S P O I L E R
Ripeto sempre che - per chi ha letto le Cronache - Game of Thrones va visto 2 volte: la prima ti fa incazzare per le storpiature rispetto al libro, la seconda te lo fa apprezzare. Se hai digerito l'incazzatura della prima.
Purtroppo, più la serie va avanti e più le incazzature aumentano, spesso perché le grosse cazzate si accumulano per ogni personaggio, fino a diventare enormi cazzate.
Ahimè, una volta mi sentivo parte di una raffinata élite di lettori, poi mi sono reso conto conto che molti lettori delle Cronache sono stupidi quanto i lettori Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire.
Insomma posso pure capire i lettori che siano assolutamente certi che Jon Snow sia figlio di Lyanna e Rhaegar, dimenticando che esistono finora almeno altre 3 teorie altrettanto valide e non confutate che mi vengono in mente (Willa, Lady Ashara e la figlia del pescatore) e, specialmente, che Martin è un tizio assai imprevedibile e poco scontato. (E poi, le vere chicche vertono sulla discendenza di Lord Tywin e su cosa ha fatto Podrick nel bordello per non pagare!). Ma il fatto che molti lettori e lettrici credano che in realtà Rhaegar e Lyanna si amassero e ne glorificano la storia d'amore è inquietante. Se Rhaegar avesse rapito una Lyanna consenziente vorrebbe dire che:
1) Rhaegar è un puttaniere, in quanto sposato con figli
2) Lyanna è una puttana o quantomeno un'imbecille, che tradisce il promesso sposo per fuggire con un uomo sposato
3) sono tutti e 2 delle merde, perché hanno fatto scoppiare una guerra, uccise migliaia di persone, rovinato la vita di Robert, l'onore di Eddard e il nome di Jon Snow
Bravi, per voi questa è una storia d'amore da celebrare?
Detto questo, è ovvio che se molti lettori del libro hanno grossi problemi, figuriamoci le nuove leve che sono venute a conoscenza delle Cronache tramite il telefilm!
Non riesco ancora a dire se questa stagione è la peggiore fin'ora uscita.
Ci sono grandissime storpiature e cadute di stile, ma anche grandi momenti.
Il duello di Oberyn è girato con una precisione incommensurabile, e ha provocato in me le stesse emozioni che provai quando lo lessi sul libro.
La puntata delle nozze di porpora è eccezionale e tutti sanno perché.
Per fortuna, Bronn sposa lady Tanda come nel libro, evento che sarà eccezionale più che altro per il nome che darà al figlio; Ditocorto dimostra per l'ennesima volta di essere uno di quei personaggi che sono più tosti nel telefilm che nel libro.
Peter Dinklage, già eccezionale come attore, supera sé stesso.
La quarta puntata resta al momento peggiore della serie, a pari merito con l'ultima, che merita il titolo di peggior chiusura stagione; deludente la battaglia della barriera.
Il telefilm era partito bene, ma a ogni stagione ha avuto nuovi fan e ogni migliaio di fan in più si è perso in termini di fedeltà con l'originale.
Oltretutto con la prossima serie gli autori si trovano di fronte a un bivio. O far apparire pochissimo il personaggio di Sansa, dato che è stato mostrato quasi tutto quello che ha fatto nei libri fin'ora usciti. Oppure anticipare degli eventi che non sono ancora apparsi nei libri pubblicati.
Credo che faranno la seconda, dato che se aspettiamo un altro po' l'attrice di Sansa sarà irriconoscibile, già Bran ha tirato fuori la voce di un 70enne. Per i lettori della vecchia guardia sarà uno smacco, dato che non potranno più minacciare di spoiler i figli dell'Estate, per me pazienza, almeno non rischio di incazzarmi nei paragoni col libro..
Partiamo dai cambiamenti meno traumatici: molti personaggi, ancora in vita nel libro, qui muoiono, altri non appaiono, come Belwas il forte, poi ci sono eventi che vengono semplicemente anticipati rispetto al corso del libro.
Brienne e il Mastino si incontrano e hanno un combattimento, assolutamente non presente nel libro: è una cosa che ha fatto giustamente incazzare molti, anche se la giustifico perché hanno voluto accorpare due filoni.
Ci sono dei cambiamenti che per fortuna vengono rattoppati nella puntata: personaggi che non dovrebbero esistere che vengono ammazzati come successe con lady Talise, oppure gruppo che non si dovrebbero incontrare, che per fortuna prendono strade diverse all'ultimo.
Appaiono di nuovo degli omaggi al libro, come quello di Tyrion che riferisce che si diceva avesse perso il naso (come nel libro), ma li trovo dei contentini per i veri fan, il prossimo omaggio mi risulterà irritante, specie se apparirà dopo l'ennesima storpiatura.
Veniamo ai cambiamenti più cretini.
Punto primo: NON è possibile ingabbiare un metalupo, specie se a farlo è un gruppo di guardiani della notte sbandati.
Punto secondo: Ygritte non è così scema nel libro.
Nel telefilm Ygritte è la tragica vittima dell'amore che ha per Jon Snow, esita nell'ucciderlo anche se stava per farlo, nel libro non riescono neanche a guardarsi negli occhi...anche perché nel libro la battaglia avviene solo sulla barriera, senza quell'attacco combinato troppo raffinato per i bruti.
Punto terzo: Jon non sa assolutamente della presenza di Bran a due passi da lui.
Punto quarto: Shae e il suo rapporto con Tyrion.
Discorso a parte per Shae, in quanto tocca più punti.
La storpiatura di Shae è a monte, già nelle precedenti stagioni si capiva che sarebbe successa una cazzata, tanto per cominciare non doveva mostrarsi innamorata.
Nel libro succedeva un qualcosa di sconvolgente.
Tyrion scopre che la sua prima moglie in realtà non era una puttana e che Tywin aveva costretto Jaime a convincerlo del contrario.
Questo provocava l'incazzatura di Tyrion, che se la prendeva anche con Jaime, lo faceva salire su ad ammazzare prima Shae per averlo tradito e poi il padre.
Non come nell'ultima puntata, che porta Tyrion a congedarsi con baci e abbracci con Jaime, salire per farsi una passeggiata, incontrando per caso Shae che si era appena scopata il padre, per poi ammazzare quest'ultimo.
Nel libro Tyrion sbrocca dopo aver scoperto una cosa sconvolgente sul suo passato, nel telefilm sbrocca dopo aver scoperto che la seconda donna che amava l'ha tradito prima in tribunale e poi col padre. È completamente diverso così, dato che il duplice omicidio di Tyrion è a caldo.
Nel libro Shae è fondamentalmente un personaggio vittima degli eventi. Una puttana stipendiata da Tyrion che non gli aveva promesso niente se non la passione, che finisce per essere uccisa da lui in un momento di follia, di quella follia che rende i personaggti più umani e tridimensionali.
Qui Shae è una puttana in senso globale, una traditrice, un'arrivista, che ha addirittura la faccia di culo di provare ad ammazzarlo dopo che l'ha tradito sotto tutti i punti di vista.
Questo è il problema di Game of Thrones: è manicheo, i personaggi sono o infami o degli eroi, mentre il libro mostra un mondo a tinte grigie.
In Game of Thrones molti eventi sono conseguenziali, nel libro sono spinti dal caso.
Tyrion nel libro fa una porcata, impazzisce e nei libri che seguiranno rimuginerà su quanto ha fatto, sarà intontito, quasi sempre ubriaco. Con in testa l'ultima frase di Tywin riferita a dove aveva mandato la prima moglie del figlio, che nell'ultima puntata - maledetti - non hanno inserito: ovunque vadano le puttane. E quando Tyrion decide di riprendersi e a fare uso della sua intelligenza è mitico. Qui no, resta un personaggio fondamentalmente positivo, su tutta la linea, senza colpe, senza errori, vittima di altri. Piatto, anche se sempre eccezionale.
Ma questo vuole il pubblico, un mondo bianco e nero, un mondo dove le cose te le devono dire usando i cartelloni, dove non si accetta che le cose accadano per caso o che un personaggio positivo possa dare di matto.
Per lamentele, piagnistei, insulti e querele scrivete a tanci86@fastwebnet.it. Mandate anche una mail allo studio legale Culetti&Lopuppa & sons (mail: lopuppa.culetti@libero.it) da oggi anche su Facebook!
Padre, ho peccato: seguo questo blog!
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mercoledì 18 giugno 2014
Game of Thrones: commenti a fine quarta serie
martedì 19 novembre 2013
Zerocalcare: la profezia dell'armadillo
Se mi odiate regalatemi un libro a natale o per il compleanno.
La mia casa è un luogo che non accoglie persone, ma libri, e sono costretto a cercare di regolare severamente l'ingresso della carta stampata in casa, fallendo miseramente, dato che abito con gente che continuerà intelligentemente a comprare tonnellate di libri - anche inutili - fino a quando non verremo seppelliti definitivamente.
Vi è una limitata cerchia di libri che possono aggiungersi alla mia biblioteca personale e che sono abbastanza interessanti da vincere su quell'irritante sensazione che un giorno dovrò abbandonare questa casa perchè ogni suo singolo spazio per camminare, mangiare o cacare è stato occupato da libri.
Perchè succederà, visto che in questa casa si è realizzato l'idiota connubio fra l'acquisto compulsivo e l'accumulo seriale.
Detto questo, mi ero fatto prestare da un'amico uno degli albo di Zero Calcare per evitare questa gradevole sensazione.
E ho deciso che lo restituirò al proprietario e me lo comprerò per me.
La profezia dell'armadillo è un piccolo grande capolavoro.
È piacevole da leggere fin dall'introduzione scritta da Makkox, che non ha uno stile di disegno che personalmente mi piace, ma che scrive dannatamente bene.
Per chi non conosce Zerocalcare, è un fumettista che disegna strisce con storie brevi, storie di vita di tutti i giorni e trattate con umorismo, ma che ha anche provato a sperimentarsi in racconti più lunghi.
La profezia dell'armadillo è un insieme di strisce, legate le une alle altre in una trama che, tramite flashback, fa avanti e indietro fra il presente e l'infanzia dell'autore.
Si ride mentre si legge, si ride di gusto, eppure Zerocalcare non fa altro che mostrare la sua realtà, vista con gli occhi onesti di una persona semplice, schietta e con un grande senso dell'umorismo.
Non si ride soltanto.
Parla di cose serie, di una storia probabilmente vera e dolorosa per chiunque l'ha vissuta direttamente o indirettamente. Chi legge ride, poi si ferma, stupito di fronte a come evolve la storia, a come si approfondiscono i vari protagonisti. E poi ride di nuovo e si sorride alla fine, anche se con un sorriso amaro.
Questo albo ha il sommo pregio di dare tutto questo: leggero ma anche impegnato, divertente ma anche profondo, impregnato di ambiguità nevrotiche ma anche terribilmente lucido, rudemente proletario ma anche poetico, impregnato di una nobile semplicità.
E dannatamente realistico, anche quando i personaggi sono disegnati come personaggi di fantasia per tutelarne la privacy, come impone l'espediente comico che è il marchio di zerocalcare.
Non so come saranno gli altri suoi album, ma questo è più che eccellente.
La mia casa è un luogo che non accoglie persone, ma libri, e sono costretto a cercare di regolare severamente l'ingresso della carta stampata in casa, fallendo miseramente, dato che abito con gente che continuerà intelligentemente a comprare tonnellate di libri - anche inutili - fino a quando non verremo seppelliti definitivamente.
Vi è una limitata cerchia di libri che possono aggiungersi alla mia biblioteca personale e che sono abbastanza interessanti da vincere su quell'irritante sensazione che un giorno dovrò abbandonare questa casa perchè ogni suo singolo spazio per camminare, mangiare o cacare è stato occupato da libri.
