LO SCEMO DEL VILLAGGIO
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martedì 26 giugno 2012

Che gli spoiler se li portino

Finalmente sono riuscito ad avere la mia maratona della seconda Stagione di Game of Thrones.
La prima cosa che ho concluso è che non farò più maratone.
Non perchè sia stata esageratamente traumatica, ma perchè inevitabilmente il prodotto perde un po' dopo 8 ore di visione di fila. Meglio guardare qualsiasi cosa senza il bisogna di esaurirla in una mezza giornata, il che non impedisce di finirsi un'intera stagione in un pomeriggio privo di impegni (cosa rara nel mio ultimo periodo comunque), ma un conto è farlo perchè ti appassionavi, un conto perchè spinto dall'obbligo di preservare l'onore in una serata di soli uomini.
In ogni caso sono entrato nel club di quelli che leggono un libro e poi ne criticano la trasposizione sullo schermo.
Posso dire di essermi goduto questa seconda stagione di Game of Thrones?
Fondamentalmente sì, nonostante la lunga e sofferta attesa posso dire che ne sia valsa la pena.
La serie è spaccona, specialmente nelle prime puntate, dove sesso, violenza e battute a effetto la fanno da padrone.Vi sono tratti sorprendemente fedeli al testo e altri meno.

MI SEMBRA ABBASTANZA CHIARO CHE A QUESTO PUNTO DOVRETE COMPRARVI IL LIBRO O RASSEGNARVI A UNO SPOILER PUNITIVO. OPPURE NON LEGGETE QUEL CHE SEGUE.

