scrupoli, che non si sofferma a sparare a zero su praticamente qualsiasi argomento scibile attuale che sia la politica, l'antisemitismo, il maschilismo, la religione, il razzismo, il sessimo, il patriottismo o il politicamente corretto in generale o qualsiasi altro campo dove trovi un permaloso con una grossa coda di paglia e un bagaglio culturale abbastanza piccolo da potersi offendere.
Non mi sono informato su quanti animi sensibili ha turbato questo film, se ci sono state proteste da parte di qualche associazione culturale o di minoranze svantaggiate.
E francamente non me ne frega niente.
Il dittatore ammiraglio-generale Aladeen (Sacha Baron Cohen) dello Stato immaginario di Wadiya è il capo supremo e non voluto della sua nazione, liberamente ispirato a un mix di dittatori degli ultimi tempi, da Saddam a Kim Jon Li, fra cui spicca fra tutti Gheddafi per somiglianza e stile coreografico.
Aladeen è stupido quanto ricco, crudele e potente nella sua nazione e viene convinto dallo zio Consigliere (Ben Kingsley) a presentarsi alle Nazioni Unite per rendere conto della non cristallina ricerca sul nucleare nel suo paese.
Non mi va di stressarmi e di cercare similitudini anche con Silvio Berlusconi, è possibile che siano volute, come è anche possibile che siano delle coincidenze.
La trama del film è il classico pretesto per far ridere il pubblico e ci riesce bene.
Il film riesce anche a evitare quella spiacevole tendenza, diffusa in molte commedie demenziali, che consiste nell'offrire un primo tempo altamente spassoso a cui segue un secondo tempo dove il ritmo rallenta perchè viene ceduto il passo a quella linea più romantica e impegnata.
Del resto è qui il punto di forza del film: una spontaneità efficace e spensierata.
Non si sono fatti mettere dei paletti per evitare di offendere qualcuno, non si sono fatti problemi per dare a tutti costi un senso logico in alcuni punti.
L'importante era far ridere e inserire al contempo alcune frecciatine satiriche qua e là.
E ci sono più che riusciti.
Voto 8/10
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mercoledì 21 dicembre 2011
Midnight in Paris
Il protagonista da lui interpretato è quello di uno scrittore di sceneggiature americano che si ritrova a Parigi mentre sogna di abbandonare il disprezzato ruolo di sceneggiatore per buttarsi a capofitto nella carriera di scrittore. Il personaggio in questione è un individuo profondamente insicuro, schivo e solitario, vagamente passivo-aggressivo nei cofronti della fidanzata e con una grande nostalgia per la magica Parigi degli anni '20 (nostalgia per nulla ricambiata dalla fidanzata snob e bovarista). Inutile dire che Owen Wilson interpreta un personaggio creato a immagine e somiglianza di Woody Allen!
Il protagonista si ritrova catapultato nella sua adorata Parigi anni '20, dove si ambienta subito.
Presto si renderà conto che in realtà non esiste un era realmente perfetta, spesso il passato ci sembra migliore del presente solo perchè il presente ci annoia, noi ci lamentiamo del nostro tempo come negli anni '20 ci si lamentava del periodo in cui vivevano nello stesso modo.
Il film è molto semplice e ha una trama lineare, che tutta via prende lo spettatore.
La scena migliore è senza dubbio quella del dialogo con i surrealisti, con un Dalì interpretato da nientepopodimeno che Adrian Brody; ma anche Ernest Hemingway è un elemento altamente affascinante e ottimamente reso.
Certo, il film non ha dialoghi arguti che reggano il confronto con quelli di altri film, nè con quelli del più recente Basta che funzioni nè con le vecchie glorie di Allen.
A parte il protagonista, reso ottimamente da Owen, i personaggi del presente come la moglie, la sua famiglia e le sue amicizie, sono terribilmente stereotipate, per niente tridimensionali come personalità, dato che hanno l'unica funzione di suscitare profonda antipatia e compassione verso il protagonista. Molto alla Woody Allen come stile, ma dà l'impressione che sia stato fatto un lavoro più frettoloso del solito, anche se, per fortuna la recitazione resta ottima in tutti gli attori.
Il film è molto semplice, di una semplicità però schietta e affascinante e pieno di citazioni colte a personaggi letterali molto ben resi, senza che però il film risulti pomposo o enciclopedico.
Certo, Woody ha fatto questo film senza un impegno esagerato perchè aveva bisogno di fare soldi velocemente puntando ai suoi fan. Tuttavia il risultato è soddisfacente.
Voto 7/10
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NEL NOME DELL'ODIO
Sano, liberatorio, onesto, politicamente scorretto.
Qualcuno può rompere per gli argomenti che tratto e per come li tratto, ma ci stiamo dimenticando una cosa importante: chi crea un blog può scriverci quello che cazzo gli pare.
Qualcuno può rompere per gli argomenti che tratto e per come li tratto, ma ci stiamo dimenticando una cosa importante: chi crea un blog può scriverci quello che cazzo gli pare.
QUESTO BLOG NON È UNA TESTATA GIORNALISTICA
QUINDI NON ROMPETE. GRAZIE.