Perchè succederà, visto che in questa casa si è realizzato l'idiota connubio fra l'acquisto compulsivo e l'accumulo seriale.
Detto questo, mi ero fatto prestare da un'amico uno degli albo di Zero Calcare per evitare questa gradevole sensazione.
E ho deciso che lo restituirò al proprietario e me lo comprerò per me.
La profezia dell'armadillo è un piccolo grande capolavoro.
È piacevole da leggere fin dall'introduzione scritta da Makkox, che non ha uno stile di disegno che personalmente mi piace, ma che scrive dannatamente bene.
Per chi non conosce Zerocalcare, è un fumettista che disegna strisce con storie brevi, storie di vita di tutti i giorni e trattate con umorismo, ma che ha anche provato a sperimentarsi in racconti più lunghi.
La profezia dell'armadillo è un insieme di strisce, legate le une alle altre in una trama che, tramite flashback, fa avanti e indietro fra il presente e l'infanzia dell'autore.
Si ride mentre si legge, si ride di gusto, eppure Zerocalcare non fa altro che mostrare la sua realtà, vista con gli occhi onesti di una persona semplice, schietta e con un grande senso dell'umorismo.
Non si ride soltanto.
Parla di cose serie, di una storia probabilmente vera e dolorosa per chiunque l'ha vissuta direttamente o indirettamente. Chi legge ride, poi si ferma, stupito di fronte a come evolve la storia, a come si approfondiscono i vari protagonisti. E poi ride di nuovo e si sorride alla fine, anche se con un sorriso amaro.
Questo albo ha il sommo pregio di dare tutto questo: leggero ma anche impegnato, divertente ma anche profondo, impregnato di ambiguità nevrotiche ma anche terribilmente lucido, rudemente proletario ma anche poetico, impregnato di una nobile semplicità.
E dannatamente realistico, anche quando i personaggi sono disegnati come personaggi di fantasia per tutelarne la privacy, come impone l'espediente comico che è il marchio di zerocalcare.
Non so come saranno gli altri suoi album, ma questo è più che eccellente.
lunedì 15 luglio 2013
Ciao Tonino
Estate pesante questa.
È morto Tonino Accolla.
Famoso per aver doppiato Homer, Eddie Murphy, Kenneth Branagh e tanti altri famosi attori, ancora più famosi in Italia grazie alla sua voce.
Famosa la celebre risata che dava a Eddie Murphy, senza contare il personaggio che gli ha permesso di essere alla ribalta più recentemente: Homer Simpson.
Come giustamente lui stesso amava precisare, credo sia giusto anche anche aggiungere che Tonino non fu solo la voce di Homer Simpson fra i suoi vari lavori, ma anche l'adattatore di tutti i dialoghi della serie dei Simpson. Non stiamo quindi parlando di un semplice esecutore, benchè eccezionale, lui ha preso in carico anche tutta la parte di sceneggiatura della versione italiana, qualcosa che per il profano o l'ignorante conta meno del doppiaggio, ma che per lui e per gli intenditori è invece una parte più che fondamentale. Si tratta di un lavoro dove non basta il semplice talento, ma dove entra in gioco una padronanza linguistica e di creatività da non dare mai per scontata. Probabilmente, senza il suo adattamento, i Simpson avrebbero avuto meno successo in italia.
Ultimamento il suo doppiaggio aveva subito un grave declino per il suo declino fisico, peraltro dovuto al fatto che ultimamente indulgeva parecchio spesso nell'uso e abuso della cocaina.
Una parte di me (molto piccola) è quasi contenta del fatto che la lunga sofferenza che lo accompagnava negli ultimi anni sia finita.
Non per una filosofia dell'eutanasia a tutti i costi.
E neanche per il fatto che questi ultimi anni siano stati all'insegna della cocaina, cosa che fra l'altro i media convenzionali e perfino internet hanno taciuto con una reverenziale pruderie.
Sbagliando. Tonino era un grande, un grande doppiatore, un grande rappresentante della tradizione del doppiaggio italiano. Non solo i grandi, ma chiunque ha il sacrosanto diritto di fare della propria vita quello che vuole e se ha intenzione di drogarsi, lo faccia senza essere tutelato da una paternalistica pietà o criticato dai moralisti.
Tonino non solo si è perso altri anni di straziante dipendenza, ma anche anni in cui avrebbe visto la sua performance e quella dei suoi colleghi peggiorare di anno in anno, perchè tutti sappiamo che anche il doppiaggio italiano, da sempre uno dei nostri pochi fiori all'occhiello, sta calando come tutto il resto.
Tonino si perde questo, se ne va dopo averci regalato anni di grandi interpretazioni e soddisfazioni per il pubblico e, mi auguro, anche per lui. Aveva iniziato - dopo il culmine della carriera - il suo declino e l'ha interrotto prima di toccare il fondo.
Muori giovane e lascia un bel corpo.
Più o meno.
È morto Tonino Accolla.
Famoso per aver doppiato Homer, Eddie Murphy, Kenneth Branagh e tanti altri famosi attori, ancora più famosi in Italia grazie alla sua voce.
Famosa la celebre risata che dava a Eddie Murphy, senza contare il personaggio che gli ha permesso di essere alla ribalta più recentemente: Homer Simpson.
Come giustamente lui stesso amava precisare, credo sia giusto anche anche aggiungere che Tonino non fu solo la voce di Homer Simpson fra i suoi vari lavori, ma anche l'adattatore di tutti i dialoghi della serie dei Simpson. Non stiamo quindi parlando di un semplice esecutore, benchè eccezionale, lui ha preso in carico anche tutta la parte di sceneggiatura della versione italiana, qualcosa che per il profano o l'ignorante conta meno del doppiaggio, ma che per lui e per gli intenditori è invece una parte più che fondamentale. Si tratta di un lavoro dove non basta il semplice talento, ma dove entra in gioco una padronanza linguistica e di creatività da non dare mai per scontata. Probabilmente, senza il suo adattamento, i Simpson avrebbero avuto meno successo in italia.
Ultimamento il suo doppiaggio aveva subito un grave declino per il suo declino fisico, peraltro dovuto al fatto che ultimamente indulgeva parecchio spesso nell'uso e abuso della cocaina.
Una parte di me (molto piccola) è quasi contenta del fatto che la lunga sofferenza che lo accompagnava negli ultimi anni sia finita.
Non per una filosofia dell'eutanasia a tutti i costi.
E neanche per il fatto che questi ultimi anni siano stati all'insegna della cocaina, cosa che fra l'altro i media convenzionali e perfino internet hanno taciuto con una reverenziale pruderie.
Sbagliando. Tonino era un grande, un grande doppiatore, un grande rappresentante della tradizione del doppiaggio italiano. Non solo i grandi, ma chiunque ha il sacrosanto diritto di fare della propria vita quello che vuole e se ha intenzione di drogarsi, lo faccia senza essere tutelato da una paternalistica pietà o criticato dai moralisti.
Tonino non solo si è perso altri anni di straziante dipendenza, ma anche anni in cui avrebbe visto la sua performance e quella dei suoi colleghi peggiorare di anno in anno, perchè tutti sappiamo che anche il doppiaggio italiano, da sempre uno dei nostri pochi fiori all'occhiello, sta calando come tutto il resto.
Tonino si perde questo, se ne va dopo averci regalato anni di grandi interpretazioni e soddisfazioni per il pubblico e, mi auguro, anche per lui. Aveva iniziato - dopo il culmine della carriera - il suo declino e l'ha interrotto prima di toccare il fondo.
Muori giovane e lascia un bel corpo.
Più o meno.
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lunedì 10 giugno 2013
Terza stagione di GOT: giudizi
Cari figli dell'estate.
Vi ho sempre visti dall'alto in basso, ma vi rispetto.
Più di quanto rispetta i vari fanboy e fangirl persi nelle loro ridicole teorie su come dovranno andare i libri o sulle mille teorie sulla vera madre di Jon Snow.
Da quando un mio amico, alla fine dell'ultima puntata della serie di GOT ha detto che leggerà i libri, ma solo quelli ambientati dopo la fine del telefilm , ho deciso che i figli dell'estate (quelli veri, quelli che dopo aver visto il telefilm, hanno letto i libri e si sono messi in pari) meritano molto più rispetto di quanto pensavo meritassero in passato.
Quindi onore a voi, cari figli dell'estate, voi non aspetterete anni interi prima del prossimo libro, voi non soffrirete quanto ho sofferto io e quei coraggiosi veterani che seguono Martin da molto più tempo, probabilmente non rimarranno dei buchi nella trama perchè è passato un decennio da quando iniziarono a leggere le cronache.
Chiedo anche scusa a un amico figlio dell'estate che ho involontariamente spoilerato su un qualcosa che non posso dire. Giuro, è la prima volta che mi capita, non volevo!
Però il link col quale l'ho involontariamente spoilerato era davvero carino!
Detto questo, iniziamo a parlare della terza stagione.
Meglio della seconda, a pari merito con la prima.
Game of Thrones è ancora il miglior telefilm in circolazione, poco da fare.
Purtroppo continua a portarsi dietro grosse pecche.
Non parlo di anticipazioni o omissioni di personaggi minori (minori almeno per me, se c'è qualche fan più integralista, chiedo scusa), parlo di radicali differenze con la trama.
Radicali come la pessima scelta di rendere Robb più stupido e adolescenziale rispetto al libro come era successo nella seconda stagione.
È succeso di nuovo, non con Robb, ma col rapporto fra Shae e Tyrion, ià sentivo che aveva iniziato a prendere una brutta piega nella seconda stagione e qui ha continuato.
Purtroppo Martin ha ceduto ad alcune cricche di fan, probabilmente a prevalenza femminile, che spingevano per dare un taglio più romantico al rapporto di alcuni personaggi che nel libro erano dipinti in maniera molto più cupa e disillusa. Tyrion è un personaggio che resta divino e ottimamente recitato, cinico, ma buono, coraggioso, ma equilibrato. Shae è ben recitata e interpretata, ma nel libro non si innamorava di Tyrion, mentre qua sta sempre più cedendo a vene romantiche.
Martin continua con la sua tendenza nel telefilm a voler rendere palese quello che nel libro era lasciato volutamente ambiguo e frutto di interpretazione sperticate dai vari funboy.
Se, da una parte hanno voluto irretire la lobby delle ragazzine che volevano il romanticismo, dall'altra hanno fatto di nuovo l'occhiolino alle lobby dei fanboy che si fanno mille pippe su qualche riga nei libri.
Fa il suo grande ingresso la spaccaculi nonna Tyrell, mancano le sue guardie del corpo Sinistro e Destro, ma lei interpreta il personaggio egregiamente.
Il grande Tywin Lannister inizia a fare lo stronzo come nel libro, era eccellente anche nell'altra stagione, ma non abbastanza stronzo, adesso è invece fedele all'originale.
Joffrey sempre più stronzo, ma ci piace così.
Troppo spazio dato a Lady Margarey, ma è una bella figa.
Il grande duo Ditocorto-Varys è sempre eccezionale, il primo un po' più bastardo, il secondo un po' più buono rispetto al libro, ma hanno il mio ok.
La stagione è potente, resa in maniera secondo me eccezionale.
Anche gli eventi di cui ero già a conoscenza sono stati forti come se non me li fossi aspettati, un pugno nello stomaco, come piace a noi.
Un appunto sulla coppio Snow-Ygritte.
Jon Snow è il peggior attore della serie, si fossilizza su un'espressione da lagnoso veramente del cazzo ed è la stessa che messo su da quando stava a grande inverno; Ygritte è, secondo me, fantastica, specie quando fa l'imitazione di Jon Snow per sfotterlo, credo che sia la miglior interpretazione femminile.