Un primo appunto che sono costretto a fare è che si sono concessi più licenze poetiche qui che nella prima serie, dove l'unica grave lacuna era la mancata battaglia del tridente e la descrizione della strategia cinica di Lord Tywin che vi era dietro.
La serie è comunque impostata lungo due direttrici comuni.
  • Molti dettagli nel libro sono menzionati come dicerie del popolino, fatti che non è chiaro se sono diffusi da maligni o tratti da reali testimoni in mala fede. Questo permetteva al lettore di restare con una sensazione di dubbio, dove era possibile tutto e il contrario di tutto. Qui le dicerie sono quasi tutte descritte come veritiere. Renly Baratheon se la fa di brutto con Loras Tyrell, la cui sorella e tutto fuorchè vergine; se la sacerdotessa rossa partoriva un'ombra assassina per uccidere i nemici del suo re, qui è messo inequivocabilmente in chiaro che a metterla in cinta è stato proprio Stannis e non mi stupirei se nella prossima serie uscisse fuori che la moglie di Stannis se la fa col giullare di corte, proprio come aveva malignato Ditocorto nel libro
  • Molti personaggi sono stati estremizzati o mitigati. Jeoffrey era già descritto come uno stronzo nel libro, non c'era davvero bisogno di aggiungere alla sua indole una vena sadomasochista. Al contrario, Catelyn è descritta come ben più ragionevole della Catelyn del libro, mentre Robb è molto più impulsivo. È ovvio che in questo secondo caso hanno voluto bilanciare i ruoli. Questo perchè alcuni degli avvenimenti che seguiranno (chi sta avanti coi libri come me lo sa) rischiano di apparire crudelmente insensati a un lettore con un'idea troppo romantica della letteratura. Tutto è maggirmente giustificabile solo se chi li compie è inequivocabilmente malvagio o costretto dall'altro a farlo.
Il telefilm tratta i personaggi del libro rimanendovi a volte fedele, a volte aggiungendo qualcosa in più, sia per la scelta dell'attore che della sua condotta. Vediamone alcuni.
  • Melisandre = Scelta coraggiosa, quella dell'attrice. Inizialmente mi ha deluso, dato che banalmente mi aspettavo un roscia straarrapante, magari un'Angelina Jolie con la tinta rossa. Tuttavia mi sono ricreduto. Clarice Van Houten non è la classica femme fatale alla Jessica Rabbit, ha una faccia da maestrian, quasi antierotica. È proprio questo il suo punto forte. La Melisandre interpretata da lei è un misto di occasionalmente sobria sensualità, antipatia e sacralità. E questo connubio la rende paradossalmente più sfiziosa.
  • Stannis = Inizialmente l'avevo scambiato per Davos o uno scribacchino. Le figure di Stannis su internet  lo visualizzano come barbuto, severo e massiccio. Lo Stannis del telefilm sembra un meschino burocrate. Ed è proprio questo a renderlo adatto. Stannis è il fratello sfigato dei Baratheon, nè forte come Robert, nè affabile come Renly, troppo rigido ma al contempo troppo ambizioso per potercela fare con le proprie forze, per quanto determinato e relativamente onorevole. Ci vuole un Dio per fare di lui, un lord frustrato e fragile, un'aspirante al trono. La scena in cui lui si sbatte Melisandre sulla plancia di Westeros, con le pedine dei re che cadono profeticamente a terra, è davvero tostissima.
  • Margerey = Figa, decisamente figa l'attrice. Peccato che non ci azzecchi niente col personaggio che interpreta. Margarey è una ragazzina di 16 anni, nel libro si dice che magari non è virginale come ci si aspetterebbe da una promessa sposa...ma nella serie è presentata come una donna cinica e calcolatrice che intende avere a tutti i costi un re da sposare ed è disposta a tollerare nel suo matrimonio una tresca omosessuale, dichiarandosi addirittura disposta a prenderne parte per compiacere il marito! Insomma, va bene che esistono parecchi ragazzine che a quell'età ne fanno di tutte i colori, ma non è possibile che una 16enne abbia già la concezione romantica di una 45enne disillusa!
  • Talisa Maegur = Quando l'ho vista stavo per piangere. Questo personaggio è stato inventato di sana pianta. Esule da terre lontane, questo personaggio dalla storia banalmente bovarista sostituisce quella che nel libro era la figlia di un nobile con cui Robb si sputtanava il matrimonio pianificato coi Frey. Questa scelta è forse la più insensata. Nel libro Robb aveva un'avventura sessuale e, da uomo onorevole, si rovinava la faccia sposandola. Un gesto stupido che sarebbe costato la sua rovina, ma almeno giustificato dal testosterone maschile. Nel telefilm, invece, Robb perde la testa per una cerusica e, invece di evitarla, la cerca fino a farsela.
  • Catelyn Stark = Già la odiavo dalla prima serie. Troppo vecchia se paragonata alle super rosce che la rappresentano nei forum. Nel libro la sua scelta di liberare Jaime fu stupida quanto inutile, forse più dannosa della tresca che costò a Robb  il matrimonio coi Frey. Nel film Catelyn libera Jaime perchè sembrava che da un momento all'altro sarebbe stato linciato. Non c'è niente di peggio che dare una giustificazione a un atto idiota.
  • Tywin Lannister = Già parecchio simpatico nella prima serie. Azzeccatissimo a livello di aspetto e impostazione. Peccato che sia presentato come un simpaticone. Mi auguro che tiri fuori la cattiveria nella prossima serie.
Finalmente nel telefilm c'è una battaglia decente, quella delle acque nere.
A un certo punto mi era venuto un terribile pensiero: hanno tagliato su battaglie ed effetti speciali e aumentato le scene di sesso perchè, in fondo, costa molto meno pagare un paio di strappone per fare 40 minuti di sesso piuttosto che mettere su un team che rappresenti 5 minuti di combattimento.
La battaglia in questione c'è, anche se hanno sorvolato svariati dettagli prima e durante lo scontro. Tyrion non fa uscire dalla città Shagga e i suoi selvaggi, uccidendo gli esploratori che avrebbero permesso a Stannis di sapere che Tywin stava accorrendo; non distrugge le baraccopoli attaccate alle mura che avrebbero permesso una scalata più facile; e non fa costruire la catena che avrebbe bloccato metà della flotta di Stannis.
La parte di battaglia navale viene ridotta a una piccola nave kamikaze imbottita di altofuoco che distrugge metà della flotta rivale.
Per fortuna lo scontro terrestre è fatto bene e, anche se provocava sbuffi in una stanza di maschi che bramavano il combattimento, gli intermezzi nella fortezza rossa fra le donne del castello e Cersei sono molto fedeli al libro.
Ultima osservazione.
Metà della stagione è piena di scopate, ma l'altra metà tira fuori un lato ancora più disgustoso: quello romantico. Per fortuna non troppo diffuso.