Danerys è calzante rispetto all'originale e qui raggiungerà il culmine della sua fama.
Però cazzo, la fine della stagione con lei che pare stia facendo il balletto di waka waka fa veramente pena!
lunedì 6 maggio 2013
Vero cordoglio
Tutti a parlare di politici di paesi inutili che hanno reso tali paesi ancora inutili.
I politici ne parlano bene, domostrando che non hanno le palle di dire chi è stronzo per davvero, il popolo di internet che fa ironia sul morto in questione e tira fuori vecchie battute sulla sua immortalità e sul suo prossimo respawn (cazzo ma il mondo fa già cagare di suo, godetevela una buona notizia, è terribile che la gente possa anche solo minimamente pensare per scherzo che possa resuscitare!).
Ma vogliamo parlare di VERI lutti, come la recente chiusura della serie di Futurama?!
I politici ne parlano bene, domostrando che non hanno le palle di dire chi è stronzo per davvero, il popolo di internet che fa ironia sul morto in questione e tira fuori vecchie battute sulla sua immortalità e sul suo prossimo respawn (cazzo ma il mondo fa già cagare di suo, godetevela una buona notizia, è terribile che la gente possa anche solo minimamente pensare per scherzo che possa resuscitare!).
Ma vogliamo parlare di VERI lutti, come la recente chiusura della serie di Futurama?!
giovedì 7 marzo 2013
L'educazione siberiana
Finalmente ho trovato un film che mi aveva intrigato nel trailer e che non è venuto meno alle mie aspettative!
Questo film mi attirava grazie al contesto di ambientazione e all'attore principale, il vero protagonista sostanzialmente, nonno Kuzja, interprettato da un altrettanto tosto John Malkovich.
Sia il contesto che l'attore hanno fatto la loro parte, ma il film si rivela interessante e ben fatto per anche altri eccellenti motivi.
La storia è ambientata- grazie a numerosi salti temporali e flashback fra l'epoca prima, durante e dopo il Muro di Berlino - in diversi periodi nella storia dell'URSS, poi Federazione Russa e relativi ex staterelli satelliti e parla delle vicende di due importanti rappresentanti del clan-famiglia dei Siberiani. L'intreccio si svolge in uno di questi staterelli satelliti per l'appunto, la Moldova, un' area arretrata e selvaggia dell'Unione Sovietica, che continua a rispettare le sue trazioni violente e arcaiche, in aperto sfregio dei confronti delle istituzioni vecchie e nuove.
I Siberiani, il cui capostipite è per l'appunto nonno Kujza, non sono dei semplici briganti.
Uccidono, ma solo chi merita quando ha compiuto ladrocinio, spaccio, tradimento o assassinio di innocenti; rubano, ma solo i soldi di chi ha a sua volta rubato secondo loro; disprezzano il denaro, rifiutano di accumularlo in casa o in banca e se lo usano è per il sostentamento minimo.
Sono fieri, autoritari e rispettati e in perenna lotta contro lo Stato, capitalista o comunista che sia e contro i clan rivali, specie quelli che ricorrono a mezzi immorali per procacciare soldi e potere.
Oltre alla vita e agli insegnamenti del nonno, il film si dedica all'infanzia e, in seguito fanciullezza e maturità degli amici Gagarin, irruento e spregiudicato e Kolima, più pacato (ma aggressivo alla bisogna!) e scrupoloso. I due amici avranno destini e storie diverse per colpa di una serie di trascorsi, si separeranno, litigheranno e si ricongiungeranno alla fine del film.
Grande pregio della pellicola è la completa immersione nella realtà rurale di un ex stato sovietico. La Moldavia è una terra di frontiera, spietata, in continuo fermento, si trova a subire le pressioni da parte della storia, dal mondo al di fuori di essa, viene attraversata dal comunismo e poi dal capitalismo, subendo il peggio di entrambi.
I siberiani si pongono come unico baluardo nei confronti del progresso, progresso che vedono inevitabilmente come negativo, dato che quello che arriva della moderrnità in Moldova è in genere il peggio.
Klolima e Kujza si oppongono a tutto questo, mentre Gagarin assorbe come una spugna il peggio di entrambi i mondi, la furia cieca del comunismo e l'avidità senza valori del capitalismo.
Eppure l'amicizia di Kolima e Gagarin regge, sono due nemici che si rispettano, perfino Gagarin, che non crede in niente e passa sopra a tutto, riesce a vedere ancora Kolima come l'unico amico che abbia mai avuto.
Il tutto viene portato avanti da sequenze che mostrano cosa succede prima e dopo il crollo del muro di Berlino, mostrano Kolima e Gagarin e i loro amici quando erano piccoli e li mostra da adulti, il tutto accompagnato da una colonna sonora potente che accompagna le vicende dall'inizio alla fine, spaziando dalle ballate a suon di violino allegro, ma con un pizzico di malinconia, al rock pesante che non guarda in faccia a nessuno.
Qualche pezzo manca rispetto al libro, che non ho letto, spiccano alcuni ambiti che nel testo originale erano stati chiaramente approfonditi ma la loro mancanza non fa emergere un film deturpato, che invece procede in maniera liscia e intrigante dall'inizio alla fine.
Oltretutto un'ultima nota di merito è legata al fatto che il film, pur narrando di un ambiente assai spietato e in un periodo dove lo splatter va da paura, è relativamente poco violento.
Non che io sia particolarmente pauroso in questi casi, ma ho apprezzato questa sobrietà abbastanza in controtendenza.
Voto 9/10
Questo film mi attirava grazie al contesto di ambientazione e all'attore principale, il vero protagonista sostanzialmente, nonno Kuzja, interprettato da un altrettanto tosto John Malkovich.
Sia il contesto che l'attore hanno fatto la loro parte, ma il film si rivela interessante e ben fatto per anche altri eccellenti motivi.
La storia è ambientata- grazie a numerosi salti temporali e flashback fra l'epoca prima, durante e dopo il Muro di Berlino - in diversi periodi nella storia dell'URSS, poi Federazione Russa e relativi ex staterelli satelliti e parla delle vicende di due importanti rappresentanti del clan-famiglia dei Siberiani. L'intreccio si svolge in uno di questi staterelli satelliti per l'appunto, la Moldova, un' area arretrata e selvaggia dell'Unione Sovietica, che continua a rispettare le sue trazioni violente e arcaiche, in aperto sfregio dei confronti delle istituzioni vecchie e nuove.
I Siberiani, il cui capostipite è per l'appunto nonno Kujza, non sono dei semplici briganti.
Uccidono, ma solo chi merita quando ha compiuto ladrocinio, spaccio, tradimento o assassinio di innocenti; rubano, ma solo i soldi di chi ha a sua volta rubato secondo loro; disprezzano il denaro, rifiutano di accumularlo in casa o in banca e se lo usano è per il sostentamento minimo.
Sono fieri, autoritari e rispettati e in perenna lotta contro lo Stato, capitalista o comunista che sia e contro i clan rivali, specie quelli che ricorrono a mezzi immorali per procacciare soldi e potere.
Oltre alla vita e agli insegnamenti del nonno, il film si dedica all'infanzia e, in seguito fanciullezza e maturità degli amici Gagarin, irruento e spregiudicato e Kolima, più pacato (ma aggressivo alla bisogna!) e scrupoloso. I due amici avranno destini e storie diverse per colpa di una serie di trascorsi, si separeranno, litigheranno e si ricongiungeranno alla fine del film.
Grande pregio della pellicola è la completa immersione nella realtà rurale di un ex stato sovietico. La Moldavia è una terra di frontiera, spietata, in continuo fermento, si trova a subire le pressioni da parte della storia, dal mondo al di fuori di essa, viene attraversata dal comunismo e poi dal capitalismo, subendo il peggio di entrambi.
I siberiani si pongono come unico baluardo nei confronti del progresso, progresso che vedono inevitabilmente come negativo, dato che quello che arriva della moderrnità in Moldova è in genere il peggio.
Klolima e Kujza si oppongono a tutto questo, mentre Gagarin assorbe come una spugna il peggio di entrambi i mondi, la furia cieca del comunismo e l'avidità senza valori del capitalismo.
Eppure l'amicizia di Kolima e Gagarin regge, sono due nemici che si rispettano, perfino Gagarin, che non crede in niente e passa sopra a tutto, riesce a vedere ancora Kolima come l'unico amico che abbia mai avuto.
Il tutto viene portato avanti da sequenze che mostrano cosa succede prima e dopo il crollo del muro di Berlino, mostrano Kolima e Gagarin e i loro amici quando erano piccoli e li mostra da adulti, il tutto accompagnato da una colonna sonora potente che accompagna le vicende dall'inizio alla fine, spaziando dalle ballate a suon di violino allegro, ma con un pizzico di malinconia, al rock pesante che non guarda in faccia a nessuno.
Qualche pezzo manca rispetto al libro, che non ho letto, spiccano alcuni ambiti che nel testo originale erano stati chiaramente approfonditi ma la loro mancanza non fa emergere un film deturpato, che invece procede in maniera liscia e intrigante dall'inizio alla fine.
Oltretutto un'ultima nota di merito è legata al fatto che il film, pur narrando di un ambiente assai spietato e in un periodo dove lo splatter va da paura, è relativamente poco violento.
Non che io sia particolarmente pauroso in questi casi, ma ho apprezzato questa sobrietà abbastanza in controtendenza.
Voto 9/10
lunedì 7 gennaio 2013
3 giorni e 3 notti
Risultato: 3 città in 3 giorni, fra Milano, Bratislava e Vienna e probabilmente più di 1000 km percorsi fra treno, corriera, aereo, metro, tram e a piedi.
Una discreta ammazzatina.
Prima giornata: sveglia alle 5, partenza da Termini, freccia rossa fino a Milano.
Avanza del tempo all'arrivo in città, quindi decidiamo al volo di vederci anche Milano, fino ad allora non prevista nella tabella di marcia. Ci accontentiamo di una capatina al Duomo e una visitina alla Galleria lì vicino, con una breve incursione che ci permette di scroccare agli assaggini del mercato lì vicino ciò che si avvicina quasi a un antipasto completo.
Milano non è malaccio.
La metro è efficiente per quel poco che l'abbiamo vista e il biglietto costa quanto a Roma, solo che Roma ha meno linee metro pur essendo più grande.
Il Duomo fa effettivamente una discreta figura, anche se ho molto apprezzato anche la Galleria; non abbiamo avuto tempo per il Castello Sforzesco.
2 ore a Milano sono trascorse in maniera abbastanza piacevole.
È una città abbastanza rumorosa, anche se 2 ore sono poche per farsi un'idea e non so quanto sia generalizzabile la situazione che osservi alla stazione e vicino a via Montenapoleone e sembra che si respiri un'area di discreto benessere, ma forse sbaglio.
In metro trovo un bagno pubblico utilizzabile con solo 20 centesimi, cosa rara, dato che in genere costano di più in una metropolitana, tuttavia capisco subito il perchè di un prezzo così basso. Il cesso più sporco che abbia mai visto fin'ora. E io ne ho visti di cessi sporchi!
Bergamo, dopo un'oretta e passa di corriera (non ricordo bene, più o meno stavo cercando di dormire).
L'areoporto di Orio al Serio è sicuramente meglio organizzato di quella porcata inarrivabile di Fiumicino. Un areoporto decoroso, ha quasi tutto quello che serve a chi viaggia, l'unico appunto che posso fare è l'impossibilità di fare una ricarica telefonica una volta fatto il check-in. Nel complesso un areoporto efficiente e bellino, grazie al panorama montuoso.
Bratislava, la meta principale.
Bratislava è quello che si può definire come il classico prototipo della cittadina di confine.
Non malvagia, piccina, discretamente pulita e organizzata, piena di locali.
La Slovacchia confina con Repubblica Cieca, Ungheria, Austria, Polonia, Ucraina e, ottimo per i tempi in cui si preferiva viaggiare via fiume, la sua capitale è in riva al Danubio. Una posizione a dir poco strategica. È una città dove passano molte persone, che però non vi restano troppo tempo, dato che può essere visitata in maniera completa in 1-2 giorni.
Chi passa per Bratislava per affari, studio, piacere o qualsiasi altra cosa, la troverà una cittadina gradevole e ne avrà un bel ricordo. Dopodichè andrà avanti per la sua strada senza ripensarci troppo.
Del resto gli svaghi sono tanti, il lavoro è abbastanza scarso perchè uno straniero vi si stabilisca permanentemente. A meno che non sia un imprenditore che voglia trovarsi in un punto strategico equidistante da Repubblica Cieca, Austria, Ucraina, Polonia e Ungheria. Magari con un paio di strip club sotto casa che gli impediscano di annoiarsi.
Una cosa che è già riscontrato in Ungheria è che gli italiani sono rispettati e invidiati da queste persone. L'italia è collegata al mare, all'alta moda e, ancora non so come, al benessere. Gli italiani sono molto apprezzati da queste parti, specie quando portano soldi.
Gli slovacchi sono molto portati per le lingue e, oltre all'inglese, parlano anche l'italiano e in alcuni casi lo preferiscono. Ho anche saputo che in Slovacchia studiano il latino, in alcuni casi anche all'Università. Il che è sensato, dato che il latino aiuta a imparare meglio le lingue romanze, col latino impari più facilmente italiano, francese e spagnolo. Cosa invece abbastanza inutile per un italiano, dato che gli si chiede di studiare e dannarsi su una lingua che non gli fornisce nessun aiuto per imparare meglio altre lingue.
Una chicca.
L'Italia è un brand invincibile per quanto riguarda la qualità della moda e nella cucina. Peccato che in alcuni casi abbia sentito nomi che in italia non ho mai sentito nominare e che qui sono usati perchè italiano è fico. Questo famoso Antinori (peraltro lo stesso cognome di un tizio con cui lavoravo) non l'ho mai sentito in Italia e non è solo il nome di una sediciente casa d'alta moda, ma anche il nome di un famoso produttore di vini, tal conte Antinori. Famoso per modo di dire, ovviamente mai sentito in Italia, sia per il cognome sia per il titolo nobiliare.
Qui sotto c'è il pub che abbiamo visto l'ultimo giorno a Bratislava, una gran figata. Sembrava costruito dentro una chiesa e decorato con una marea di orpelli. Un'investimento davvero cazzuto e azzeccato, con prezzi fra l'altro molto convenienti.
Bratislava vive di notte, probabilmente se non ci fosse turismo ci sarebbe un tracollo. I prezzi sono buoni a meno che non ti vada a cacciare nelle classiche trappole per turisti e gli orari sono molto flessibili. Probabilmente, in quanto siamo sempre in una città nordica, i cittadini di Bratislava mangerebbero e cenerebbero molto sul presto, cosa che ho visto fare anche in Nord Italia, ritengo tuttavia che la presenza di turisti che vorrebbero mangiare più tardi abbia spinto i ristoratori a posticipare i loro consueti orari di pasto pur di venire incontro alle esigenze dei clienti.
Anche da turista mi è sembrato di notare qualche sintomo di crisi.
Siamo arrivati di Giovedì, che in un periodo simile dell'anno non sarebbe stato neanche troppo malvagio per quanto riguardava la movida. Eppure abbiamo trovato i locali piuttosto deserti, il che non è buona cosa, non solo per noi, ma anche per la città stessa. Poca gente significa pochi soldi e questo non piace a nessuno. Del resto questo è anche un punto a favore loro rispetto a noi. Qui la gente lavora per vivere, si spacca la schiena se è riuscita a trovare un lavoro, non è come da noi che si piange miseria, ma poi si esce anche nel bel mezzo della settimana.
Adesso parliamo di cose serie.
La patata.
Il motivo principale per cui una persona deve restare a Bratislava è questo.
Non solo le donne sono tutte belle, ma sono anche il più delle volte non accompagnate da uomini, è come se avessero preso tutte le racchie e i fidanzati di queste donne e li avessero rinchiusi in casa. Il che, per me, è cosa buona e giusta.
Non provate a dirvi di provarci con la bruttina stagionata perchè più accessibile perchè se entrate in un locale rischiate di restare a bocca a sciutta perchè non la trovate!
Qui possiamo anche dire un bel vaffanculo a tutti i vegani e salutisti che rompono le palle con la sana dieta vegetariana, il che è un fatto già acclimatato grazie al paradosso della donna nordica, in virtù del quale le ragazze hanno corpi e visi mozzafiato anche se seguono diete ipercaloriche a base di grassi animali, carni rosse e birra a tutto spiano.
Le donne slave sono una gioia per gli occhi e non solo perchè - come direbbe la solita frustrata figa di legno italiana - sono facili (per carità ci sono anche quel tipo di ragazze e Dio le benedica!) ma perchè hanno una grazia, una finezza e uno stile superiore. O quantomeno è quanto penso e non nego che in questa mia opinione ci sia l'influenza del fascino per l'esotico, fascino a cui non sono immuni neanche loro, dato che gli italiani abbastanza ambiti da quelle parti.
Ultimo scatto prima di partire con destinazione verso Vienna.
Qui sotto il palazzo presidenziale, cosetta non male specie se paragonato al Parlamento Slovacco che è una sciatta costruzione in cemento armato. Non so se questo la dice lunga sul tipo di concezione che hanno sul rapporto fra Presidente e Parlamento, argomento di cui non sono neanche troppo competente.
Vienna.
Dista a 60 km da Bratislava e ci si mette un pochino col treno, passando per una campagna pianeggiante che offre colpi d'occhio non male.
Sbagliamo fermata e scendiamo più tardi del dovuto, ritrovandoci praticamente in una città cantiere.
Gli austriaci, da bravi crucchi, non sanno starsi fermi e devono costruire qualcosa sennò si sentono male.
Noi italiani ci lamentiamo della costruzione della TAV, ma dobbiamo ammettere che siamo fortunati per il fatto che si tratta di un progetto fra Francia e Italia e non Italia e Germania o Italia e Austria, che non sono interessati.
Se ci fossero stati di mezzo i teutonici in Val di Susa, stai sicuro che avevano già costruito tutto in una notte mentre i manifestanti dormivano nei loro sacchi a pelo!
Mi ha stupito.
Ho sempre pensato che Vienna fosse una città che ancora risentiva della decadenza asburgica, molle, frustrata, troppo poco efficiente per essere paragonata a Berlino, troppo rigida per essere messa sullo stesso piano di città più a sud.
Invece mi sono ricreduto.
Vienna è una città cazzuta, smart e anche godereccia, non senza un fascino ben conservato delle vecchie glorie imperiali. La metro (ma questo me l'aspettavo pure) è ben tenuta, efficiente, con spazi ben gestiti per disabili e animali (cosa assolutamente assente a Budapest per esempio). Altra scoperta è il costo della vita, che mi aspettavo molto più carestosa. Il biglietto della metro costa solo 2 euro ed essendo una signora metro li spendi senza problemi e ti fai pure l'abbonamento giornaliero e se ricordo bene era molto più cara quella di Londra!
Vienna è una città che non bada a spese per l'illuminazione.
Da bravo pirlo avevo lasciato in albergo la macchinetta pensando che tanto non si vede niente di notte.
Invece no. Vienna vive di notte e per questo i viennesi non lesinano sulle spese per l'illuminazione. Vienna ospita anche molti casino, nonchè case d'appuntamento (mi pare si chiamino piano bar o qualcosa di simile) e vive di notte. Peccato che non si possa fare il giro dei locali, dato che dopo le 2 non ti fanno più entrare. Abbiamo anche mangiato ed eravamo molto guardinghi sui prezzi, tuttavia le spese sono state contenute.
Qui sotto vediamo l'Università e il Parlamento.
Vienna è una città dove tutto ti sembra più grande e lo dico io che vengo da Roma!
Sarà l'illuminazione, saranno le strade larghe, sarà la completa mancanza di cazzoni in doppia e tripla fila che ti fanno sembrare tutto più affollato e angusto, vai a capire. Va anche detto che ci sono un paio di differenze con le città italiani o almeno con Roma.
La prima è che il periodo di massimo splendore di Vienna è abbastanza fresco, quindi tutti gli edifici che richiamano a quel periodo sono ben conservati e trasmettono ancora in manier aabbastanza vivida quel senso di potenza, opulenza e bellezza; mentre Roma ha dato il meglio di sè almeno 1-2 secoli prima se escludiamo il periodo romano.
La seconda è che, mi spiace dirlo, ma la maggior parte delle grandi opere austriache è di natura civile, mentre a Roma, se escludiamo la parte romana, quasi tutte le costruzioni fighe sono chiese.
La terza è che tu puoi passare anche 5 anni di vita davanti al Colosseo per andare all'Università, ma se il colosseo è annerito dallo smog e tu ti trovi in un autobus brutto pieno di gente, vecchie e zingari non lo saprai mai abbastanza apprezzare quanto merita.
Giorno della partenza, museo Freud. Il famoso divano del suo studio non c'è, sta a Londra, Sigmund se lo portò dietro quando fuggì. E aggiungiamolo alla lista di cose che gli inglesi hanno e dovrebbero restituire...
È museo carino e ben tenuto, la parte migliore è guardare gli avventori e cercare di indovinare da quanti anni stanno in analisi. La sedia sotto è una riproduzione dell'originale, studiata appositamente per il suo modo particolare di leggere, ovvero appoggiando una gamba a uno dei braccioli e sbragandosi sbilenco. Non ce l'avrei mai visto in una posizione simile. Nel museo ti danno dei supporti audio con guida in lingua parlata italiana, da ascoltare selezionando la traccia indicata nelle diverse aree del museo. La parte che più mi ha colpito è la traccia di un'intervista fatta a Freud stesso dalla BBC a pochi anni dalla morte. Aveva una voce molto diversa da quella che ti immagineresti, autoritaria e severa. Del resto a quell'età era probabilmente molto diversa da quella di anni prima.
La vita notturna non è male, ma in una notte non si combina quanto si vorrebbe. Devo tornarci!
domenica 7 ottobre 2012
Mostra su Doisneau
Ieri sono andato alla notte dei musei qui a Roma.
La fila è tanta, a riprova del fatto che gli italiani sono sono disposti a fare km di fila e fare l'autoscontro per il parcheggio o le gomitate nei nostri pietosi bus per due motivi: i lussi o le cose gratis.
La frequentazione del luogo, molto in linea con lo stereotipo, è rappresentata da un buon 70% di hipster coi quali, devo ammettere con molta vergogna, mi sono in parte mimetizzato indossando una camicia a quadri finto trasandata. Non è male come posto se uno vuole rimorchiare, dato che la fauna è interessante assai.
Ci siamo fatti questi bei 40 min di fila, ma alla fine siamo arrivati alla mostra, che ospitava alcune delle foto di Doisneau e una mostra a parte sull'Afganistan, anch'essa molto suggestiva.
Non mi intendo di fotografia, non ho letto libri o fatto corsi a riguardo e sono un fotografo molto scadente.
Per quello che ho capito in questa mostra il punto di forza dell'arte fotografica consiste nell'immortalare l'istante, il tempo che altrimenti scorrerebbe ininterrottamente.
Normalmente la realtà è in continuo movimento, un oggetto cambia sempre, non è mai uguale a se stesso.