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giovedì 21 giugno 2012

Broadwalk empire

Questo è indubbiamente un periodo di telefilm e oggi mi ci sono dedicato più di altri giorni, dato che la preventivata maratona alla seconda serie di Game of Thrones è stata rimandata per colpa di esigenze sessuali dei partecipanti accasati (si sa, tira più quella che un carro di buoi!).
Broadwalk Empire è un altro vile sostituo di GOT, diciamo un triste Stannis contrapposto al  Robert Baratheon della Battaglia del Tridente.
Ma si fa quel che si può.
Broadwalk Empire è una serie ambientata fra la Atlantic City, New York e la Chicago all'era del proibizionismo, prodotta nientepopodimeno da Martin Scorsese e Mark Whalberg.
Nucky Thompson (interpretato da un tostissimo Steve Bushemi, protagonista dopo decenni da attore caratterista) è l'eminenza grigia che siede alla stanza dei bottoni di Atlantic City.
James Darmody è un suo riottoso protetto, figlio illegittimo di un pezzo grosso della città e con una predisposizione masochistica a fare casini che cacciano nei guai lui e coloro che lo circondano.
Nelson Van Alden è il puritano ispettore della FBI che ha intenzione di incastrare Nucky.
Man mano che la serie va avanti emergono ulteriori personaggi, chi più chi meno sfizioso per simpatia, perversione o notorietà storica.
Oltre a Nucky, l'abile uomo d'affari maneggione, James, il braccio armato animoso e fessacchiotto e Van Alden l'uomo di legge incorruttibile e vagamente sadico, questi altri personaggi prenderanno il loro spazio, rivestendo dei ruoli di importanza al pari dei primi.
Un primo punto che va alla serie è la capacità di ricreare ottimamente l'atmosfera dei primi anni del Proibizionismo, le sue ipocrisie, la sua misoginia, gli idealismi, la violenza e la meschinità dei protagonisti.
È un mondo a tinte grigie, dove pochi personaggi possono essere categorizzati in base al loro allineamento morale. A tal proposito, per chi se ne intende, metterei in guardia chi come me ha cercato per divertimento una collocazione dei personaggi in base agli allineamenti tratti da D&d. Ma visti degli allineamenti creati così malamente, ma va anche ammesso che la serie non permette una corretta categorizzazione in base a tale griglia.
Tornando al libro, è molto impostato seguendo le orme de Il Padrino e questa prima serie che sto vedendo rappresenta quella che probabilmente è la quiete prima della tempesta di una guerra fra bande.
Se devo dire una cosa che non mi piace è il ritmo: lento, lentissimo.
Se The Walking Dead aveva una prima stagione frizzante e una seconda stagione che arrancava, qui mi auguro che sarà il contrario.
Questa quiete della tempesta è dannatamente lenta, molto più rispetto alla seconda serie di The Walking Dead.
I registi se la sono presa mooolto comoda, se dovessi riassumere quello che è successo in queste 10 puntate (escluse le ultime 3, dove il ritmo inizia a divenire incalzante) è riassumibile in 3 righe.
Gli autori hanno voluto allungare il brodo, permettendosi delle riprese superflue, per quanto dettagliate e delle scene ridondanti rispetto alla trama.
Uno degli ultimi personaggi messi in scena è Richard Harrow, un eroe di guerra sfregiato e ottimamente caratterizzato che ha ancora un occhio buono per fare il suo lavoro di cecchino.
Ho la vaga impressione che presto inizierà la tempesta presagita fin'ora e che il film inizierà ad avere una trama di consistenza, anche se non si sa mai.
Speriamo bene, sennò temo che la interromperò...

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lunedì 2 gennaio 2012

Gli estranei se li portino

Premetto che io leggevo i libri delle Cronache ben prima che diventassero una moda grazie alla serie dell'HBO.
La serie comunque merita. Molto fedele ed efficacie come trasposizione, l'unico neo per ora si è limitato a una sciatta decrizione delle battaglie del bosco dei sussurri e di Forca Verde, ma lo perdoniamo, dato che il giudizio globale è eccellente.
Ma ho paura per una cosa: che i leghisti si approprino della serie per sfruttarla come portavoce ideologico dei loro ridicoli ideali.
Già l'hanno fatto con Bravehearth, identificandosi con gli scozzesi di Wallace.
Le potenzialità ideologiche di Game of Thrones sono altrettanto seducenti. Gli uomini del nord, freddi, austeri e onorevoli contro quelli del sud, prepotenti, meschini, scorretti.
Approdo del Re si presterebbe come eccellente metafora della Roma Ladrona secondo la retorica del carroccio, mentre Grande Inverno sarebbe la Milano che lavora e manda avanti tutti gli altri.
Qualche problema potrebbero averlo nell'equiparare terroni e immigrati ai bruti, perchè in questo caso l'invasione proverrebbe da nord e non da sud.
Speriamo che non gli venga quest'idea.
In fondo, dopo quella porcata di Barbarossa, i leghisti hanno dimostrato di non essere in grado di guardare film. E le probabilità che esista un leghista che sappia leggere e metta le mani sul libro di Martin da cui è preso il telefilm sono ancora più basse. Speriamo bene...
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sabato 17 dicembre 2011