Con la fotografia questo problema non si pone.
La fotagrafia blocca la realtà, la immobilizza.
Viene da sè che per immortalare la realtà autentica e genuina bisogna cogliere l'oggetto della rappresentazione privo di facciate, difese, artifici.
Con la pittura questo non può succedere, dato che nella maggior parte dei casi il modello, quando è vivente è costretto ad assumere una postura comoda per lui e/o per l'artista.
Quando però il fotografo scatta una foto a un soggetto impreparato, senza che abbia il tempo di aggiustarsi o rappresentarsi come più gli fa comodo, allora si coglie la spontaneità.
Dosneau è specializzato in questo. La maggior parte delle sue foto non sono paesaggistiche o in false pose, molte sono fatte per ritrarre le persone mentre no sanno di essere oggetto di una fotografia.
E così mostrano la parte più autentica, le smorfie meno fotogeniche, ma più genuine.
Viene anche da sè che Doisneau è una figura che ora non avrebbe potuto lavorare al meglio.
Viviamo in un epoca dove i tuoi amici ti fanno 2 palle così perchè li hai taggati su una foto di fakebook che non piace loro, figuraiamo ci se un fotografo è in grado di scattare delle foto mentre le persone non sanno di essere oggetto di fotografie. Figuraiamoci se poi spera pure di guadagnarci sopra!
Con l'importanza che il mondo occidentale dà alla propria privacy, oscillante dall'esibizionismo più malsano alla ritrosia più ipocrita e profumiera, non c'è la possibilità di cogliere quell'autenticità che una volta si coglieva. Forse puoi combinare qualcosa se scatti qualche foto nel Terzo Mondo.
Lì almeno non ti rompono le palle!
La frequentazione del luogo, molto in linea con lo stereotipo, è rappresentata da un buon 70% di hipster coi quali, devo ammettere con molta vergogna, mi sono in parte mimetizzato indossando una camicia a quadri finto trasandata. Non è male come posto se uno vuole rimorchiare, dato che la fauna è interessante assai.
Ci siamo fatti questi bei 40 min di fila, ma alla fine siamo arrivati alla mostra, che ospitava alcune delle foto di Doisneau e una mostra a parte sull'Afganistan, anch'essa molto suggestiva.
Non mi intendo di fotografia, non ho letto libri o fatto corsi a riguardo e sono un fotografo molto scadente.
Per quello che ho capito in questa mostra il punto di forza dell'arte fotografica consiste nell'immortalare l'istante, il tempo che altrimenti scorrerebbe ininterrottamente.
Normalmente la realtà è in continuo movimento, un oggetto cambia sempre, non è mai uguale a se stesso.
Con la fotografia questo problema non si pone.
La fotagrafia blocca la realtà, la immobilizza.
Viene da sè che per immortalare la realtà autentica e genuina bisogna cogliere l'oggetto della rappresentazione privo di facciate, difese, artifici.
Con la pittura questo non può succedere, dato che nella maggior parte dei casi il modello, quando è vivente è costretto ad assumere una postura comoda per lui e/o per l'artista.
Quando però il fotografo scatta una foto a un soggetto impreparato, senza che abbia il tempo di aggiustarsi o rappresentarsi come più gli fa comodo, allora si coglie la spontaneità.
Dosneau è specializzato in questo. La maggior parte delle sue foto non sono paesaggistiche o in false pose, molte sono fatte per ritrarre le persone mentre no sanno di essere oggetto di una fotografia.
E così mostrano la parte più autentica, le smorfie meno fotogeniche, ma più genuine.
Viene anche da sè che Doisneau è una figura che ora non avrebbe potuto lavorare al meglio.
Viviamo in un epoca dove i tuoi amici ti fanno 2 palle così perchè li hai taggati su una foto di fakebook che non piace loro, figuraiamo ci se un fotografo è in grado di scattare delle foto mentre le persone non sanno di essere oggetto di fotografie. Figuraiamoci se poi spera pure di guadagnarci sopra!
Con l'importanza che il mondo occidentale dà alla propria privacy, oscillante dall'esibizionismo più malsano alla ritrosia più ipocrita e profumiera, non c'è la possibilità di cogliere quell'autenticità che una volta si coglieva. Forse puoi combinare qualcosa se scatti qualche foto nel Terzo Mondo.
Lì almeno non ti rompono le palle!
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lunedì 20 agosto 2012
Budapest
Quest'estate, coi soldi freschi di stipendio, siamo andati a Budapest.
Ci eravamo andati l'anno scorso, c'era piaciuta e ci siamo tornati per approfondirla come città e per andare al famoso Sziget, di cui fra poco parlerò. Budapest è una città a 360 gradi, ci puoi trovare tutto, dalla cultura al sesso a pagamento, dalla natura alla birra a un euro al pub. Una di quelle città che possono soddisfare quasi tutti i tipi di persone. E a prezzi bassi.
Quello che vedete sopra è il Parlamento ungherese. Che neanche questa volta siamo riusciti a visitare.
Non ci siamo riusciti perché per motivi che mi sono ancora oscuri, forse per nazionalismo ottuso o per coda di paglia, non permettono di visitarlo facilmente e pretendono che si prenoti una visita tassativamente guidata (a un prezzo che non abbiamo scoperto) e si può prenotare solo la mattina prima alle 8. Spinto dalla curiosità io ci sarei pure andato a un ora così scomoda, ma il gruppo si è ammutinato e abbiamo deciso di lasciare stare e di svegliarci con comodo.
Come dicevo sopra, Budapest è una città dove possono essere soddisfatte le più disparate esigenze, dagli interessi più elevati agli istinti più bassi. In pieno centro abitato si trovano pubblicità di night club e sexy shop, che non sono relegati ad angoletti anonimi come da noi. Nella foto sopra vedete la pubblicità di un sexy shop vicina a quella che sembra una chiesa (in realtà poi abbiamo scoperto che era un museo) mentre nella foto che segue un bel locale di spogliarello. Negli hotel pubblicizzano di tutto: night club (chiamati gentlemen club), sexy shop, locali per massaggi con happy end. Non ne ho fatto uso e me ne pento francamente.
Gli ungheresi non hanno peli sulla lingua, sono fieri e onesti e possono anche sembrare un po' scortesi. Non ho abbastanza dati per fare affermazioni certe, ma trovo siano un popolo tosto, ruvido e semplice; non sono dei leccaculo, ma neanche così stupidi da trascurare le lingue straniere, dato che devono vivere perlopiù di turismo. La prima seconda lingua che conoscono è il tedesco, segue l'inglese e molti di loro sapevano anche qualche frase i italiano. Forse perché noi italiani ci facciamo sempre riconoscere e siamo delle pippe con l'inglese (e a differenza di coloro che parlano lingue anglofone o francofone più diffuse non ce lo possiamo permettere) o forse perché, strano a dirsi, siamo famosi e rispettati fra gli ungheresi.
Quello sopra è un castello dal nome impronunciabile che non ricordo vicino a piazza degli eroi (che segue). Il castello in questione è una costruzione relativamente recente, 200 anni ed è molto grazioso. Budapest nasce dall'unione delle città Buda e Pest e questa zona si trova dalla parte di Pest. Se dovessi dire quale delle due parti della città preferisco direi quella di Pest, meno commerciale e turistica rispetto a Buda, dove sostanzialmente la parte da visitare è concentrata interamente nel quartiere del castello di Buda. Dalla parte di Pest troviamo il parlamento queste due costruzioni in foto e poi svariati musei, il teatro dell'opera e via Andrassy, dove vi sono ambasciate, enti culturali e un bel parco.
In piazza degli eroi sono raffigurati grandi dell'Ungheria, sul colonnato ci sono i vari re che l'hanno retta, dal Medio Evo fino alla riunificazione con l'impero austro-ungarico, mentre sulla colonna centrale c'è il primo re ungherese, Arpad, che nell'Alto Medio Evo pose le basi dell'attuale Ungheria.
Gli ungheresi sono un popolo fiero. Fiero, ma che non si è completamente chiuso al mondo esterno. Pare che in questo periodo, freschi della vittoria del nazionalismo ungherese lo stiano facendo.
Gli ungheresi sono il prodotto dell'unione di più culture.
Sono entrati in contatto coi romani e poi con gli unni.
Sono stati riunificati sotto un popolo bellicoso come i magiari, dopodiché sono stati sconfitti e sottomessi dagli ottomani, per poi essere liberati dagli austriaci. Con gli austriaci e il mondo teutonico in generale hanno avuto un rapporto probabilmente complesso. Gli ungheresi erano tenuti in grande conto dall'impero asburgico, militarmente erano la punta di diamante coi loro ussari, culturalmente hanno dato grandi contributi nel campo della musica, dell'arte, della psicoanalisi, della letteratura. Tuttavia deve esserci stato qualche attrito ogni tanti. Stimati sì, ma pur sempre parte di un impero straniero. Con l'Austria hanno avuto il rapporto più duraturo, sicuramente li ha portati a grandi vittorie e soddisfazioni, ma li ha anche trascinati nel lento declino dell'impero austro-ungharico, che culmina col suo crollo dopo la Grande Guerra. Non contenti, hanno voluto tentare di nuovo la fortuna nella Seconda Guerra Mondiale, rimettendosi di nuovo con la parte sbagliata. E quel punto, ecco che arrivano i russi, che li inglobano nell'Unione sovietica fino al crollo del muro di Berlino.
Ritengo che Budapest rispecchi l'anima delle ultime 3 importanti dominazioni: turca, austriaca e russo sovietica. Dai turchi hanno preso quello stile un po' levantino e furbetto che sfruttano nel turismo e che ben si adatta a una nazione che, fondamentalmente, deve la maggior parte dei propri introiti al turismo.
Dagli asburgici, la dominazione che probabilmente hanno vissuto con più piacere, hanno importato una certa precisione nel fare le cose: Budapest è una città discretamente pulita e ben servita, bella da vedere e ben servita da delle metropolitane abbastanza efficienti.
Dai russi hanno preso quello stile inevitabilmente sovietico che io amo soprannominare pezze al culo.
Le cose funzionano a Budapest, pazienza se sono un in alcuni casi un po' vecchiotte. La metropolitana fa il suo dovere, sono un paio di linee, i vagoni sono un po' antiquati, ma funzionano. A tratti sembra che gli ungheresi siano rimasti agli anni' 90. Ci sono ancora le vecchie cabine telefoniche, ridotte a pisciatoi come da noi, dato che ormai immagino anche da loro ci siano più cellulari che persone; esistono ancora svariati negozietti a che vendono paccottiglia e cianfrusaglie, cosa che da noi sta lentamente scomparendo per la crisi. Budapest è una città inspiegabilmente polverosa, molti palazzi sono molto antiquati e fatiscenti, a tratti tetri durante la notte. Altra cosa spassosa. Linea metro che porta a piazza degli eroi è più piccola delle altre, le sue fermate ospitano pochissime persone. Per questo motivo fanno passare più vagoni rispetto alle altre linee e questi vagoni sono più piccoli. Questo significa che, dato che vi è un afflusso maggiore di carrozze per impedire che si affollino troppe persone in una fermata metro che ne può contenere un numero molto ristretto, ogni volta che si ferma una carrozza bisogna scendere nel modo più veloce possibile, dato che un allarme a ogni fermata ti avvisa che hai 15 secondi per scendere.
Ovviamente in questo noi italiani, disordinati, che non aspettiamo di far scendere le persone prima di salire e cazzeggiamo davanti alla porta, siamo spacciati. Bisogna anche contare che, se per caso ci sta una persona lenta perché disabile o con qualcosa da portare, si trova in difficoltà. Questo succede anche in strada, ma per fortuna solo nella zona di via Andrassy. Hai pochissimo tempo per attraversare la strada, dopodichè scatta il rosso e per fortuna i guidatori ungheresi sono meno cafoni e aggressivi degli italiani, anche se probabilmente è dovuto al fatto che hanno molto meno traffico perché più efficienti coi mezzi pubblici.
In questo credo entri in gioco un'animo prettamente ungherese o quantomeno slavo.
Gli ungheresi sono poco pazienti, se tu non capisci è colpa tua, non loro, se tu perdi una fermata perché non sei abbastanza veloce da uscire di corsa entro 15 secondi è colpa tua perché sei un turista poco organizzato o perché cammini male. Per un italiano è un modo di pensare efficiente, ma spietato. Mi piace.
Pezze al culo dicevamo. Una cosa basta che funzioni, non importa se usi dei mezzi obsoleti e ti costringe a fare tutto in fretta. L'importante è che funzioni.
Questo sopra è il palco della Sziget. Che mito quello che è venuto con la bandiera di Half Life!
Lo Sziget festival è ciò su cui gli abitanti di Budapest puntano ogni anno per dare una spintarella a una buona fetta della loro economia. Lo Sziget festival (sziget significa isola, dato che è fatto per l'appunto su un'isola) è un grande festival musicale europeo poco più a nord dell'isola di Margherita. È un'evento dove puoi andarti a vedere praticamente quasi tutto quello che vuoi, dalla musica folk al metal, dal jazz alla musica commerciale.
È un'area più o meno vasta quanto l'Eur e il biglietto per un'intera giornata è di 45 euro. Magari da loro è tanto, ma per un italiano, abituato a sborsare lo stesso prezzo per andarsi a sentire uno stronzo famoso, è un affare. Al suo interno puoi ricaricare una speciale carta di credito che ti permette di fare acquisti, un'ottimo modo per evitare di farsi derubare al suo interno. Non ho fatto foto decenti a testimoniarlo, ma abbiamo pure preso una birra in una piattaforma che viene innalzata a 20 metri di altezza. Gli ungheresi hanno puntato molto su questa cosa, dato che gli porta un sacco di soldi e l'organizzazione è ottima. È un po' calato rispetto all'anno scorso, ma resta comunque un'ottima meta. Se per caso ci sarà un colpo di stato mi auguro che lo manterranno, dato che sarebbe stupido farne a meno.
Qui sopra si vede il Danubio col castello di Buda sullo sfondo. Per castello di Buda si intende un intero complesso di costruzioni, che raccoglie costruzione di epoche diverse di cui le più importanti sono la chiesa di Mattia, i bastioni dei pescatori, quello che credo sia stato una reggia in stile Versailles e le mura. Probabilmente è la parte più famosa della città e lo è anche a livello di prezzi, tuttavia la vista dal bastione dei pescatori è più che eccellente. Nell'ultima difesa di Budapest, i tedeschi si erano asserragliati proprio lì. Nella zona del castello c'era anche il bunker dove venivano raccolti tutti i feriti durante l'accerchiamento finale e si può visitare. Uno degli edifici del complesso è tuttora cosparso di quelli che ritengo siano fori di proiettile.
La foto sopra è significativa. In una foto d'epoca che è stata fatta dopo l'assedio russo della città, l'edificio a destra era stato completamente raso al suolo e, se vedete bene, l'edificio a destra è più chiaro rispetto all'altro, proprio perché più recente. Tutti i ponti sul Danubio furono distrutti dai russi durante l'assedio per impedire i collegamenti. Credo che gli ungheresi odino i russi. E anche i rumeni, dato che gli hanno fottuto la Transilvania (il verde della bandiera ungherese rappresenta i monti transilvani). Mentre il loro rapporto con gli austriaci è stato tuttalpiù a tratti ambivalente e distribuito nel corso dei secoli, l'impatto coi russi è stato condensato in un paio di decenni particolarmente duri. La foto sotto ritrae la famosa Terror Haza, la casa del Terrore, una sorta di museo della memoria ungherese. L'edificio fu usato dalle croci frecciate e dai tedeschi durante l'occupazione come quartier generale fino all'occupazione russa e dopo fu usato dai sovietici. Come quartier generale ospitava i quadri medio alti e le celle di detenzione dei prigionieri politici. È un museo particolarmente interessante e purtroppo sono proibite le foto. Al suo interno vi è un breve excursus sulla'ultima guerra e vengono mostrato i locali e le celle dove venivano tenuti e torturati i vari prigionieri politici. Nelle varie celle vi erano anche le foto di coloro che vi sono stati reclusi, con data di nascita e di morte, quest'ultima spesso andava a cadere proprio durante il periodo di occupazione sovietica o filonazista. Ho visto anche che in quelle celle c'è morto un vescovo durante il governo sovietico. In questo la durezza ungherese batte noi italiani di almeno 5 punti. Sempre per restare in tema su quanto sono svegli e tosti loro e su quanto siamo fessi noi, in seguito alla vittoria russa i sovietici hanno fatto piazza pulita dei filo nazisti. Nel museo ho trovato la copia in calce in ungherese e tradotta in inglese dove la persona X che la firmava, confessava che nell'anno Y aveva aderito al partito filonazista e confessava che la sua era stata una scelta che andava contro la volontà del popolo. Un'abiura contro il partito di Destra! Se i tedeschi e i filonazisti ci sono andati giù pesante, i russi non sono stati da meno e va aggiunto che loro ci sono stati per un periodo decisamente più lungo. Riassumo quello che ho capito della storia ungherese nell'ultimo secolo
- Prima Guerra Mondiale = gli ungheresi combattono con le forze della Triplice Alleanza. E perdono. Crolla l'Impero Asburgico e si mettono in proprio
- Anni Venti = Come in altre nazioni europee, in Ungheria prendono il potere i comunisti
- Anni Trenta (forse sbaglio) = I comunisti sono cacciati e prendono il potere le Croci Frecciate filonaziste
- Seconda Guerra Mondiale = Si schierano nuovamente dalla parte sbagliata. Le truppe ungheresi invadono la Russia insieme ai tedeschi. Perdono. Nel '44 i tedeschi si asserragliano a Budapest e i russi sono costretti a distruggere mezza città per vincere.
- Dopoguerra = Dopo la cacciata dei tedeschi vi è un'epurazione dei filonazisti che in Italia ci sognamo. Non ho capito se voluta dagli ungheresi stessi o per la longa mano dei russi. Il partito comunista ottiene una minoranza nei seggi, ma comunque è una presenza significativa. Lo stemma del Partito Comunista Ungherese è francamente spassoso: al posto della falce c'è la spiga. Come dire voi avete la falce e noi vi diamo il grano perché siamo sotto di voi.
- Invasione russa del '56 = I sovietici invadono l'Ungheria e la fanno diventare uno stato satellite dell'URSS. Seguirà, oltre a un'ulteriore sfoltita degli ultimi filonazisti e degli oppositori, un'operazione in grande stile di lavori forzati per rimettere in sesto il paese. Se dopo la guerra il Partito Comunista si attestava inotno al 10-15%, dopo il '56 raggiunge casualmente il 98%. La dominazione sovietica durerà fino a poco dopo il crollo del muro.
In queste poche righe di storia si trova la tragedia ungherese. L'ultimo secolo per loro è stato una vera merda.
Seguono gli austriaci in guerra e perdono.
Ritentano la fortuna nella seconda guerra mondiale, sperando di rifarsi. E perdono di nuovo.
Come con la Germania, l'Ungheria ha vissuto la tragedia di chi ha perso non una, ma ben 2 Guerre Mondiali, uno di quei casi in cui si cade due volte nello stesso errore, perché al secondo tentativo si spera che vada diversamente.
Questo la dice lunga anche su quanto la memoria degli uomini sia poco logica.
Con gli austriaci sono legati in un rapporto abbastanza corretto di alleanza e, in seguito di vassallaggio. In fondo, gli austriaci liberarono dagli odiati ottomani.
Ma con i tedeschi potevano pure evitare di mettercisi.
I tedeschi li hanno trascinati in una guerra che hanno poi perso e, come se non bastasse, quando gli ungheresi se ne volevano tirare fuori, li hanno occupati militarmente, trincerandosi nelle loro stesse case e causando la distruzione della città.
Eppure, nonostante questo, preferiscono odiare i russi. Sicuramente i russi gliene hanno date parecchie e quasi 40 anni sotto la Cortina di Ferro hanno dato loro la possibilità di farsi odiare. Ma questo ha permesso loro di cancellare le porcate dei tedeschi e a vedersi come vittime solo dei sovietici. E ora si stanno di nuovo fregando con le loro stesse mani con la scelta del nazionalismo.
Peccato.
Detto questo, non è male come città.
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venerdì 17 agosto 2012
Forza Michele!
Ieri sera sono andato a un concerto di Caparezza. Lo ascolto da un po', ma non ero mai andato a un suo concerto. È stato molto bello. Le sue canzoni mi sono sempre piaciute, anche se conosco meno bene quelle dell'ultimo album e, come avevo sentito da altre persone, lui non si limita a cantare durante i concerti, ma ci sono degli intermezzi impostati come sketch comici fra una canzone e l'altra, condotti proprio da lui.
Molto divertente, lui è davvero un artista a tutto tondo.
La cosa che non sapevo è che i biglietti ai suoi concerti sono ben lontani dalle cifre astronomiche di artisti più noti.
Inizialmente ho pensato che ieri sera fosse un eccezione perché il concerto non era in una grande città (era a Cerveteri, che fra l'altro è una città molto bellina), ma mi hanno detto che in genere i prezzi sono bassi per essere a portata di tutti. Mi sembra quasi superfluo sottolineare che, se devi sperare che qualcuno faccia qualcosa di Sinistra, devi affidarti a un cantante e non a un politico.
È veramente un grande, non solo è bravo, ma è anche coerente e abbastanza umile da fare simili cose.
Molti cantanti famosi ti sfilano più di 50 euro e non solo sono mediocri loro stessi, ma spesso cantano un paio di canzoni e poi si fanno sostituire da qualche schiavetto scalda pubblico perché troppo pigri o troppo vecchi per reggere un concerto serio (lascerò che stavolta i nomi ce li mettiate voi!). Caparezza invece non solo fa canzoni di qualità, ma ne fa tante, conduce in prima persona tutto il programma e prende parte pure alla parte non strettamente musicale.
Lui sì che è un vero artista!
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domenica 24 giugno 2012
Ciao Alan
Ieri era il centenario dalla morte di Alan Turing.
Chi era Alan Turing?
Una di quelle persone che dovrei personalmente ringraziare per le cazzate che mi permette di scrivere ogni giorno: Turing è uno dei più importanti pilastri dell'informatica.
Matematico di formazione, Turing offrì il suo contributo durante la guerra come crittografo, contribuendo in maniera significativa al disvelamento del supercodice Enigma, il codice che i tedeschi usavano per mandare messaggi in codice alle loro forze armate.
La lotta per la decrittazione dei codici fu una guerra dura quanto quella combattuta sui campi di battaglia, dato che non coinvolse solo i crittografi delle rispettive potenze, ma anche i servizi di intelligence per procurarsi le informazioni necessarie o per impedirne il furto.
Turing vi partecipò e il suo contributo su importante, dato che ideò un apparecchio in grado di svolgere velocemente tutti i calcoli necessari per la decodifica.
Quell'apparecchio era un antenato dei moderni computer.
In seguito questo spunto fu usato per la creazione di un apparecchio utilizzato per il puntamento automatico dei cannoni anti-aerei.
Un contributo indubbiamente prezioso per la nazione di Turing.
Turing non fu ringraziato dalla propria nazione per il suo prezioso contributo.
Il 31 marzo 1952 fu arrestato per omosessualità.