Californication

Hank Moody (David Duchovny) è uno scrittore in piena crisi creativa che vive alla giornata barcamenandosi fra la famiglia e una vita nichilista animata da alcol, droghe e fica a pacchi.
Convive con Karen (Natasha McElhone) la figlia Becca (Madeleine Martin). Lui e Karen si amano, ma non si sono mai sposati, Karen ogni tanto lo caccia di casa perchè esasperata dal suo comportamento indecoroso; la povera figlia Becca è una ragazzina intelligente e sensibile che sta venendo a contatto con l'adolescenza e che, considerando la situazione familiare, è stupefacente che si sia limitata solamente ad avere una fase satanista e a fare un paio di marachelle da ragazzina.
Moody è sempre vicino all'amico e agente Charlie Runkle, sempre fedele a lui e che cerca in continuazione di evitare che Moody tramonti come scrittore. Runkle cerca sempre di riportare l'amico e cliente sulla retta via, ma ha una bella gatta da pelare e anche lui ogni tanto cede al lato oscuro cui indulge spesso con disinvoltura Moody.
A difesa di Moody occorre precisare che il mondo artistico californiano nel quale è stato calato forzosamente è pieno di tentazioni e situazioni equivoche, divertenti e scabrose che spesso non è neanche lui a ricercare. Lui vorrebbe ritornare nell'amata New York dove è nato come artista e dove ha conosciuto Karen, ma per un motivo o per l'altro è sempre costretto a rimandare il gran ritorno.
Moody è sboccato, anarchico, narcisista, antisociale, inaffidabile.
Questo è ciò che l'ha reso celebre come scrittore e amato dalle donne.
Tuttavia Moody non vive solo di lati ombra.
Sotto sotto Moody è una persona generosa e gentile, a suo modo altruista, anche se tutti lo vedono come un egocentrico pieno di sè.
Lui aspira a una vita quieta e normale con la famiglia, dove risulterebbe un poco fuori posto, ma dove potrebbe ritrovare rifugio e la forza di andare avanti. Con la figlia Becca e specialmente Karen, che è la sua unica vera musa, in barba alle eccellenti passere che si ritrova fra le mani.
Una chicca: Karen è l'unica donna con cui ha a che fare Moody che non viene mai mostrata nuda, neanche quando ci fa sesso.
La serie è dannatamente divertente grazie a dialoghi che rendono ala grande la personalità di personaggi egregiamente creati.
I momenti migliori sono quelli in cui Moody trova l'ispirazione per scrivere qualcosa, molto meglio dell'ennesimo rimorchio, dato che il sesso nel film è roba assai inflazionata.
Veniamo ai punti deboli.
È stupefacente che Moody non si sia beccato neanche una malattia venerea grave con tutte le scopate che si fa.
Altro tasto dolente è che a volte ho trovato dei personaggi davvero sgradevoli e antipatici. E sono tutti donne.
Parliamoci chiaro, ho i miei lati orgogliosamente maschilisti.
Ma questo film è troppo maschilista, perfino per me.
Tutti i personaggi sono più che eccellenti, uomini o donne che siano.
Tuttavia lo spettatore è portato a trovare simpatici inevitabilmente quasi tutti i personaggi maschili che, nonostante i vari egoisti e perversioni, risultano sempre avere dei lati positivi che portano chi li vede a essere indulgente.
La stessa cosa non avviene con le donne, spesso troppo vendicative e meschine senza elementi sufficienti a giustificare le loro azioni, cosa che invece avviene con gli omologhi dell'altro sesso.
Del resto tutto quadra.
Californication è la risposta maschile contro lo stucchevole femminismo griffato di Sex and the City.