Viveva con un compagno che lo aveva derubato e, mentre denunciava il furto i poliziotti si accorsero che era più di un semplice coinquilino.
La pena a cui fu sottoposto fu severissima: castrazione chimica.
Lo squilibrio ormonale conseguente lo portò a un ingrossamento del seno e probabilmente, alla depressione che lo condusse al suicidio nel '54.
Tralasciamo le teorie complottiste che vedono un Turing fatto fuori dall'Intelligence di Sua Maestà perché sapeva troppo.
In ogni caso non è questo il modo di ringraziare quello che si dovrebbe considerare un eroe di guerra.
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giovedì 15 dicembre 2011
London bridge is falling down. Part two.
Perchè Londra fu fondata dai romani, non esistono prove di un'autarchica città originaria fondata dai britanni. Al tempo dei romani la Britannia era un isola fredda, povera, spoglia, strategicamente inutile. I romani hanno avuto il coraggio di invaderla, combattendo per conquistarla e hanno anche deciso di costruirvi qualche edificio. L'inghilterra è stata conquistata e colonizzata e se la stessa cosa non è successa anche con la Scozia era perchè la Scozia era una regione ancora più fredda, povera, spoglia e strategicamente inutile. Sostanzialmente le uniche risorse sul suolo inglese utili sono state scoperte solo con la Rivoluzione Industriale, fino ad allora l'Inghilterra era un paese che non valeva la pena attaccare. Nessuno avrebbe detto allora che un'isola così stupida sarebbe poi diventata una potenza che avrebbe costruito una flotta che l'avrebbe resa intoccabile dopo la conquista dei normanni (altro popolo non inglese a ci gli inglesi devono molto). Gli inglesi sono diventati una potenza per questo.
Sono stati sostanzialmente politicamente ininfluenti per più di 1500 anni dopo la conquista romana. Le menate sull'invincibile armada, sconfitta specialmente grazie alle tempeste più che dagli attacchi delle navi inglesi, è stata una vittoria a dir poco gonfiata dalla propaganda elisabettiana. La Spagna aveva decine e decine di altri fronti da dover gestire e l'invincibile armada - nome sciagurato per carità - non fu che una fra tante flotte spedite in giro per il mondo a combattere le mille guerre dell'impero spagnolo. E vorrei ricordare che alcune di queste spedizioni furono anche un successo: Francis Drake ottenne la grande vittoria contro l'invincibile armada, ma quasi nessuno sa che morì durante una spedizione contro gli spagnoli che finì in un disastro.
Qui viene il terzo stereotipo dei più collegato all'Inghilterra: aver sconfitto la Spagna.
Madornale errore.
La Spagna fu un gigante dai piedi d'argilla, destinato a un lento collasso causato dal suo stesso sistema economico arcaico. E la sua fine fu lenta e distribuita in un lungo arco di tempo.
L'Inghilterra si è arricchita alle sue spalle.
Una tattica ben collaudata nella storia inglese.
Mentre le nazioni principali europee si scannavano a vicenda sul Continente, l'Inghilterra si faceva gli affari suoi. Ogni tanto commerciava con questa o quell'altra nazione, seguendo i canali principali o il contrabbando; ogni tanto abbordava qualche nave o saccheggiava qualche città spagnola, magari anche in tempo di pace; quasi mai l'inghilterra è entrata in guerra da sola, la maggiorparte delle volte lo ha fatto unendosi in più vaste coalizioni contro il nemico più odiato, sia che fossero gli spagnoli, sia che fossero i francesi, sia che fossero i tedeschi.
Fino al 1700 l'Inghilterra si è accontentata delle briciole, perchè le briciole le costavano pochi sforzi.
E le briciole sono state redditizie.
La Spagna ha spogliato l'impero azteco e inca, portando in Europa milioni di tonnellate d'oro.
L'Inghilterra si è accontentata di fotterle un paio di galeoni carichi d'oro. Rispetto all'enorme flusso d'oro era ben poco, solo che gli inglesi erano più bravi a far fruttare quel carico d'oro.
Mentre in Europa si combatteva la guerra religiosa, si fronteggiavano fra di loro protestanti contro cattolici e cattolici contro musulmani, in Inghilterra si accumulavano denari, a volte col commercio e il contrabbando, a volte con la guerra da corsa e a volte prendendo una piccola parte in guerre sul continente e mettendo le mani sulla fetta dei vincitori in caso di vittoria.
L'inghilterra si è sempre arricchita alle spalle di altre nazioni o imperi, più grossi, più ricchi, più potenti. Ma troppo impegnati in altre guerre o questioni interne in altre cose per poter concentrare su di loro tutti gli sforzi per distruggerla in una guerra realmente alla pari: hanno usato questa tattica contro la Spagna, contro la Francia di Napoleone, contro la Cina nella Guerra dell'oppio, contro la Russia nella guerra in Crimea e contro la Germania nelle guerre mondiali. Solo al culmine della sua potenza l'Inghilterra ha deciso di assumere un ruolo da protagonista e questo è successo solo dopo le guerre napoleoniche. Ed è durato molto poco, solo fino alla Grande Guerra, dopo la quale hanno dovuto cedere il passo agli USA.
Parentesi storica a parte devo ammettere una cosa.
Gli inglesi sono degli sciacalli.
Ma hanno la dote di essere onesti ogni tanto.
Se non altro ammettono di avere origini per niente indipendenti, al punto da dedicare ad altri paesi qualche statua.
I londinesi hanno una metro eccellente. La più antica del mondo, ma nonostante questo handicap è stata messa al passo coi tempi. La metro costa tanto, come del resto tutte le altre cose costano tanto, ma fornisce un servizio a dir poco ottimo, è pulita e bella da vedere.
Piccola chicca.
Tutti sanno più o meno che la giusta pronuncia di Waterloo è riferita alla pronuncia del paese dove si trova e si pronuncia VATERLOO. Gli inglesi hanno inglesizzato la pronuncia e la dicono come fanno gli ingoranti in Italia: UATERLOU.
La regola del vincitore.
Se vinci una guerra puoi riscrivere non solo la storia, ma anche la fonetica.
Tengo a precisare che di nuovo che anche in questo caso gli inglesi si sono vantati di una cosa che in realtà vale ben poco.
Waterloo non è stata la battaglia che ha salvato l'Europa dalle mani di Napoleone. È stata solo l'ultima nella quale Napoleone è stato sconfitto.
E neanche la sconfitta di Trafalgar fu decisiva, dato che salvò la Gran Bretagna, non l'intera Europa
Il declino di Napoleone iniziò con la campagna in Spagna (prima ancora che arrivasse Wellington), la prima tragedia tragedia della Grande Armee si consumò in Russia e la battaglia finale che mise sancì realmente le sorte d'Europa fu quella di Lipsia, la Battaglia delle nazioni, dove parteciparono tutte le nazioni europee. Meno la Gran Bretagna.
Waterloo a confronto è poca cosa. Bruscolini per l'appunto.
La maggiorparte delle coalizioni contro Napoleone vedono come protagonisti Austria e Russia, qualche volta la Prussia. L'inghilterra ne prende parte a un paio: alle prime, dopo la quali lascia stare perchè capisce che è meglio evitare mazzate sicure e all'ultima, quando Napoleone era ormai una bestia agonizzante.
Cazzata.
Per inglesi bisogna in anzitutto specificare se si intende un inglese autoctono da un paio di generazioni o se si include gli svariati armeni, pakistani, indiani, arabi, nordafricani, orientali, africani, etc.
Gli inglesi non soffrono di quella caratteristica insita nei tratti somatici nordici dove esistono o soggetti di bell'aspetto o grassoni per via di diete a grassi animali.
Primo, perchè se ricordo bene tempo fa è stata fatta una legge a livello sanitario dove chi è troppo grasso deve pagare di più le spese mediche.
Secondo perchè, come ho già detto, in Inghilterra puoi trovare da mangiare di tutto.
Qualche grassone ci sta, ma ne ho visti pochi.
Le donne sono prevalentemente bionde e rosse, dalla pelle chiara, snelle, alcune anche molto carine, le autoctone se la cavano e lo stacco in quanto a bellezza a favore delle nere e le asiatiche è meno alto di quanto mi aspettassi.
Ho visto i classici volti inglesi negli uomini: occhi sporgenti, visi delicati, alcuni capelloni, ma la maggiorparte di quelli che ho visto erano parecchio stempiati
Gli inglesi sono molto eleganti. E non me l'aspettavo, immaginandomi di trovarmi di fronte a individui austeri . Forse perchè ormai siamo a natale e le cose cambiano molto rispetto al resto dell'anno.
Gli uomini vestono in maniera ricercata e costosa a occhio, ma più sobria e meno pacchiana degli italiani, le donne sono molto vanesie: tacchi alti, parecchio leopardato, calze o pantaloni da donne in carriera, il giusto trucco. Non si fanno problemi e sono sensuali pur senza scadere nel volgare.
Gli inglesi esibiscono con disinvoltura e-book, i-pad, i-pod, insomma tutto il repertorio di cazzate dell'uomo moderno dal grasso portafoglio.
Dal giorno alla notte il vestiario cambia di parecchio.
Di giorno molto eleganti, di notte appaiono individui un po' più spiantati e sciatti, ovviamente dipende anche dalla zona.
L'Inghilterra è il paese della classe media, da loro la famosa classe media non ha le difficoltà che ha la nostra, vive bene. Forse anche troppo. Cullata da un benessere non indifferente e coccolata dal senso della routine della rassicurante tradizione, la middle class inglese non è disposta a cambiamenti di nessun tipo, neanche se questi cambiamenti sono richiesti a gran voce da fasce sociale più deboli o da persone, magari anche abbienti, che hanno però una coscienza civile più elevata.
In fondo non sono tanto diversi dagli italiani.
Anche gli italiani sono attaccati al consueto, solo che gli italiani non hanno scuse, perchè loro mica se la passano bene! Il problema è che gli italiani sono troppo indolenti e codardi per il cambiamento, mentre gli inglesi credo siano disposti a mettersi in discussione di fronte a una crisi.
Un punto a favore dell'Inghilterra.
Ma mi augura che la crisi arrivi anche per loro, così potrò vedere se cambiano o no.
Alle brutte, mal comune mezzo gaudio!
Gli inglesi hanno un grande senso civico.
Sono un popolo di bastardi, educati ad attaccare il più debole. Ma hanno senso civico, almeno in casa loro. Ci è capitato di trovarci in strada con la cartina - la tipica immagine da turista cazzone! - e di vedere degli inglesi avvicinarci e chiederci se avevamo bisogno d'aiuto.
A Roma non succede.
Altro punto a favore.
A tal punto da ospitare anche scoiattoli come questo. Gli animali non sono sfuggenti come in Italia, sono abituati a convivere con gli uomini, ci sono gli immancabili piccioni, ma anche gazze e corvi se ho ben visto. Londra è stata la prima città pesantemente industrializzata e ha visto la più distruttiva forma di inquinamento ai tempi di Oliver Twist, ma è stata probabilmente la prima città a prendere provvedimenti a riguardo. E ora stanno meglio di noi, anche se abbiamo decine di anni di inquinamento da carbone in meno sulle spalle. Ci sono ampie zone verdi e parecchie biciclette e piste ciclabili. Gli inglesi (punto a favore per la stima) fanno jogging anche alle ore più fredde che io abbia potuto immaginare. Un tizio mi stava anche buttando giù per passare. Ok, se ti fermi muori dal freddo, ma lui stava correndo in una zona altamente turistica e affolata, poteva evitare di andarci o almeno di comportarsi così. Gli stronzi, del resto, stanno dappertutto.
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martedì 13 dicembre 2011
London bridge is falling down. Part one.
Il paese che avevo menzionato nel post precedente era nientepopodimeno che l'inghilterra.Non ero mai stato a Londra e non ero neanche tanto entusiasta dell'idea, dato che la trovavo assai mainstream e non ho mai nutrito grandi simpatie per gli inglesi. Tuttavia devo dire che è stato un soggiorno piacevole e istruttivo rispetto ai miei svariati pregiudizi sui roast beef.
Alcuni pregiudizi si sono dimostrati veritieri, altri no.
Primo impatto con l'hotel: pessimo.
Probabilmente era proporzionato rispetto al costo, molto basso per gli standard londinesi.
Abbiamo soggiornato in una di quelle tipiche casette a 2-3 piani all'inglese.
Le stanze erano terribilmente piccole, il bagno non aveva solo l'inevitabile handicap dei paesi senza l'illuminante presenza del bidet, ma aveva anche un sistema di riscaldamento dell'acqua antiquato; il riscaldamento nelle stanze era scarso, mentre nella reception si crepava dal caldo (certo, lo staff sta al calduccio e gli ospiti crepano!); niente traccia della gloriosa colazione britannica la mattina dopo, che io ero fermamente deciso a provare, mentre mi sono ritrovato a ripiegare su un triste tost con marmellata e tazzina di tè.
Gli inglesi sono molto ordinati a livello urbanistico, come del resto in tutto il esto: nella mia zona i quartieri residenziali erano chiarmamente distinti da quelli commerciali. Le case sono tutte uguali: il primo giorno sono entrato per sbaglio in un hotel che era uguale in tutto e per tutto a quello dove alloggiavo, ne era un'esatta riproduzione nella forma e in tutte le componenti, dalla fontana fuori ai pakistani alla reception.
Dannatamente vero.
Mi è capitato di trovarmi a Londra proprio nei giorni in chi la Gran Bretagna aveva deciso di uscire dall'Unione europea e questo è un chiaro esempio della loro stronzaggine.
Il che è forse il motivo per il quale i miei hanno avuto problemi con le carte di credito continentali, puntualmente risucchiate dai bancomat senza neanche un preavviso. Forse un problema dovuto alle banche inglesi che iniziavano la loro guerra con le banche di appartenenza dei turisti europei. Per fortuna nel gruppo avevamo altre carte di credito o finivamo male.
La scelta politica in sè non è nenache tanto grave, più che altro perchè prima o poi l'avrebbero fatto. Ovviamente gli inglesi ci mollano nel momento di maggiore crisi.
Del resto, era inevitabile.
Gli inglesi non hanno mai voluto far parte dell'Europa e non hanno mai fatto quasi niente per essa, nello stesso modo in cui l'Europa non hai fatto quasi niente per lei. Meglio un atteggiamento come il loro, che hanno da subito detto che non volevano averci niente a che fare, piuttosto che fare come gli svariati paesi che sono europei che sono entrati, ma che continuano a minacciare di uscirne perchè si lasciano prendere dai rispettivi ridicoli nazionalismi. Gli inglesi non vogliono far parte dell'EU perchè sono i difensori del Libero Mercato, gli altri paesi non vogliono farne parte per colpa delle loro paranoie scioviniste. Alla lunga anche la scelta inglese della religione del libero mercato li porterà alla rovina, perchè li ha isolati, ma almeno loro sono partiti da presupposti un tantino più razionali. Dicevo, il problema non è che l'Inghilterra abbia scelto egoisticamente di correre da sola, il problema è che ha accusato l'Europa di averle imposto questa scelta: i giornali inglesi accusano l'Europa di aver voltato le spalle all'Inghilterra, non viceversa. È questo falso vittimismo che mi ha dato al voltastomaco.
La nostra vacanza è stata prevalente improntata a giri per musei.Ovviamente i loro musei sono strapieni di opere d'arte italiane e non. Non ho scattato la proverbiale foto alla stele di Rosetta perchè mi infastidiva dovermi far largo fra i soliti millecinquecento turisti armati di macchinetta fotografica per scattarle una foto, un po' come mi è capitato di fronte alla Gioconda al Louvre. L'ho vista e basta perchè, per quanto importante sia, non trovo giusto che debba meritare un'attenzione dieci volte superiore ad altre decine di reperti archeologici poco meno o altrettanto importanti.
Non mi ha infastidito il fatto che i loro musei d'arte sarebbero vuoti se dovessero fare riferimento solo alle loro opere d'arte, in fondo anche Germania e Francia hanno trafugato in giro per il mondo opere d'arte provenienti da altre culture.
Mi diverte l'idea che, mentre nel resto del mondo venivano costruite piramidi, templi, statue pregiate e dipinti inarrivabili, i discendenti degli attuali britannici al massimo erano in grado di costruire capanne di paglia e merda.
Nei primi giorni ero rimasto piacevolmente colpito dal fatto che l'entrata in quasi tutti i musei fosse gratuita con la possibilità non obbligatoria di lasciare un'offerta. Una gran cosa devo dire.
Tutti potevano accedere liberamente per ammirare qualcosa di elevato senza pagare, oltretutto i contenitori delle offerte erano ugualmente colmi a riprova del fatto che, anche se non obbligati, i frequentatori sono ben disposti al lasciare qualcosa.
In Italia non succederebbe mai una cosa così.
Spinto da questo fervore di elevata umanità, durante la prima visita ho lasciato 5 euro nella cassetta (un po' perchè non avevo le sterline, un po' per provocazione per il fatto che si impongono a non voler far parte della Moneta Unica).
In seguito mi sono ricreduto e ho smesso di lasicare soldi in offerta.
Sapete quando costano una visita alla torre di Londra o alla chiesa di Westmister?
Più di 15 sterline.
Gli inglesi permettono ai turisti di vedere a gratis migliaia di opere d'arte trafugate per il mondo, ma quando si tratta di visitare quei quattro monumenti loro, si fanno pagare a peso d'oro come se fossero le uniche cose belle che si trovano sulla Terra!
Da allora la non sofferta decisione di guardare i loro monumenti da fuori.
Da loro esiste un'Opposizione contro il Governo Conservatore.
La scelta di uscire dall'europa è stata fortemente criticata in questi giorni e questo è solo uno dei due sit in che mi è capitato di vedere. Fra l'altro ci vuole un bel coraggio a dormire in tenda con quel cavolo di freddo!
Falso.
Ripeto che gli inglesi credono nel libero mercato e nella sconfinata varietà di scelte che esso permette. Questo significa che se, se cerchi bene, puoi trovare da mangiare bene spendendo tanto o poco; oppure mangiare merda spendendo tanto o poco.
Abbiamo mangiato cibo armeno, spagnolo, pakistano, indiano e perfino inglese. In quest'ultimo caso ho provato l'English breakfast (però posticipata a ora di pranzo per motivi più che altro organizzativi) e il tipico pasticcio di carne inglese, magari non era poi tanto buono, ma rendeva bene l'atmosfera e mi sono divertito all'idea di mangiare un pasticcio di carne umana come in Sweeney Todd.
Nel ristorante che ho raffigurato sopra si mangiava merda spendendo poco per fortuna.
Si trattava di un ristorante cinese per vegani, dove anche le pietanze che assomigliavano a dei gamberi e sapevano vagamente di gamberi non erano gamberi. Più che altro il problema di questo ristoranze era che non si erano presi la briga di scaldare a dovere quello che servivano. La cosa strana del ristorante era che, anche se i camerieri erano cinesi, il padrone era un bianco.
Fra l'altro quest'ultimo cercava molto malamente di essere simpatico con gli avventori.
Vai a capire la storia di questo individuo. Probabilmente un vegano con la sacra crociata di istruire il mondo alla cucina senza uccisione di animali. Non so come funzioni in Ighilterra, ma almeno in Italia i cinesi sono molto autoreferenziali e non succede mai che degli asiatici prendano ordini da un europeo, tantomeno in un ristorante orientale!
Trovo che quel tizio fosse comunque un po' inquietante, uno di quelli che ama gli animali ed è pronto alla battuta, ma che si diletta s tuprare le dipendenti dopo aver fatto loro ingerire della date rape drug.
Vegano inquietante a parte, abbiamo mangiato anche bene, basta cercare a dovere.
Senza contare le pringles da appostamento.
Stalker, accorrete!
Gli inglesi sono molto chiusi nei confronti del resto del mondo.
Ma non lo fanno per sciovinismo, dato che andrebbe contro la loro essenza, che si fonda sul liberalismo. Sono tolleranti verso il resto del mondo, lo tollerano senza capirlo, dato che non ne sono capaci. Si sentono superiori rispetto agli altri paesi, ma non per malignità o nazionalismo. Lo fanno per mancanza di fantasia, credono che non sia possibile un mondo diverso dal loro e, poichè non sono in grado di immaginare un mondo migliore, si attengono alla tradizione, perpetuandola fino all'infinito.
L'immagine di sopra credo sia il riassunto di quello che ho detto. Tutto il mondo ha la guida a destra, loro ce l'hanno a sinistra. Con una flemma tipicamente britannicoa, gli inglesi ci fanno capire che la giusta direzione dove guardare è dalla parte opposta rispetto a quella dove siamo abituati a guardare. Se non altro hanbno capito che questa loro diversità rischia di causare un bel po' di morti al giorno. Non so quanto sia utile, dato che non molte persone guardano per terra, ma credo sia un buon segno, dato che hanno almeno capito che sono l'unico paese che fa come cazzo gli pare rispetto alle regole stradali. Per fortuna i guidatori inglesi sono ben più civili e attenti di quelli italiani e di molti altri paesi.
Ammetto che la mia esperienza di viaggio, in quanto contestualizzata al solo periodo natalizio, non può essere generalizzata tutto l'anno.
L'atmosfera natalizia si sente alla grande in Inghilterra.
Da loro non c'è la crisi.
Per ora.
Piccadilly Circus è una continua fiumana di gente, non come via del corso da noi, dove ci sono 4 gatti, perlopiù stranieri. Sotto natale gli inglesi comprano a più non posso e girano sorridenti. I soldi sono tanti, il lavoro anche, il traffico è poco grazie a dei mezzi realmente efficienti. Le strade sono affolate da famiglie, giovani, gruppi di babbi natale vestiti per non so quale evento, bande musicali e banchetti della American Express che distribuiscono buste ecologiche e palloncini con sopra il relativo logo.
Lungo piccadilly abbiamo perfino incrociato una maxi svendita di articoli vari in quella che non ho ben capito se era una sede di proprietà o affittata dalla National Geographics, all'interno della quale si vendeva di tutto, da vecchi dvd alle cravatte con sopra il marchio della rivista.
Se questo non è consumismo!
Nonostante questo ambiente altamente ricco e consumistico saltano all'occhio i nei di un simile contesto. Vi era una maxi svendita di prodotti di cosmesi. Il che non immagino sia buono sotto natale, immagino quindi che il negozio stesse sparando le ultime cartuccie per evitare il fallimento, o almeno ricavare un'ultima inizione di liquidi.
Un intero viale pieno di gente sorridente, mentre un negozio esalava gli ultimi respiri.
La legge del liberismo. In un'ottica marcatamente darwiniana (mica è un caso che nasce proprio in Inghilterra) nella giungla del mercato i più deboli crollano sotto l'indifferenza.
Non capisco tutto quest'odio. A parte l'affondamento di un bel paio di corazzate da parte dei maiali in genere erano gli italiani a subire ricche e umilianti botte da parte degli inglesi.
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NEL NOME DELL'ODIO
Sano, liberatorio, onesto, politicamente scorretto.
Qualcuno può rompere per gli argomenti che tratto e per come li tratto, ma ci stiamo dimenticando una cosa importante: chi crea un blog può scriverci quello che cazzo gli pare.
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