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lunedì 12 settembre 2011

Chuck

Oggi mi è capitato di scoprire per caso che hanno ricominciato a trasmettere su Italia1 la serie di Chuck, declassata all'ignobile fascia oraria di limbo televisivo del pomeriggio dopo I Simpson.
Chuck è una delle tante serie che ha avuto la somma sfiga di capitare nel periodo in cui veniva trasmesso Lost e in cui lo sciopero degli sceneggiatori ha messo in crisi il mondo dei telefilm americani, facendo slittare varie serie e facendole rischiare di sparire dal palinsesto.
L'altra sfiga di questa serie è che viviamo in un mondo di merda dove i nerd vengono snobbati e dove il pubblico si butta in massa su lavori meglio pubblicizzati. Come Lost, per l'appunto.
Oggi ho rivisto con piacere la prima puntata e sono rimasto piacevolmente stupito nel trovarla così ben fatta anche se l'avevo già. Forse perchè l'altra volta vidi con mezzi che non vi dico che non permettevano di apprezzarla appieno.
Chuck (Zachary Levi) è un tecnico del Nerd Herd di una grande catena di elettrodomestici ed è, per l'appunto, un nerd.
Un vecchio amico (il cui rapporto verrà approfondito nelle prime serie) dell'Università gli manda un file pieno di messaggi subliminali che modifica il suo cervello e lo fa diventare una sorta di computer umano con segreti di Stato in testa.
A prelevarlo sono inviati Sarah Walker (Yvonne Straovsky, conosciuta anche come la strafica Miranda di Mass Effect 2, a cui presta il volto) della CIA e John Casey (Adam Baldwin, il tostissimo Animal di Full Metal Jacket) della NSA.
Chuck, inizialmente un imbelle civile che si ritrova in un affare troppo grosso per lui, dovrà vedersela con questi due e con i segreti che si annidano nella sua testa.
Molte delle puntate si alternano fra la sua vita segreta da spia e quella monotona di lui e i collegi al Buy More, presentata spesso però come altrettanto avvincente con il dovuto accompagnamento di musiche da film d'azione per renderle più comiche.
Il suo rapporto con Sarah è quello che spicca da subito, il che è si può capire dalla canzone che hanno scelto per introdurre le puntate, senza dimenticare che anche le altre colonne sonore che accompagnano gli episodi sono eccellenti.
Da una parte Chuck, simpatico, ma timido, pacifico, ma coraggioso quando necessario; dall'altra Sarah, una donna tanto bella quanto tosta, capace nell'usare la propria bellezza quanto pugnali da lancio, arti marziali, armi leggere o pilotare elicotteri d'assalto. Sarah è una donna eccezionale, letale, ma che andando avanti nelle puntate mostrerà il suo lato più umano, sentimentale, fragile.
Una donna killer, grintosa come la canzone dei Cake, ma che conserva i suoi lati femminili, una donna autenticamente emancipata e non come quelle isteriche che si atteggiano a donne libere, ma che in realtà vogliono solo fare le troie e tornano a frignare quando scoprono che da sole non sanno nemmeno cambiare una lampadina.
Chuck e lei formano una coppia di lavoro nella quale è lui, l'uomo fragile e tranquillo, a essere protetto da lei, la bella guerriera e non viceversa.
Nel corso delle serie si invertiranno i ruoli, i rapporti di Chuck cambieranno con tutti i personaggi, che subiranno anch'essi un'evoluzione, come nel caso di Casey, l'assassino reaganiano del trio.
Anche Chuck cambierà e, dal nerd con perenni sentimenti di insicurezza nei confronti degli maschi alfa, dimostrerà - un poco alla volta nel corso delle serie - di essere un vero eroe
La quinta e - si dice - ultima stagione andrà in onda sulla NBC dall'11 ottobre.
Personalmente ritengo giusto che ci sia una fine alla serie, dato che qualsiasi format televisivo perde di mordente dopo un numero x di serie ed è importante che ci sia fine e che i creatori non la trascinino avanti oltre l'apprezzabile per un pubblico che sa quello che guarda.
Nel frattempo filatevi a guardare le puntate che vanno in onda questi giorni se non le avete mai viste!



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giovedì 26 maggio 2011

Game of thrones

Avendo trovato un collega che condivide l'interesse della grande saga fantasy di George R. R. Martin, ho deciso di rompere gli indugi e iniziare a vedere come il romanzo è stato messo su pellicola.
Poichè l'autore dell'originale ne è anche produttore siamo riusciti a scampare uno di quei tristi episodi in cui grandi prodotti vengono messi nelle mani di incompetenti che ne stravolgono la sostanza e la forma per proporre versioni diverse dal libro che risultano poco fedeli e scadenti.
Il romanzo di Martin è scritto in maniera cruda e realistica, con uno stile volgare, sessista, vagamente depressivo, misogino, sarcastico, con alcuni personaggi privi di qualsiasi forma di rispetto per l'altro, dignità o pudore. Lo adoro.
Avendo voluto - molto saggiamente - evitare condensare il tutto in un o un paio di film (del resto la saga è ancora in corso di scrittura!) hanno deciso di fare un telefilm che riuscisse a seguire nella maniera più esauriente l'intero corso degli episodi.
E è il primo punto a favore.
Il telefilm descrive le peripezie dei sette regni Westeron, un grande continente in cui all'inizio della saga vige una pace che già puzza di guerra.
Robert Baratheon (Mark Addy), re unificatore di questi regni, sente che qualcosa sta andando storto e decide di richiamare dal nord il suo vecchio e onorevole compagno d'arme, Eddard Stark. Quello che gli chiede è di diventare suo Primo Cavaliere, il suo braccio destro nel governo di un regno pieno di intrighi politici e pericoli che presto lo insidieranno da dentro e da fuori.
Mentre a est i discendenti dell'ultima casata spodestata da Robert stanno tramando per ricostituire un esrcito e reclamare di nuovo la corona, a nord dei misteriosi guerrieri, potenti e terribili, stanno attaccando i guardiani della notte, i guerrieri che sorvegliano le fredde frontiere orientali dalle incurisioni di barbari e altri pericolosi e sfuggenti nemici.
Veniamo al giudizio.
Eccellente.
Martin ha una maniera di scrivere sublime, i suoi dialoghi sono divertenti e ruvidamente realistici, cosa che è stata ereditata dal film, con numerose frasi che sono state fedelmente riportate.
Veniamo alle mie aspettative e alle relative conclusioni.
Mentre guardavo la prima puntata pensavo a quale dei seguenti momenti mi avrebbe fatto maggiormente saltare sulla sedia gridando un poderoso TANTA ROBA di apprezzamento
1) La prima volta in cui veniva pronunciato l'Inverno sta arrivando
2) L'ingresso di Robert Baratheon
3) La prima grande frase a effetto. Siccome parliamo di Martin le frasi a effetto sono tante, ma la prima fa sempre la sua porca figura. La frase migliore della puntata è quella sulla lingua Dohtraki, dove non esiste la parola grazie. Antropologicamente parlando è una frase a dir poco sublime. Ovviamente dovete guardare la puntata!
4) La prima apparizione dei membri della Casata Targaryen
5) La prima comparsa di Tyrion Lannister
Non c'è partita: Tyrion Lannister regna!
Veniamo agli attori.
Come già accennato, Tyrion regna e il suo personaggio è ben gestito da Peter Dinklage.
Eccellente anche il fratello Jaime, intrigante e di buona presenza, magari potevano evitare quel poco guerresco taglio alla Hugh Grant.
Cersei si è rivelata la più figa fino ad adesso.
Robert Baratheon guadagna punti solo per il fatto di essere recitato da Mark Addy.
Bravo anche Eddard Stark. Come personaggio nel libro mi piace meno di altri, ma Sean Benn è azzeccato per lui.
Deludente Catelyn, più che altro per motivi estetici: me la facevo più fica.
L'attore che interpreta Jeoffrey Baratheon è sufficientemente antipatico per rendere l'idea del personaggio, non vedo l'ora di vedere come se la cava nelle prossime puntate.
I figli della famiglia Stark ci stanno, per ora il più simpatico è Bran.
Grande chiusura della puntata.
Da vedere!

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NEL NOME DELL'ODIO

Sano, liberatorio, onesto, politicamente scorretto.
Qualcuno può rompere per gli argomenti che tratto e per come li tratto, ma ci stiamo dimenticando una cosa importante: chi crea un blog può scriverci quello che cazzo gli pare.

QUESTO BLOG NON È UNA TESTATA GIORNALISTICA

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QUINDI NON ROMPETE. GRAZIE.
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